Guapparia

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La politica a Guardia potrebbe non essere soltanto spregiudicata e proterva, quella che abbiamo ampiamente conosciuto e descritta in questo blog. Potrebbe essere anche una politica a suo modo in buona fede, intelligente, determinata e desiderosa di fare qualcosa di buono per questo paese, anche se le idee, il curriculum, le compagnie e i comportamenti non ci piacciono. Se è così, in questi ultimi anni la politica ha perso un’occasione imperdibile per dimostrarlo. Cosa potrebbe dire oggi alla comunità guardiese, e dunque ai cittadini? La verità. Tutta la verità. Nient’altro che la verità. E cioè che a Guardia, con questa politica, qualcuno che voglia emergere non deve dimostrare di essere bravo, competente e onesto: queste non sono qualità, sono ostacoli e fonti di sospetto, deve invece crearsi una rete di clientele e voti di scambio. Chi prova ad emergere viene giudicato come nemico del progresso, dell’intelligenza… e dei propri interessi. Non è mai l’altra metà del mondo, con pari dignità e pari diritti: no, è l’ostacolo alla realizzazione del proprio paradiso in terra, è un intralcio. Di conseguenza si ripugna il confronto; si preferisce la guerra sotterranea. Si avoca a sé il diritto di giudicarlo e annientarlo, ma non con le armi canoniche del confronto, usate in modo bilaterale, ma con lo svilimento. L’alternativa, per chi è desideroso di fare qualcosa di buono per la propria comunità, è il foglio di via, o restare gregari a vita, o abbandonare la politica, o aderire ai 5Stelle sperando di non essere riconosciuti. Altrimenti resterà uno dei tanti militi ignoti, caduti sull’eterno campo di battaglia del magnamagna guardiese, popolato da voltagabbana che cambiano soltanto padrone. Sarebbe, questo, un discorso di verità. Proprio così: perché a Guardia la politica coincide da tempo immemorabile con poche decine di personaggi. E il loro sopravvivere politicamente è un’anomalia solo per il fatto che essi siano così pochi. Pare trascorso un secolo da quando qualcuno addirittura pensava che si potesse serenamente chiudere la parentesi e ricominciare. Non era, non è così. Non c’è analisi politica che tenga e descriva la nostra politica meglio di un detto napoletano: “Fa il fesso per non andare in guerra”. Non sappiamo quanti politici in questo paese siano scemi e quanti fingano di esserlo. Ma prendiamo atto che molti, moltissimi, fanno di tutto per sembrarlo. E, va detto a loro onore, ci riescono benissimo. Al punto che oggi chiunque può pretendere l’adorazione dei sudditi e scambiare ogni critica per lesa maestà.

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