A ciascuno il suo Santo

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Ci ho riflettuto a lungo e ho un consiglio. Un consiglio (inutile) da dare ai miei concittadini, a coloro che in questo paese masticano la politica politicante, oggi e in futuro. Organizzate un’inaugurazione. Direi quasi: inventate un’inaugurazione. Un cantiere, una strada, un Palazzo degli Uffici “restaurato”, una mostra, una biblioteca. Qualcosa che possa provare l’usurato assunto secondo cui Guardia è ripartita. Fatelo anche se non è vero, magari allestite un palco, chiamate un cantautore a suonare, qualcuno che possa veicolare un messaggio positivo. Che non sia uno di quei rapper che raccontano di periferie desolate e straccione, no. Magari il popolarissimo e vulcanico Gigione. Meglio ancora se ci abbinate una processione sulle note di Nino Manfredi in “Per grazia ricevuta” e sostituite il Santo: “Viva viva sant’Floriano… salvatore dell’anima mia…viva viva sant’Floriano… salvatore del mio cuor…”. Le note devono arrivare in alto ed essere melodiose. Ancora meglio se accompagnate dai fuochi artificiali. E poi invitate un sottosegretario, anzi, meglio due, tipo il Migliore e l’Umberto: vedrete che verranno, a loro piacciono le inaugurazioni, a loro piace tutto ciò che sa di ripartenza, di nuovo inizio. Loro hanno sempre forbici in tasca pronte a tagliare nastri. Sono i problemi che li turbano, che li spingono sistematicamente a cambiare strada. Ed è proprio davanti ai problemi che tace e smarrisce la sua nota parlantina, Floriano Panza. Lui che si vanta di aver riempito la comunità di stranieri (e chissenefrega se Guardia ha piaghe aperte, mai risanate, se i canali Rai spariscono ogni volta che sulla sua testa transita una perturbazione). Lui che non è un buon amministratore. I cui trucchi e il silenzio della coscienza critica scavano ferite profonde, in una comunità che drammaticamente va avanti, che sopravvive a ogni nuovo giorno. E dove, pochi, pochissimi ne parlano. Silenzio. E il silenzio di oggi genera la cattiva politica del futuro. Mi accusano di non essere propositivo per Guardia: è vero, lo ammetto. Non è mai bello dedicare troppa attenzione sempre alle stesse argomentazioni. Se poi queste argomentazioni riguardano sempre le stesse persone e si traducono quasi in un botta senza risposta allora il rischio di sconfinare nella fissazione è davvero alto, anche se magari le intenzioni non sarebbero quelle. È il caso di Floriano Panza a cui ho dedicato un blog e un libro (che presenterò a Guardia il 30 luglio prossimo). Ogni volta che mi capita di immaginare Floriano Panza, mi succede di immaginare Panza Floriano davanti a uno specchio. Che si rimira, si compiace, si approva. Si liscia, si aspira, si stira. Che dialoga con se stesso. Si tira indietro la chioma sale&pepe (beato lui), passata dal ciuffo di Bobby Solo alla capigliatura alla George Clooney (è risaputo che l’unica cosa che si può realmente invidiare a qualcuno è la frequentazione di un barbiere anziché di un tricologo), si abbottona la camicia, risponde al cellulare. Lo immagino persino canticchiare. Saltellare lungo il corridoio di casa per testare quotidianamente il giovanile e adrenalinico vigore. Contemplare sospiroso il suo profilo di tre quarti, sguardo leggermente levato in alto: a cercare ispirazione, con una certa supponenza pure a darne, soprattutto a darne. Lo immagino ripassare mentalmente l’appello da lanciare al sottosegretario di turno mentre taglia il nastro: “Allora, mi raccomando quella firma…”. Lo immagino mentre punta l’indice contro lo specchio, verso Panza Floriano, oh yes. Di Floriano è ammirabile l’estro, la dieta dimagrante (inutile), la stiratura delle camicie: certo la furbizia, magari l’intelligenza, addirittura la baldanza. Praticamente le stesse cose che fa da più di quarant’anni. Però, non mi convince, non mi piace. È un tipo che acchiappa, come dicono a Roma (e a Guardia), il Floriano. Acchiappa politicamente, s’intende. Resta che Floriano piace, come nella pubblicità di quella macchina, alla gente che piace. Acchiappa, piglia, conquista, appunto. E siccome lo sa che acchiappa, lui tende sempre a esagerare come Alberto Sordi di fronte ai maccaroni. Chiaro che chi fa politica da una vita deve prendere i voti. E qualunque voto è il benvenuto. Se un tifoso di Amedeo si pente, se uno di Pigna si converte, se un ex nemico s’associa, merita almeno una lisciata di pelo. Ma quest’affollarsi di consensi alle ultime comunali di gente convinta da Floriano, qualche dubbio lo fa venire. E poi, è l’estetica di Floriano, prima ancora che la politica di Floriano, che non mi convince e non mi piace.

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