Ma il sindaco Panza, i richiedenti asilo, li vuole o non li vuole?

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Premesso che sul tema immigrazione le mie opinioni al riguardo non credo appassionino chi legge, certo che, quella dei richiedenti asilo politici, è una bella gatta da pelare per Floriano. Emigranti pro quota. Cinquanta, dicono. E nel mentre che il dibattito sociale prende quota, Floriano si muove nell’ombra. Senza clamore, il passo assai felpato, sotto sotto, nel frattempo (al netto dei documenti di facciata) ha fatto sapere al Prefetto che lui proprio non li vuole. Invano. Già, perché, se nei prossimi giorni passa la proposta dell’Anci sulle quote profughi, lo spauracchio di tutti i Comuni, una cinquantina richiedenti asilo probabilmente saranno trasferiti a Guardia. “Persino qui ce li mandano! Che dici, Garrick, se proprio dobbiamo accoglierli, li gradiranno i nostri attesi ospiti i cannelloni al ragù di maiale oppure no?”. “Ma che dici caro Floriano, se sono musulmani la carne di maiale mica la possono mangiare!”. “Hai ragione, che sciocchino che sono, ma nei tramezzini che abbiamo fatto preparare dal catering per festeggiare il loro arrivo ci sono i fegatini di pollo… Quelli van bene, spero? E che peccato che non possano neanche bere alcolici… Avevo in cantina quel Brunello 2006, sai quello che mi aveva regalato il sindaco di  Montalcino…”. “Scappano dalla guerra e dalla fame, caro Floriano, mica fanno problemi per il cibo!” E non vi allarmante neppure per il fatto che nella Straordinaria Gemma del Sud incontaminata i canali Rai quando piove non funzionano, mica questi benedetti aspiranti profughi si preoccupano del digitale terrestre Rai! Figuriamoci. “Scappano dalla guerra e dalla fame”. Lo sa bene Floriano che, costretto a fare buon viso a cattivo gioco, commosso, ha già dato ordine di aprire le porte del castello: per i festeggiamenti in “piazza d’armi” a cui accorrerà tutta la popolazione festante, con tanto di bandiere sulle finestre del Comune e mega striscioni “Welcome refugees”, mentre la serata proseguirà al Museo, al suono delle cornamuse, con camerieri in livrea, canti, balli, premi e ricchi cotillon. “Che bella cosa la fratellanza fra i popoli, l’amore disinteressato per i più sfortunati, il valore dell’accoglienza”, dice Floriano nel discorso di benvenuto. E la coerenza soprattutto. “Mi si apre il cuore. Grazie, abitanti autoctoni e acquisiti di Guardia grazie a voi da oggi il mondo è un posto migliore. Peace & Love”. Torniamo seri. È uno spasso leggere i comunicati di Floriano, il sindaco scivolato sull’accoglienza migranti. Il motivo? “La nostra Via Municipio rappresenta il salotto cittadino, il cuore commerciale e turistico del paese con insediate centinaia di famiglie che in nessun caso si adatterebbero a tale tipo di presenze”. E perché? “Abbiamo l’obbligo di opporci per non danneggiare in maniera irrimediabile l’economia di questa comunità e per evitare che invece di risolvere un problema ne creiamo due”. Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima? È evidente: i nuovi ospiti non possono bere alcolici, la nostra economia basata solo sul vino ne risentirà. Mica possiamo metterci a imbottigliare gazzosa. Come fate a non capirlo? E dire che aveva auto-proclamato via Municipio il “salotto cittadino”, quell’enclave di personalità stese mollemente sulle sedie Ikea di fronte al Comune fino al dolce tramonto. “Scappano dalla guerra e dalla fame”. Lo sa bene Floriano che, commosso, proclama che si deve, sì, accogliere, come si devono, ma non nel suo cortile, non nel suo giardino. Non nel giardino di Garrick, di Lawrence, di Carlo… Perché le ragioni dello sviluppo magnifico e progressivo di Guardia non devono essere disturbate, e perciò non devono turbare i sonni di Floriano, non devono mortificare la sua vista con immagini di umiliazione e miseria, tali da infastidire il riposo meritato della sua fertile intelligenza, che, come è evidente proprio in questa occasione, è stanca e ha diritto a una pausa contemplativa. L’un per cento della popolazione guardiese, una cinquantina richiedenti asilo a ciondolare a Guardia, ricoverati impudentemente perfino in alloggi “di lusso”, contigui al “salotto cittadino”, pare siano un affronto, un oltraggio lesivo all’economia di questa comunità: come ha voluto precisare Floriano al Prefetto. E sostiene di parlare pure a nome della crème, la nuova aristocrazia, sia pure stagionale, anglofona, antropologicamente superiore, quasi, forse, al livello degli aspiranti ospiti sgraditi. L’importante è che non si vedano, l’importante, se proprio devono passare di qua, è che siano invisibili e non ostentino la loro disperazione, non ci rovinino la candidatura Unesco con la loro presenza fastidiosa. Troviamogli un lavoro, poverini, così almeno non se ne stanno a ciondolare tutto il giorno. Potrebbero essere impiegati in occupazioni socialmente utili, nella vendemmia alle porte, per esempio, se insomma si mettessero al nostro servizio, c’è da arguire, come manovali, raccoglitori d’uva, giardinieri, camerieri, badanti, lavapiatti, meglio ancora per ripulire, per “riparare” (gratis, s’intende) il dissesto del territorio, invece di bighellonare per le strade. Ha ragione, non fa bene né a noi né a loro che stiano in giro a non far nulla. Del resto si ha sempre bisogno di qualcuno che faccia qualcosa di utile tipo: tagliare il prato della Country House di famiglia. E un bel 10 euro glielo si garantisce. Che non hanno mica bisogno di tanto, già gli si paga tutto noi. Giusto qualche spiccio per bersi una birra o comperarsi le sigarette. Visto? È questione di un attimo trovare un impiego per 50 profughi e impedire loro di gingillarsi nel rimpianto della loro casa, dei loro affetti. Gli diamo un lavoro, possibilmente lontano dagli occhi nostri, e ci mettiamo la coscienza in pace. Sì, ha proprio ragione Floriano. Noi siamo favorevoli all’accoglienza a patto che non squilibri la nostra routine quotidiana. Perché noi non siamo razzisti, e chi mai potrebbe accusarci di questo? Che colpa ne abbiamo noi se quelli lì non sanno far altro che farsi la guerra? Va bene, “scappano dalla guerra e dalla fame”, arrivano qui, mica vogliamo rispedirli là da dove sono arrivati, ma che si integrino e si rendano utili alla comunità. Mi chiedo, sempre più spesso, perché queste idee geniali (lavorare versus bighellonare) a me non vengono mai? E poi, una volta per tutte: possiamo sapere se Floriano, i richiedenti asilo “politici”, li vuole o non li vuole.

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