A ciascuno il suo santo

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Che arrivi tra capo e collo una cartella di Equitalia, o che si debba affrontare qualche temibile iattura, a Guardia non abbiamo dubbi: è san Floriano che provvede. Che Floriano sia un santo lo dovevate capire dall’inizio. Infatti è arrivato al governo di Guardia per acclamazione, proprio come fanno i santi. Lui è santo per grazia di Dio e volontà dei guardiesi. E i segni della sua santità sono palesi. La politica non esiste più, ruota tutto intorno a lui, san Floriano, che ha fondato un sistema Florianocentrico, verso cui confluiscono affari e poteri. Lui annuncia miracoli come i santi taumaturghi. Che ti serve? Un provvidenziale aiuto (in termini di favore o di professione), non si discute: è san Floriano che opera. Che mai tregua concede ma neppure tregua si prende. Piglia e telefona: “Pronto, è il Ministero? Signorina, è Floriano che parla, mi passi il sottosegretario…”. Sempre così: una telefonata salva la… “Hai un figlio che ha bisogno di lavorare?” Specialmente se giovane, a cui in questo paese restano solo tre strade possibili, emigrare, aprire un negozio indebitandosi, sperare in una raccomandazione per “sistemarsi”: è san Floriano che pensa. Anche se nel linguaggio politicamente corretto di san Floriano non c’è posto per loro, fanno solo massa elettorale e all’occorrenza servono come paravento o alibi. Trenta giorni per raccogliere rifiuti o un cantiere edile assolato per fare lavori pesanti al prezzo di una misera mancia sono sempre benedetti. Un’opportunità, minima e di breve respiro, nella speranza che si possa trasformare in un’occupazione maggiormente stabile. Ma cosa non può, san Floriano – che vede e lesto provvede! -. L’inchiesta “sistema 10%”, l’incoraggiamento a cittadini e amici a fregarsene, i soldi per il centro storico distribuiti come i carrarmati di Mussolini (pochi, sempre quelli ma fatti vedere più volte per farli sembrare tanti)? È san Floriano che provvede: poi, certo, tutto questo ben di dio riversato sul salotto di casa, non è che passi proprio inosservato. La strategia di san Floriano è chiara: far capire che conviene non impicciarsi e star dalla sua parte perché i rubinetti li manovra lui. Così fra i cittadini le differenze si annacquano, conta solo la fedeltà. Da noi resta alto il gap culturale? Si pensa ancora che la cultura sia solo uno strumento di clientelismo per fare girare soldi? È san Floriano che opera: che sa come colmare il deficit e quali competenze coinvolgere. Come sorta di santissimo e benemerito pizzo, Floriano ha avvolto Guardia nel suo paterno manto, dannandola. Certo, se qualcosa non torna è molto più facile prendersela con qualcuno che risolvere i problemi. È molto più facile proporre fantasiosi eventi e straordinarie scenografie. Tutto fumo negli occhi per distogliere l’attenzione dal disastro complessivo di un’opera politica stantia, basata sul decrepito mito dell’efficienza e sull’immagine di Guardia multiculturale che non risponde, e da tempo, alla realtà. Tutto puro illusionismo, è un’alzar la voce da teatrante. Così come non decolla l’immagine di efficienza della sua azione amministrativa, gestita a suon di finanziamenti a mo’ di spot. Certo, c’è chi critica, anche in Consiglio comunale, ma san Floriano sa come fare: non risponde, poi ci sarà il tempo per spedire qualche invettiva tipo “non hanno a cuore Guardia” per buttarla in caciara e sfruttare l’ondata di popolarità che conta di far alzare nel suo feudo. Ha del coraggio san Floriano, anche se questa definizione di santità va sempre più stretta a chi mal sopporta che ci siano anche altri santi perché il vero e unico santo vuol essere lui. Del resto, si sa, ormai è un distributore di miracoli, di ordini, di mance e da un po’ di tempo a questa parte anche di patenti d’estetica. L’eleganza, la bellezza, il multiculturalismo, va be’, sono quel che sono. Ma nascondono il senso di onnipotenza che lo anima in ogni sua azione, giorno dopo giorno sempre più all’insegna della catena di sant’Antonio (non l’ha ancora potuta ridefinire di san Floriano ma ci sta lavorando) delle mance e delle prebende ai soli fedelissimi. Da quando gestisce san Floriano Guardia appare sempre più simile a quelle comunità del profondo Sud e al caso delle processioni con poveri Santi in transumanza, tra scoppi e litanie, sollevati magari davanti al portone di qualche discutibile concittadino, dove meglio sarebbe tirare dritti. Da una parte si onora il santo patrono, dall’altra il padrone terreno che, come il santo, protegge la comunità. Tali e quali, in un’altra epoca – ora in parte sepolta dalla modernità, dalla post modernità, da una sacralità un po’ castrata – a quei politici di una volta, panciuti democristiani, profumati o popolareschi, il doppiopetto in marcia davanti alla statua del santo patrono e i bambini che lanciano sorrisi e fiori al passaggio: al santo, al democristiano, mentre sulle note della banda di Noicattaro dietro al prete la gente intona: “Siam peccatori, ma figli tuoi… sant’Antonio prega per noi…”. Quello che può sembrare un residuo superstizioso delle popolazioni meridionali è invece qualcosa di molto più profondo. Perché racchiude uno dei cardini del potere “opaco” in questa comunità e come si è andato strutturando negli ultimi anni.

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