Ma che paura avete?

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I guardiesi chiamati oggi dal sindaco Panza alla presentazione dell’elenco telefonico 2016 della Provincia di Benevento – un giorno da segnare in agenda, grande evento dunque, e parolone sparse con generosità -, che vede in copertina una foto di Guardia (ma quanto spende di pubblicità questo Comune?), tra una supercazzola e altre amenità, con la roboante retorica del sindaco, avrebbero dovuto portarsi in aula un libriccino, piuttosto ignoto, è il Discorso sulla servitù volontaria dello scrittore francese Etienne de la Boétie, che lo ultimò intorno al 1549 ma poté pubblicarlo clandestinamente, solo nel 1576, e con un altro titolo, Il Contra uno. E basta leggerne qualche riga per capire il perché: “Vorrei soltanto riuscire a comprendere – scrive De la Boétie – come sia possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città e tante nazioni talvolta sopportino un tiranno solo, che non ha altro potere se non quello che essi stessi gli accordano, che ha la capacità di nuocere loro solo finché sono disposti a tollerarlo, e non potrebbe fare loro alcun male se essi non preferissero sopportarlo anziché opporglisi”. Il pensatore francese, che, per la verità, è un po’ il papà di tutti gli anarchici, sosteneva che il potere diventa tirannide non tanto per la perversa volontà dei dittatori, quanto piuttosto per la supina condiscendenza dei cittadini che diventano sudditi senza neppure accorgersene. E incoraggiava tutti gli spiriti liberi alla resistenza passiva contro i regimi autoritari che li opprimevano, rassicurandoli sul fatto che non avrebbero dovuto versare neppure una goccia di sangue: bastava che non collaborassero. “Non c’è bisogno di combattere questo tiranno, né di toglierlo di mezzo; si sconfigge da solo, a patto che il popolo non acconsenta alla propria servitù. Non occorre sottrargli qualcosa, basta non dargli nulla”. E tutto il suo enorme potere verrebbe giù come un castello di carte al primo soffio di vento. “Sono dunque i popoli stessi che si lasciano incatenare, perché se smettessero di servire, sarebbero liberi. È il popolo che si fa servo, si taglia la gola da solo e, potendo scegliere tra servitù e libertà, rifiuta la sua indipendenza e si sottomette al giogo: acconsente al proprio male, anzi lo persegue”. Ovviamente il sindaco Panza non è un tiranno, anche se ogni tanto gli piacerebbe. Ma oggi molti suoi oppositori – per non parlare dei tanti cittadini guardiesi anestetizzati – si comportano come se lo fosse. Non per paura di repressioni, ci mancherebbe. Ma di piccole vendette di potere. Per quel naturale conformismo che rende più comodo e meno faticoso lasciar fare e lasciar passare tutto, che non contestare e mettersi di traverso su qualcosa. E anche per un generale senso di spossatezza che fa dire a tanti: ma sì, lasciamolo lavorare, che poi peggio di chi l’ha preceduto (che poi è lo stesso sindaco) non può essere. Questo atteggiamento può persino esser comprensibile. Perché, ve l’assicuro, non è il massimo della vita fare ogni giorno la cassandra e il grillo parlante, specie se tutto intorno è un concerto per violini, pifferi, tromboni, grancasse e tricchetracche. Sarebbe bello poter dire, una volta tanto, che va tutto bene, o almeno ci andrà. E risparmiarci i ritornelli del sindaco di turno: “Ma voi vedete sempre il brutto dappertutto!”. Come se lo facessimo apposta, se ci fosse bisogno di scavare, per trovarlo. Ma oggi, a Guardia, è in gioco ben altro, ed è bene che i cittadini si facciano sentire. Quindi chi non vuole consegnare Guardia a un uomo solo per chissà quanti anni, oggi sa quel che deve fare: “Questo vostro padrone che vi domina – scriveva De la Boétie   – ha solo due occhi, due mani, un corpo, niente di diverso da quanto possiede l’ultimo abitante delle vostre città, eccetto i mezzi per distruggervi che voi stessi gli fornite… Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi”.

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