Guardia Sanframondi e il “business” dei richiedenti asilo

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Ormai a Guardia lo sanno anche i bambini che è più comodo sopportare in silenzio il clientelismo e il familismo amorale di Panza che la rimozione definitiva del panzismo da questa comunità. Quell’aberrante ossequio all’egemonia del potere, che vince sempre e su tutto, anche quando è viziata da presunte svariate forme di illegalità. Perché è così comodo e assolutorio non contrastare il traffichino guardiese, il politico spregiudicato, o peggio, il coattivo produttore di conflitti di interesse. Accettando di tutto e di più, anche, per esempio, che si annunci in forma di comunicati sulla stampa, dati per letti e approvati, senza dibattito, provvedimenti come quelli sui richiedenti asilo e su quel che resta di un centro anziani abbandonato all’incuria da decenni. Per intenderci: io non ho nulla contro i migranti, nè tantomeno sono un avvelenatore di pozzi, e nemmeno tra quelli che ripropongono ostracismi pregiudiziali, ma le scelte vanno condivise con la comunità, non ci sono sudditi. Non c’è soltanto un sindaco che tra l’altro mente sapendo di smentire, capace di rinnegare tutte le sue parole facendo l’esatto contrario di quello che era accaduto solo qualche settimana prima: “…abbiamo l’obbligo di opporci al trasferimento a Guardia Sanframondi di richiedenti asilo politico per non danneggiare in maniera irrimediabile l’economia di questa comunità e per evitare che invece di risolvere un problema ne creiamo due”. Naturalmente non quando il “business” lo gestisce direttamente il Comune. C’è, invece, una società civile che, dopo aver letto il comunicato, ha preso disciplinatamente nota dopo un lieve inchino, mentre gli altri (quelli dell’opposizione), per non disturbare, attendevano fuori in anticamera: “Aspettate qui, mettetevi comodi, ci sono delle riviste, c’è pure un vassoio di cioccolatini e una coca cola. Poi, se proprio volete sapere qualcosa di quello che avete approvato, leggetevi la nota. Tanto siamo d’accordo sulla parola, no?” (Si chiama silenzio-assenso, così si fa prima). Sempre in attesa che qualcuno, in questo paese, ritrovi la favella e osi finalmente intimare al nostro “amato” primo cittadino perlomeno di non scrivere comunicati stampa con l’inchiostro simpatico è troppo sperare perlomeno in un segnale di esistenza in vita, da una opposizione che non parla e non scrive? (E intendiamoci, visti i risultati, verrebbe da dire: è meglio così).

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