“Terra di mezzo” non “Sistema 10%”

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Tutto tace. Le sabbie mobili avvolgono tutto e inghiottono ogni cosa in questo lembo di Sannio. “Terra di mezzo”, ma senza Hobbit né Signore degli Anelli: casomai, a leggere le carte della Procura di Benevento, politica indecorosa, disonestà dilagante, imprenditoria ossequiosa. Si dovrebbe chiamare “Terra di mezzo” non “Sistema 10%” l’inchiesta su cui poco, molto poco ancora si sa, ma che nei prossimi giorni potrebbe letteralmente sradicare quel poco di credibilità che resta alla nostra politica, quella fragile e fangosa economia che transita a volte attraverso gli appalti pubblici (altro che parenti e amici piazzati qua e là) e i cui tentacoli per ora affondano ancora nella penombra. E giù, e ancora, una filiera che sembra infinita, e chissà le radici dove arrivano, e chissà quali fondamenta stanno per crollare, perché di sicuro qualcosa sta per franare. E qualcuno chiederà la parola. Non per smentire, anzi per confermare tutto. Il procuratore Giovanni Conzo, uno che di queste cose ne capisce, magistrato che di intricate e sordide matasse in tema di corruzione nella Pubblica Amministrazione ne ha sbrogliate molte nel corso della propria carriera, lo ha detto come più chiaramente non si potrebbe: “Siamo tornati ai tempi di Mani pulite… Quanto successo a San Lorenzo Maggiore è un episodio sistemico cui gli imprenditori debbono soggiacere se vogliono lavorare con la Pubblica Amministrazione…”. Ancora la raggelante descrizione del Pm: “Sono situazioni di notevole gravità, che turbano la libera iniziativa economica, rispetto alle quali va modificata la legislazione, consentendo l’applicazione degli strumenti previsti da quella antimafia. Perché assoggettamento è un termine che ricorre nelle inchieste contro la criminalità organizzata…”. E dunque, appalti che anche dalle nostre parti ruotano vorticosamente, come foglie nel vento, a volte fetide, e a seguire un pulviscolo di personaggi minori che come coriandoli volteggiano nel vuoto intorno ai protagonisti principali. Vecchio e nuovo, passato remoto e passato prossimo e presente che nelle carte dell’inchiesta finiscono col darsi la mano. E tutti a dire, nelle case, nei luoghi pubblici del paese medievale, che certo è l’inizio, che certo non finisce qui, dai primi di dicembre si capirà qualcosa di più: altro che feste con tanto di fish & chips, haggis, nonché balli scozzesi con musica live e una vera e propria banda di cornamuse. Dice, chi di queste faccende sa, che una simile inchiesta dalle nostre parti non si era mai vista, perché registra il passaggio di campo tra il corrompere un politico, il dirigente miserevole e prendere invece direttamente la gestione dei posti dove si determinano gli appalti, dove si decide il destino dei soldi. Appalti gonfiati, mazzette, una catena di reati, che va dalla corruzione alla concussione, alla turbativa d’asta e altro, ancora altro. Tutto ciò nell’illegalità mettendosi in tasca i soldi pubblici, quindi i nostri soldi. Ha detto ancora Conzo: “È stato posto in essere un complesso sistema d’indagini, che, tuttavia, è ancora in corso al fine di svelare i risvolti di quella che appare come una volontà di danneggiare la Pubblica Amministrazione facendo pagare in più le opere pubbliche al fine di intascare le plusvalenze…”. “…i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo…”: così parlò, va da sé debitamente intercettato, Massimo Carminati detto er cecato.

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