Chi salverà il patrimonio Guardia?

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Riflettere, salvare. Investire. Guardia e la sua eredità più grande. Il Centro Storico. Quel patrimonio è già nostro: che senso ha metterlo sul mercato o, ancor peggio, svenderlo, demistificandolo, sminuendolo? Nell’epoca del marketing militante del nostro sindaco, su questa domanda si chiude il cielo sopra Guardia, si dividono il pubblico pensiero e le opinioni della politica. Si genera una diatriba vecchia come la vecchia Guardia.

L’essenza della nostra storia, da rievocare e mettere a regime dovrebbe essere in mano al pubblico, al privato o ad entrambi? Una ricchezza da consegnare in toto alle nuove generazioni, da vivere oggi per il futuro o come una semplice eredità stantia? Un interrogativo da un milione di dollari americani, anzi, ben di più; eppure, qualcuno, ha le idee chiare. L’amministrazione Panza. L’amministrazione infatti già da qualche anno, nell’indifferenza più totale, sta imponendo al patrimonio storico-culturale guardiese, spacciandolo come unica soluzione possibile, il dogma della privatizzazione. Una questione spinosa ed urgente su cui riflettere, senza scadere nel luogo comune. Perché gli anni passano, la burocrazia e le tavole rotonde aumentano ed il nostro Centro Storico invecchia, crolla o prende il volo (oltreoceano).

Dai voli pindarici ai convegni istituzionali, fino alle messianiche dichiarazioni del sindaco, la tutela e la gestione della nostra più grande ricchezza rischia di diventare una patata bollente da passare nelle mani di qualcun altro. Ma di chi? L’ovvietà è servita: dell’universo dei privati e di “un’economia parassitaria”; volontà che si rinnova anche oggi, nelle intenzione del sindaco.

Questo non vuol dire che non ci sia spazio per un impegno dei privati: ma al fianco, e non al posto, del pubblico. Quando il sindaco parla dello “scambio culturale” in cui far entrare questi miracolosi risanatori, di cosa parliamo, esattamente? Di integrazione, di affari, di risanamento, di innovativa produzione artistica e culturale, o più semplicemente di svendita del nostro patrimonio abitativo storico? Del poco che può produrre reddito alla comunità, o del moltissimo che non potrà mai farlo? E siamo certi di sapere chi valorizza cosa? Sono davvero i privati anglofoni, napoletani o cittadini del mondo a valorizzare il patrimonio storico guardiese? E affidarsi ai privati significa davvero “aprire” il nostro patrimonio a tutti, o significa consegnarlo a pochi, e dunque chiuderlo ancora di più? Della serie “non ci sono più scuse”. Insomma qualcuno dovrà pur rispondere.

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