Il Referendum al tempo di Floriano

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Sì, vabbè, è andata come è andata, ma che altro potevamo inventarci, quando in questo paese pure la tastiera del pc rischia un malinconico afflosciamento. E non basterebbe neppure un rifornimento industriale di Viagra. Visto che per i guardiesi Floriano è come il Valium, o meglio il Prozac, quella medicina che ti fa alzare e sorridere e sentire contento, senza che ce ne sia motivo. Comunque concordo con Carlo Falato quando afferma che “quando si tratterà di difendere le ipotesi di trivellazioni selvagge anche per il Sannio, oppure quando ci si riempie la bocca di difesa del paesaggio e addirittura di candidature UNESCO, chi ha volontariamente boicottato il referendum sulle trivelle non si sentirà alquanto ipocrita!???”, ma l’invito silente all’astensione sul referendum da parte di Floriano (e i suoi fedeli), seguendo acriticamente il dogma e le direttive del bulletto fiorentino e della segreteria nazionale del Pd (come se l’espressione degli elettori, contasse quanto quella degli avversari della tifoseria opposta), è un aspetto da non sottovalutare. Perché è stato un invito ai cittadini guardiesi a deporre le armi, quasi perentorio e più che calibrato. Un’azione peggiore a quella messa in atto dal bulletto fiorentino di togliere il diritto di voto al cittadino, consistente nel togliergli la voglia di votare. Ma non si può dare sempre e comunque la colpa a Floriano. Floriano senza popolo è come un falegname senza legna. Siamo noi che non riusciamo ad analizzare e contrastare il suo mondo e i suoi messaggi. E se non contrastarlo corrisponde a non capire, ecco che un invito (seppur velato) all’astensione può risultare, per davvero, l’unico modello da seguire. In aggiunta alla nostra incapacità di critica, esiste in questo paese da ormai più di un lustro un forte disinteresse per la politica, e questo, paradossalmente, ci ha allontanato anche dagli strumenti con cui potremmo influire su di essa.

Ma cosa ci è successo? Abbiamo imparato a delegare tutto a chi riteniamo più in gamba di noi, o forse abbiamo disimparato a distinguere da soli cosa è giusto da cosa è sbagliato? D’accordo, politicamente parlando – e politicamente sorvolando – Floriano (già pronto per farsi icona) è capace di accendere la fantasia, di procurare innamoramenti folli e, soprattutto, di far girare le palle. Ma come non capire che oggi, per un qualsiasi oppositore, Floriano è la mano santa, il colpo in canna, e se lo combatti ognuno torna un po’ a sentirsi gatto a guardia della tana dei topi? Invece è come se l’inefficienza amministrativa, l’incapacità, gli scandali, ci consegnassero la consapevolezza di non poter cambiare le cose. Ci asteniamo (è davvero la parola giusta) non solo dal referendum di ieri ma dall’intraprendere battaglie di qualsiasi tipo. Oggi in questa comunità primeggiano quelli che: “ma tanto non serve a niente”. Quelli che hanno scelto l’apatia, gli indifferenti, i demotivati, gli indolenti, gli accidiosi. Quelli che ieri hanno votato eccome, si sono espressi eccome. Quelli che paradossalmente hanno detto sì, quasi come noi, confermando Floriano capo indiscusso di questa comunità, dandogli la loro preferenza e il loro consenso. Proprio così. Ieri Floriano ha offerto alla maggioranza servizievole di questo paese il coraggio di essere attiva stando ferma, di dargli appoggio senza dirlo e senza mostrarlo, senza nemmeno fare la fatica di andare al seggio e senza neppure quella di dover pensare.

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