I kamikaze

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Basta: quanto sta accadendo da oltre un lustro a questa parte è la dimostrazione che i marziani (e non gli americani) ci devono invadere. Al più presto. Ma che paese siamo diventati? Siamo davvero oltre ogni leggenda. E nessuno che s’interroghi con un pizzico di preoccupazione. Siamo eterodiretti da un gruppo di incapaci senza arte né parte, gente che ha perso contatto con la realtà. Un piccolo esercito di fantozzi, una esigua brigata di ridolini, un’armata Brancaleone di disperati che hanno fiutato l’aria e non fuggono solo perché non saprebbero dove andare. Che non riuscirebbero ad accasarsi altrove nemmeno portando in dote Belen Rodriguez. Chiusi nelle stanze, consapevoli di andare incontro, una volta usciti, al suicidio morale e politico per evidente mancanza di coraggio. Tutti lì a chiedersi: e noi chi siamo, uomini o caporali? Senza Floriano sanno benissimo di essere finiti. Sanno che uno farà il suo autista, uno il maggiordomo, uno gli farà aria col ventaglio nelle giornate d’estate. Del resto che ci volete fare? Quelli che negli anni gli sono rimasti attaccati come una cozza gli devono tutto, ma proprio tutto: magari non lo sopportano, come tanti, troppi, come quelli che se ne sono andati, ma loro sono così malmessi che non riescono nemmeno a sbattere la porta. E così restano chiusi lì, nella trappola messa su da Floriano, destinati a sparire insieme a lui. Vien voglia di chiamarli pomposamente kamikaze, kamikaze senza l’eroismo della scelta però, perché nel gesto assurdo dei samurai infatti c’è almeno la dimensione della tragedia. Una squadriglia di poveretti, insomma. Sanno di non contare nulla e davanti ai loro occhi vedono aprirsi un orizzonte politico ampio come un loculo, ma non riescono a tirarsi via dal corteo funebre che li seppellirà. E lo dimostra il silenzio su tutte le questioni che toccano la comunità, prima fra tutte la storiaccia dell’ex responsabile dell’Utc. Quella che ha coinvolto anche il sindaco di San Lorenzo. Si sa la mazzetta simpaticamente lubrifica, agevola, risolve. Guai se non ci fosse. Come dimostrano le carte dell’inchiesta. E pazienza se poi le opere costano il doppio o il triplo: le imprese sono contente, i politici pure. Ci rimettono solo i cittadini, con tasse sempre più alte e servizi sempre più scadenti. Quella vicenda vorrà pur dire qualcosa no? Semplice: vuol dire che non c’è uno che sia uno disposto a spendere mezza parola senza il permesso di Floriano. Fan finta di nulla. Ma farebbero bene a informarsi. Non possono non porsi qualche domanda facile facile, da girare magari alle vecchie pantegane della politica strapaesana passate con Floriano per evitare la definitiva rottamazione. In questi anni avete visto forse qualcuno di loro esporsi per prendere posizione su un qualsiasi argomento? Macché. Persino quelle che fino a poco tempo fa erano considerate le nuove fidatissime leve. Anche per loro l’unica direzione possibile è quella dello sguardo di Floriano: dove lui rivolge gli occhi vanno in processione. Non c’entriamo nulla, dicono. Siamo puri e immacolati come acqua di fonte. L’ha detto pure il sindaco, l’ha ribadito a bassa voce in Consiglio comunale. Quel che non ha detto è se intende costituirsi parte lesa. Voi capite che confrontarsi con una truppa di questo genere è come andare a giocare la finale di Champions con la selezione scapoli-ammogliati del paese. Non c’è partita e soprattutto non c’è agonismo. E usare argomenti logici nel bel mezzo del fuggi fuggi generale è inutile. Il terrore ottunde le menti e cancella la logica. Non si va al di là della farsa. La verità fa male lo so, e la verità è che Floriano è sul viale del tramonto. Perde i pezzi, incespica, vacilla. Sempre alla ricerca del titolo sui giornali, manda messaggi confusi. Il messaggio dell’altro giorno sui richiedenti asilo è stato comico. È andato su Facebook per essere nuovo, gggiovane, molto diretto, e soprattutto chiaro. Infatti: proprio chiaro. Così chiaro che tutti si sono chiesti: ma che diavolo voleva dire? Non siamo sceriffi. L’uno per cento. Uno ogni mille abitanti. No, 2 e mezzo ogni mille abitanti. E dove li alloggiamo? Sotto? Sopra? Di lato? La risposta è più facile dell’interpretazione autentica: probabilmente nulla. Non vuole dire nulla, non sa dire nulla, non può dire nulla. È finito all’angolo come un bambino che non ha fatto i compiti. Ha paura di quel che potrebbe accadere nelle prossime settimane dalle parti di Benevento. Sembra uno schettino qualsiasi con la bussola impazzita, sofferente per una labirintite. E pensare che sino a un mese fa sembrava avesse il mondo in mano. Diceva di esser attento al nostro benessere e alla nostra felicità. Scontrandosi contro l’evidenza dei fatti. E cioè che i cittadini, nonostante lo stordimento, si sono accorti della semplice verità: che se ne frega della nostra comunità e non risolve nemmeno uno dei nostri problemi. Ricordate la manifestazione multiculturale, Sannio Tattoo? Applausi a scena aperta, invocazioni adulanti, esaltazioni da sfiorare il culto della personalità. Arrivarono allora giornalisti, le articolesse devote, i riconoscimenti più impensati. Ecco, è già cambiato tutto. Vista dall’alto, oggi la casa comunale ha le sembianze più di un termitaio impazzito di gente in fuga, inseguita e in attesa di essere acciuffata dai gendarmi. E se, Dio non voglia, passa davvero l’idea che la legge è uguale per tutti, si crea un pericoloso precedente. E chissà dove andremo a finire.

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