Cronache marziane da Guardia Sanframondi (l’opposizione)

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Nelle prossime settimane, quando si potrà, nascerà l’AVP: Associazione Vittime di Panza. Sono talmente tante che non basterà la sala convegni del Castello dei Sanframondo, forse anche piazza Castello e zone limitrofe per contenerle tutte. La prima vittima è senza dubbio Guardia Sanframondi: ostaggio della propria apatia, del proprio menefreghismo, della propria ipocrisia, dei propri principi (piegati verso l’alto sulla scala della lusinga). La seconda vittima in ordine di sparizione (e Dio solo sa quanto mi dispiace affermare tutto ciò) è sicuramente quella generazione di politici irriducibili, quella dei cinquantenni (ma anche quarantenni e sessantenni), forzati del politicamente corretto che continua a replicare pensieri e modi già visti. Chi sono? Sappiamo tutti chi sono! Sono gli stessi che anni fa spianarono la strada al ritorno del Genio, che non vedono perché si ostinano a considerare gli eventi con i consueti strumenti, poverissimi e ormai privi di senso, della vecchia politica politicante. Marx chiariva: “Nessuna rivoluzione ha successo, se la vecchia classe dirigente resta al suo posto”. Che scelsero il Genio di Guardia perché pareva il meno peggio per i propri interessi; cioè il più estraneo ai cittadini, colui che ha sempre vissuto di politica sulle spalle della collettività. E ora si scoprono “colombe” per garantirsi l’autoriciclaggio al prossimo giro di valzer. I primi che avrebbero dovuto capire le intenzioni del Genio, perché avevano già visto e digerito tutto. Gli stessi che alla politica dell’impegno preferiscono i salottini perbenino, barricati nei loro circoli esclusivi a parlarsi e a riprodursi fra loro, a dirsi quanto sono bravi, educati, democratici e intelligenti. Che non hanno sempre ragione: ma hanno sempre una spiegazione. Quelli che riappaiono ad ogni competizione elettorale: “L’importante è fare il consigliere comunale”. Quelli che non capiranno mai, non cambieranno mai, quelli che sanno sempre tutto e infatti non ne azzeccano mai una; quelli che, forti del proprio consenso elettorale, ritenendosi furbi, sono stati solamente i primi a riallinearsi al Genio di Guardia. Quelli che in realtà stanno finendo e non lo sanno, che sono rimasti soli su un palcoscenico che sprofonda, continuando a blaterare a una platea che sta sfollando. Quelli che vivono nel timore che altre figure possano coprire la loro vocina mielata e impostata. Beh se è così si presentano tempi duri per loro. Perché tutto conferma che se in questa comunità si vuol cambiare qualcosa è arrivato il tempo dei più sfacciati, dei più screanzati. E la loro buona creanza non li salverà, non salverà Guardia e nemmeno l’ipocrisia. Perché in questi sette anni l’opposizione sobria, responsabile, cortese che però accetta le provocazioni e si presta a bugie e manipolazioni ha favorito una cricca di ambiziosi. Quella stessa cerchia infame che adesso, quando qualcuno mette il naso nei suoi affarucci, svela le magagne, scopre l’ennesimo interesse privato, perde la testa e sbrocca. È così difficile comprendere che in questa comunità bisogna diventare villani e scostumati per vincere? Che al Genio e alla sua cricca bisogna tiragli i pomodori, prenderli a pernacchie e peggio ancora, informarci e informare, scoprire le loro carte di bari, riprenderci la conoscenza e la gestione della “cosa pubblica”, che hanno ridotto a merce. La terza vittima è il contoterzismo del pensiero unico di questo paese, di una generazione che, seppur laureata e al governo della comunità, non riesce a esprimere un pensiero, un concetto (si fa per dire) per questo paese che non sia già stato espresso da qualcun altro. Uno stuolo di cervelli in affitto; un’armata Brancaleone di disperati che quando non fuggono è solo perché non saprebbero dove andare. Seppur davanti ai loro occhi vedono aprirsi un orizzonte politico ampio come un loculo, non riescono a tirarsi via dal corteo funebre che li seppellirà. Contoterzisti del pensiero unico che, non avendo idee proprie, non han dovuto neppure sforzarsi a memorizzare quelle nuove: gli è bastato in questi anni cambiare padrone, scoprendo tra l’altro che quello nuovo pensa e dice le stesse cose di tanti vecchi. Ma, come si dice, contenti loro… Altro che Città del Vino, che Guardia sia riconosciuta al più presto capitale del masochismo sadomaso. Auguri!

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