Cronache marziane da Guardia Sanframondi (parte terza)

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Giorno dopo giorno, anno dopo anno si delinea sempre più chiaro (e non tanto limpido, per la verità) il sistema di potere che da queste parti da anni alimenta se stesso. Una vera e propria macchina del consenso armata di fumi dissuasori e illusori. L’ultima campagna elettorale si è rivelata poca cosa, quasi un orpello, una specie di sagra delle illusioni, messa in piedi da Floriano. Perché il più era già stato fatto prima e sarà fatto dopo. E non c’è posto per chi alimenta dubbi, peggio ancora per chi critica. L’assolutismo guardiese del re sole del ventunesimo secolo è anche questo. È un quadro triste, al di là del merito delle scelte, perché è una sorta di cappa che incombe su tutto ciò che ruota intorno a questo re sole al centro di un sistema dove fanno strada solo i “signor sì”, dove si esegue e non si discute. Si poteva sperare in un sussulto d’orgoglio di quei cittadini perbene che hanno una loro storia diversa rispetto a quella di Floriano e un mestiere che non li fa campare di politica. Purtroppo invece la sudditanza continua e nel peggiore dei modi. Tutto, resta indegnosamente al suo posto. Perché nulla può cambiare. Ma così facendo quei cittadini perbene diventano compartecipi di quell’atteggiamento inaccettabile, che calpesta ogni forma di diritto, che tende a trasformare una comunità di cittadini in una corte di sudditi. Prendete l’ultimo episodio in ordine di tempo, quello della triste vicenda dell’ex responsabile dell’Utc. Non si dovrebbe neanche chiedere una spiegazione. Che è un diritto e non una concessione feudale. No, invece Floriano ha detto di aver “già fornito tutte le spiegazioni in Consiglio comunale”. Come un maestrino di scuola con gli alunni ha deciso che quelle spiegazioni non si possono dare e basta. E che dire dei 20.000 euri elargiti magnanimamente dall’azienda che si occupa di organizzazione eventi in occasione di Sannio Tattoo, un piccolo dettaglio che sembra sfuggito ai più. Non è strano che chi fornisce all’amministrazione l’intera organizzazione dell’evento (strutture, logistica, ecc.), sia allo stesso tempo lo “sponsor” unico della manifestazione? Ben oltre l’inaccettabile, ma nessuno fiata. Tutti sanno ma regnano le bocche cucite. Su tutto. È una cappa impenetrabile, che impedisce qualunque dibattito. Capire che governare e comandare non sono sinonimi, sarebbe un ritorno a una parvenza di vita normale, quantomeno a un Comune gestito in maniera normale. Ma al re sole tutto questo piace da morire. Perché, purtroppo, è la sua ragione di vita.

È uno strano palazzo, il Municipio guardiese, ultimamente sempre più luogo d’esercizio del potere e dell’opacità. È un palazzo spesso silente, che si paluda a festa di tanto in tanto per cerimonie fuori dal tempo e dalla ragione e che per il resto vivacchia in attesa di ordini. Fra queste mura tutto ruota intorno a una riedizione in salsa Terzo millennio del re sole. In questo palazzo comunale gli anni di regno, per ora, sono molti meno di quelli di Luigi XIV ma l’assolutismo, quattro secoli dopo, è più o meno lo stesso. È un regno che affonda le radici nel consenso delle urne, certo, ma è il “regnante” che ormai deborda, va oltre. E quel voto lo interpreta come una cambiale in bianco, non più per governare ma per esercitare il comando con spirito padronale, con i principi che fanno gli assessori. Dove, fra i cortigiani, sono ammessi solo amici fidati e quelli che si allargano vengono tagliati fuori, dimenticati, annientati. Dove la sostanza è sempre quella: stai con me che ti conviene. Capita con il “favore”, i piccoli grandi abusi edilizi o gli appalti e il messaggio che passa è: tanto non si farà male quasi nessuno. In realtà a non farsi male sono più o meno sempre gli stessi. Capita con la politica della distribuzione del danaro pubblico. Dove fulgidi esempi ci arrivano dai beneficiari dei contributi regionali o europei, da sempre tolda di comando di Floriano. O con analoghe liste della spesa “spicciola”, dove premiati ed esclusi quasi sempre corrisponderanno ad amici e nemici. Se ci sei, fai parte della corte e puoi star tranquillo. Se non ci sei, sei fuori da tutto e destinato a una sorta di esilio civile. Formalmente sarà anche tutto lecito ma è il messaggio che passa a esser maleodorante. In sostanza si fa capire che solo chi fa parte del circo messo su da Floriano ha diritto a ballare, gli altri che si arrangino. La strategia di Floriano è anche quella di scegliere e far vedere le cose che piacciono, come le carambate sulle tradizioni e la multiculturalità. Per funzionare, funziona, grazie anche ai soldi pubblici che sono quelli delle nostre tasse. Ma è puro illusionismo, finché regge. E la sensazione prevalente è che in questo paese – adesso che gli orizzonti sono estesi al mondo intero – non si sia ancora visto tutto.

Dire che tutto ciò non è bello è il minimo ma purtroppo persistono le genuflessioni di una parte di cittadini anche di fronte alle peggiori nefandezze di Floriano, che si prestano e gli danno ragione, con acrobazie verbali veramente deprimenti e offensive per la dignità di tutti i cittadini guardiesi. Purtroppo.

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