Il torneo cavalleresco e l’onore ferito di Floriano

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I lettori che protesteranno perché il testo è banale, hanno ragione, è banale. I lettori che protesteranno perché è grottesco, hanno ancora più ragione, lo è. I lettori che protesteranno perché il testo è sguaiato, grossolano, facilonemente sciatto, hanno ragione, lo è: ed è pure irrispettoso. Perché i fenomeni che hanno Floriano come filo conduttore vanno studiati. Ma andiamo oltre. E raccontiamo del torneo cavalleresco tra i nostri eroi della politica guardiese per riscattare l’onore ferito di Floriano dalle grinfie dell’avvocato affetto da perversione comunale. La giornata di ritrovata gioia di Floriano – “Avvocato! Tiè!” – non può privarsi di una rinnovata dimostrazione di entusiasmo da parte della folla dei supporter, due dei quali arrivati in incognito direttamente da San Lorenzo Maggiore. È lui! Lo riconosco! Bravo, bene, l’avevo detto, io? Floriano sparge su di loro i volantini autografati – tutti regolarmente fotocopiati da un falso rom. La tiratura è sempre di 850.000 copie – per far partecipare i cittadini al suo momento di gioia (domenica rinfresco da albero di ciliegia). Ma qui, forse, servirebbe un plastico di Vespa. Appresa la notizia parte subito forte dalla Casa di Bacco il nostro beneamato Amedeo Ceniccola. Costretto a lasciare anzitempo la riunione conviviale del Rotary telesino, alla quale ha preso parte, lo specialista in Ostetricia e Ginecologia e in Endocrinochirurgia, già sindaco, ex consigliere provinciale, ex presidente, ex… ex… ex… si agghinda come Lancillotto: corazza medievale, cimiero, immagine votiva di Floriano che uccide il drago, purosangue discendente dal cavallo con cui, quando comandava lui, la polizia municipale di Guardia, ogni quattro novembre, si metteva in posa per un selfie con gli studenti della scuola media S. Guidi. Così conciato il Ceniccola galoppa lancia in resta in direzione del Municipio, al nobile e antico grido: “Floriano lo vuole! A morte la Minoranza! A morte il “partito della Cantina!”. Per non essere da meno, gli affiliati (alla Casa di Bacco) si vestono da cavalieri erranti e lo seguono esultanti: scudo con l’effigie di Floriano, cotta di maglia, elmo con piuma di gallo e vessillo col volto santissimo di Amedeo Ceniccola. Nel ruolo di scudiero, scartato Vicienz – troppo magro –, il Ceniccola sceglie a sorpresa il fratello di questi, Giuvann che, in sella al vecchio cavallo noleggiato al maneggio sanlupese di Gennaro e ribattezzato per l’occasione Ronzinante, dopo 20 anni di fedeltà rivela di essere segreto seguace di Floriano: “Sono sempre stato in suo potere”. Alla notizia del corteo non autorizzato, un nutrito gruppo di guardiesi indiavolati scende in strada e mette in fuga Amedeo Ceniccola e gli affiliati alla Casa di Bacco, riempiendoli di contumelie e ortaggi di ogni tipo. Ora che l’onore ferito di Floriano è salvo Motozappa parte alla ricerca di Excalibur, che sola può sgominare i guardiesi inferociti. Passano poche ore e Amedeo Ceniccola vestito ora da eremita penitente che si è sottoposto alla tonsura del crine e ha fatto voto di obbedienza, chiama a raccolta il fiore dell’intellighenzia alla Casa di Bacco: ormai è una crociata per salutare il ritrovato onore ferito di Floriano. Il primo ad accorrere, va da sé, è Garrick Maguire, vestito come William Wallace in Braveheart, il quale, in cambio della nuova edizione del “Sannio Tattoo”, ha fornito l’intero armamentario rubato al sovrano Plantageneto in persona. Raffaele Di Lonardo, che non vuole alzarsi presto la mattina, come Orlando a Roncisvalle suona l’olifante sino a perdere sangue dalle orecchie (forse a causa dei sigari di pessima qualità che si ostina a fumare), ma il suo richiamo non resta inascoltato. Dal centro storico, infatti, accorre il reporter Allen Pizzey, truccato da Cosimo Giordano con trombone da brigante e mulo. A ruota segue Carlo Roberts, l’esperta di incoming turistico (non fatevi ingannare dal nome maschile: è donna), confusa ma grata per aver ottenuto la residenza da Floriano, si presenta vestita come fosse a bordo piscina a sorseggiare un drink. Intanto, dopo una lunga inchiesta il prode Motozappa ritrova Excalibur custodita al museo comunale dai giovani detti gggiovani di maggioranza che – distesi su un piano inclinato, con le caviglie e i polsi legati, a testa in giù – vengono costretti a vedere ininterrottamente (sottosopra), la collezione di farfalle: maledicendo il curatore della mostra amico di Sgarbi.  Nauseato da tanta piaggeria, Motozappa scioglie i legacci e li fa inginocchiare e poi, insieme agli affiliati della Casa di Bacco, li schiaffeggia e proclama brandendo Excalibur: “In nome di Dio, san Michele, san Giorgio san Filippo e soprattutto san Floriano, vi nomino cavalieri dell’ordine della Pagnotta”. Amedeo Ceniccola, commosso, impugnato un nerbo di bue, si percuote a sangue, si prosterna, compie atto di sottomissione, offrendo a Floriano il suo giuramento di Ippocrate e legge una supplica a due mani, in duplice testo latino e yankee: “Mio signore,  Guardia è nelle tue mani”. Ma Carlo Falato, ingelosito lo interrompe urlando come un tarantolato: “Penitenziagite! Nel 2020 non ti servirà l’inglese!”. A sbrogliare la tenzone deve provvedere Motozappa in persona, che impone il triumvirato delle trePi, coordinato dal gestore del Bar Rosy. L’ex assessore alla cultura della passata stagione viene richiamato come portavoce e sottopancia di Floriano e, va da sé, guida gli speciali della traslazione transoceanica della Casa comunale, anch’egli restando in ginocchio e continuando a flagellarsi. Atterrito dal susseguirsi degli eventi, Obara guadagna la toilette e si chiude a tripla mandata, ma nascosto sotto il lavabo si materializza – annunciato da un soave miagolio – a sorpresa Motozappa: Obara offre quel che ha di più caro, il trapasso low coast, di cui ha twittato una bella foto. I giovani detti gggiovani di maggioranza fanno di necessità, virtù. Si sforzino un po’ di più, suvvia: grida dal suo ufficio Floriano. Hanno studiato come pazzi, si sono consumati gli occhi sui libri, hanno lavorato duro fino a conquistarsi la fama di competenti e non hanno ancora trovato un modo per dimostrare che la colpa per la mancanza di un incarico, sotto sotto, è del solito Gabriele. Inebriato dalla gioia Floriano istituisce l’assessorato al vino e sceglie bene. Nomina José Calixto e così fa un dispetto a Cotarella: “Quanno ce vo’, ce vo’!”. Il mini rimpasto di giunta diventa trendy e tutta la crème d’oltreoceano, e relative famiglie, si trasferisce in Comune. Per loro, la parola d’ordine, anzi, la password, è una sola: “Baciamo le mani”. Intanto, testimonial malinconico della rinascita guardiese, Raffaele Benevento se ne sta saldo alla guida della nuova Jeep: sfreccia lungo via Municipio in direzione di piazza Castello (ribattezzata piazza Floriano), dà di gas (eco-compatibile) e, con plateale gesto, nei pressi del Comune, fa un bel paio di corna all’indirizzo di Floriano a significare l’indifferenza per la poltrona.

Riusciranno i nostri eroi a riscattare l’onore ferito di Floriano dalle grinfie dell’avvocato affetto da perversione comunale?

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