Raccontiamoci una storia, tante storie

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Cos’hanno in comune Guardia Sanframondi, la Cultura, la politica (o la Politica), la Fede, i giovani e la famiglia, il sud, le parole, i libri, la musica, la vita? Dieci cose diverse, alcune magari contigue, ma diverse. Secondo il mio punto di vista, una cosa in comune ce l’hanno: in questa comunità sono tutte declinanti, in crisi profonda, in calo, se non in disfacimento. E’ una mia opinione, chiaramente opinabile, ma fateci caso, c’è un fuggi fuggi in ciascuno di questi campi. È come se fosse sparito il loro ambito vitale. C’è qualcosa di essenziale ma d’ineffabile che a Guardia è venuto meno, e non vogliamo dire cosa sia, una specie di essenza, di anima, di fiato, di cuore caldo che teneva in vita tutti questi ambiti. Cos’è venuto meno? Una dominazione del privato e dell’individuale a detrimento del senso di appartenenza? L’assiduità di un pensiero comune? Di un comune orizzonte, una storia condivisa e un’aspettativa di futuro? Quel che è certo è che qualcosa si è spento e occorre risolvere la carenza; ripartiamo dalle nostre storie, bisogna ripartire dalle storie, da quelle ramificazioni sociali, affettive, culturali. Ecco! Raccontiamoci una storia, tante storie. E raccontiamocele dall’acciottolato delle stradine e dall’ombra delle piazzette di Guardia, che dovrebbe far parte dei più bei borghi d’Italia, un borgo sulle colline sannite, a meno di un’ora da Napoli, ma pur in Campania – Sannio – dove accanto alla moda festaiola che ogni anno celebra il vino originario (che è già una bella storia per il buon gusto ma che ha abbondantemente “inebriato” questo paese) può iniziare un’altra storia, una bella storia, la nostra storia: un Festival. Una storia fatta di incontri, lettura, musica, politica, società, vita… Può iniziare con una missione: narrare. Narrare Guardia, narrare il Mondo, narrare la gente, i volti, le cicatrici, le speranze, il lavoro, i giovani, le case, le parole perdute e ritrovate, l’orizzonte, l’imponderabile e l’invisibile, il presente sospeso e tutto quello che potrebbe avvenire. Può iniziare già dalla prossima estate, nell’estate dei Riti. La prima edizione de “Il Paese delle Storie”. Non solo un festival. Ma costruire qualcosa. È lasciare qualcosa. Una rassegna culturale che nasce da una storia, da germogli di altre rassegne del genere giù, in mezzo e su per l’Italia. Nessuna direzione artistica, nessun cartellone, nessun ufficio stampa comunale, nessun patrocinio, nessun imprimatur. Ma una, dieci, cento storie e voci da ascoltare e seguire nel borgo di Guardia. In piazza, con conversazioni incrociate per conoscerci meglio, per un incontro tra chi arriva e chi sta, tra chi ospita e lo “straniero”, tra chi accoglie e chi viaggia. Perché c’è un’anima creativa che vive da sempre in questo piccolo borgo, a Guardia, che dovrebbe far parte dei più bei borghi d’Italia. Non solo Fede, non solo Tradizione, ma storie e un’anima che si apre. Potremmo. Questo è il sogno. Questo è il progetto che non viene da molto lontano perché le nostre radici sono qui su queste colline e viene dal cuore, quindi le aspettative sono alte per l’empatia del luogo e dei suoi abitanti, per la voglia di esserci e di animare questo piccolo cuore del Sannio che ha storia da proporre che ha un ambiente giusto per proporsi e ha voglia di cultura. Non la cultura paludata che a Guardia spesso spaccia proposte avvilenti per cultura. La cultura dell’incontro. Per piccoli e per grandi. Per amore. Per la nostra terra, per i suoi vecchi, per i fantasmi, quelli del passato e quelli del futuro. Forse per non sentirsi in colpa. Per non sentirsi ignavi. Per raccontare storie che sapranno far apprezzare ancora di più l’atmosfera speciale di una Guardia ritrovata, mai persa, nella tranquillità delle cose belle. Le cose belle come i sogni a volte ci mettono un po’ a partire ma poi lo slancio è lungo e porta lontano. I tempi sono maturi. Oggi l’antico borgo pretende la trasformazione, non esteriore ma culturale, essere proiettato verso il futuro proprio grazie al recupero del suo passato, e più che mai ha bisogno di narrazioni. Raccontare un luogo, raccontare la verità, raccontare Guardia dall’interno e non dall’esterno come si è fatto sinora, contribuisce a preservare nel tempo la sua identità. Che ne dite? Chi ci sta?

P.s.: per la ricerca fondi ed eventuali sponsor, avrei pensato a Floriano (vista l’estrema facilità del sindaco Panza a reperire fondi, pubblici e privati).

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