Cronache marziane da Guardia Sanframondi (parte seconda)

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Com’è possibile che nessuno si accorga di che pattumiera morale e culturale stia diventando questo paese? Com’è possibile non accorgersi che coloro che dovrebbero fare i nostri interessi invece si preoccupano dei loro comodi, dei loro amici e dei loro parenti (fratelli, sorelle, figli miracolosamente sistemati), dei loro affari anziché l’interesse comune. E finché avranno la possibilità di farlo, lo faranno. Per assicurare ai propri discendenti altri cento anni di grassa e mefistofelica ricchezza a danno nostro. Com’è possibile che questo paese si faccia governare da gente scaltra e molto banale. Senza troppo talento, ma comicamente appoggiata da parte della gente nostrana. Una classe di pseudo-politici incoscienti, che alimentano l’ignoranza, e che affrontano i problemi complessi ricorrendo a misere semplificazioni. Il nulla assoluto. Slombati sulla poltrona – preventivamente umettata di saliva –. Fanfaroni: privi di ironia, ripetitivi, consumati dai loro stessi luoghi comuni, dalla loro retorica. Com’è possibile che sono anni che ci calpestano le parti basse con la loro (supposta) superiorità e che siccome hanno studiato sono degli esseri superiori, dei fenomeni, la nuova classe dirigente di una comunità che non esiste. E perché? Solo perché hanno preso una laurea (spesso inutile) e si sono fatti il giro da via Parallela al Municipio? Ma per favore! Gli stessi che, ogni qualvolta qualcuno osa criticarli, parlano con la spocchia di chi pensa di stare dalla parte della barricata che non crollerà mai. Perché “lui” è troppo forte. Perché non si può cambiare. Perché è il nostro destino. Ma il destino se lo scelgono i cittadini, non se lo fanno imporre da qualche sconsiderato. Basterebbe non eleggerli, semplice, semplicissimo: con una x su una scheda elettorale altrettanto semplice. Com’è possibile che questa comunità, calpestata un tempo da laboriosi antenati, oggi è presente soltanto nello stupidario di questa gente, “…le aree verdi appartengono alla collettività e la loro conservazione rappresenta un interesse pubblico (vedi foto). Il nostro obiettivo è quello di stimolare la sensibilità su questo tema. La partecipazione di cittadini, imprese, scuole ed associazioni (!!!) ci conforta” e “il territorio è il nostro petrolio” e a quella indicibile paccottiglia sul tema che ci somministrano quasi quotidianamente: il territorio guardiese è “una carta formidabile per la competitività dei nostri prodotti”, “occorre blindare il nome “Falanghina”, ”e ancora, “il territorio, bene comune, deve diventare grande attrattore turistico” perché favorisce si una crescita culturale, ma anche “una crescita economica”. Ma va? Com’è possibile che in questo paese la retorica e l’ipocrisia continui a fare danni quotidiani? Com’è possibile che in sei anni di trionfi “panziani”, assi e patti con questo e quello, il bilancio è zero? Dei destini di Guardia potremmo anche fregarcene. Se non fossimo costretti a viverci. Perché manca soltanto che il sindaco per far più bella la comunità e più appetitosa per i nuovi residenti “forestieri”, estranei al nostro Mondo (una nuova cittadinanza più abbiente, più desiderabile, più elegante imponendosi di espellere quella vecchia, immeritevole di vivere a sbafo in un posto così straordinario), o gli occasionali consumatori di turismo mordi e fuggi, spenda soldi e risorse cercando un Leonardo o un Caravaggio in giro per il mondo, disposto magari a pittarselo da solo. Un sindaco a cui piacciono i record, che sogna una comunità fatta a sua immagine e somiglianza; uno specchio che ogni mattina confermerà quanto è bravo, bello, vincente e come è stato fenomenale nel trasformare questo disastrato paese in un Eden. Che ci vuole traghettare verso un futuro luminoso e radioso. Nostro malgrado. Com’è possibile che ancora oggi, all’alba del terzo millennio cristiano, quel che più colpisce in questo paese è l’omologazione del silenzio, salvo pochissime eccezioni? In altri periodi, scelte rilevanti, sul piano economico, culturale e sociale, avrebbero determinato mobilitazione e indignazione. Com’è possibile, per esempio, che nessuno oggi è disposto a denunciare per abuso di cultura chi ha prodotto quel vilipendio che si chiama “calendario dell’estate guardiese” con l’istituto del silenzio assenso? Brutto segno, quando sulla programmazione economica socio-culturale di una comunità, c’è appiattimento e non dissenso. Soprattutto quando (nella mente del nostro sindaco) una comunità aspira ad essere annoverata nell’elenco dei patrimoni irrinunciabili dell’umanità, alla pari di una pizza, di ogni lardo di Colonnata, ogni pistacchio di Bronte, ogni palazzo municipale, ogni monumento rupestre in Val Camonica, ogni trullo, ogni orto botanico sparso per lo Stivale. E nel mentre si attende la visita sotto copertura degli inviati dell’Unesco, per indagare se il territorio guardiese meriti il riconoscimento che (negli aurispici del nostro sindaco) la collocherà (!!!) nel prestigioso inventario, le attenzioni del sindaco sono puntate sul processo di alienazione del centro storico, riducendo ancora di più le spese di ordinaria manutenzione, in modo che il degrado e i crolli diventino un’emergenza permanente da sfruttare per convertire l’eccezionalità in profitto, speculazione e quant’altro. Se e quando arriveranno, sono soprattutto queste le aree sulle quali verrà puntata la superciliosa attenzione degli ispettori Unesco. …se e quando arriveranno.

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