Apologia del banditismo

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Scriveva qualcuno: “Una delle regole auree del giornalismo è che fa notizia l’uomo che morde il cane, non il cane che morde l’uomo. Se però tutti i cani smettono di mordere gli uomini e tutti gli uomini iniziano a mordere i cani, la regola va ribaltata”. A leggere le notizie di cronaca e politica della nostra provincia ditemi voi se non è venuto il momento di pensare seriamente che quel qualcuno avesse pienamente ragione. Perché corruzione, concussione, mazzette, nella pubblica amministrazione, negli enti pubblici, nella sanità, non fanno più notizia. Intanto però si continua a rubare. Rubano e rubano tutti, e insieme, sempre, sistematicamente, scientificamente, indefessamente, su ogni grande e piccola opera, grande e piccolo evento, appalto, consulenza, incarico. Anzi, ogni grande e piccola opera, grande e piccolo evento, appalto, consulenza, incarico servono soltanto a far girare soldi per poterli rubare. Tutti d’accordo, tutto un magnamagna, una fogna che si spalanca puntualmente non appena si intercetta un telefono, si pedina un dirigente pubblico, un politico, un funzionario, confessa un imprenditore. Basta sollevare un sasso a caso per veder fuggire i topi con i nostri soldi in bocca, o in pancia. Il latrocinio che ha divorato questo territorio e continua a ingoiarsene le ultime spoglie superstiti è sopravvissuto agli scandali degli ultimi anni, nutrendosi dell’impunità legalizzata, dell’illegalità sdoganata e dell’ipocrisia politichese. Oggi, nel nostro territorio, esiste soltanto una gigantesca, trasversale, post-ideologica associazione per delinquere che si avventa famelica su ogni occasione per rubare, grassare e ingrassare a spese dei cittadini. E a ogni scandalo ci raccontano la favola delle mele marce, dell’innocenza fino al terzo grado di giudizio, e intanto continuano a rubare, secondo un sistema oliato e collaudato. Il solito teatrino di sempre, tale da rivalutare una celebre battuta da bar: “non esistono innocenti, solo colpevoli non ancora presi”. Ma cos’altro deve succedere in Italia, in questa nostra provincia? Inchieste per corruzione, concussione, mazzette, ovvero la teoria del “ci penso io”: così parlarono anche, va da sé debitamente intercettati, coloro che sono al centro dell’inchiesta che tocca di sbieco anche la nostra comunità, denominata “Sistema 10%”. Il solito aggrovigliato gomitolo di interessi. Corruzione, concussione, mazzette: funzionari ridotti a “libro paga”, funzionari avidi e infedeli che, secondo le accuse della Magistratura, si avvalgono del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivano per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di appalti e servizi pubblici. Inchieste per corruzione, concussione, mazzette, che letteralmente piano piano stanno minando quel poco di credibilità che resta alla politica in Italia, al nostro territorio. Quella fragile e fangosa economia che transita a volte attraverso gli appalti pubblici e il favoritismo (altro che parenti e amici piazzati qua e là) e i cui tentacoli per ora affondano ancora nella penombra. E dunque, appalti che ruotano vorticosamente, e a seguire un pulviscolo di altri personaggi minori che come coriandoli volteggiano nel vuoto intorno ai protagonisti principali. E chissà le radici dove arrivano, e chissà quali fondamenta stanno per crollare, perché di sicuro qualcosa sta per franare: dice, chi di queste faccende sa. E tutti a dire che certo è l’inizio, che certo non finisce qui. Intanto però dell’inchiesta “Sistema 10%” non si parla più, frettolosamente archiviata dall’opinione pubblica. Noi però, che siamo un po’ noiosi, continueremo a chiedere risposte su una faccenduola non proprio trascurabile.

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