Floriano l’americano

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Invidio a Floriano Panza la convinzione di essere interessantissimo. E siccome lo invidio non mi stanco di leggerlo e commentarlo: “Guardia Sanframondi protagonista sulla tv a stelle e strisce: ieri 18 milioni di persone hanno seguito la puntata sul noto network Usa Cbs”. Lo invidio e voglio una vita come Floriano, una vita che non è mai tardi: a quasi settanta anni sta per concretizzarsi l’opera più importante della sua vita, quella per cui sarà ricordato nei secoli, ossia il secondo sbarco (al contrario) più importante di un italiano in America dopo quello di Cristoforo Colombo. Voglio una vita fatta così. Lunga vita, lunga vita a Floriano.

Lasciamo da parte l’ironia, è sotto gli occhi di tutti che se c’è, fuor di retorica, un petrolio vero a Guardia, quello è nell’offerta di godimento e bellezza. Prova ne sia che il Commissario Montalbano – con vista panoramica su Vigata-Ragusa – macina in tivù il 41 per cento di share. Ma noi come li accogliamo i milioni di cittadini statunitensi che, volendo dare seguito agli aruspici di Floriano, visiteranno Guardia nei prossimi mesi? Dove li alloggiamo? A Telese, Cerreto, alla Mostra d’Oltremare, o in località Farciola? Cosa offriamo loro? A parte il patrimonio dei nostri nonni. Il centro storico, se si escludono piccoli interventi, è ancora abbandonato a se stesso, svuotato. D’accordo, per conservarlo e valorizzarlo i soldi scarseggiano drammaticamente. Del resto, checché se ne dica, il bilancio di Guardia è sempre in bilico. Qual è la nostra offerta turistica? Allora, che facciamo?

Svendiamolo per 15mila dollari!

Diciamo la verità: non è che gli americani hanno poi scoperto l’acqua calda. Si svenda. Si sente ripetere sempre più spesso per le strade e i luoghi di aggregazione di Guardia. 60, 70, migliaia di cittadini americani sono pronti all’acquisto. Si svenda al primo anglosassone che voglia (e possa) approfittarne… dice il sindaco, sfoggiando un sorriso da film di Vanzina, somministrandoci l’ennesimo proclama da televenditore: “Guardia Sanframondi ‘spopola’ sulla Cbs: americani pronti a trasferirsi nel Sannio”. Lo stesso sindaco che, anche se è arrivato a cose fatte (secondo l’opinione di alcuni entusiasti), oggi rappresenta chi più di tutti ha semidistrutto, con le sue inefficienze, con la sua inadeguatezza non aggettivabile, la più grande ricchezza del territorio. Ora, proprio per non abbandonarlo, non resta che svendere. Svendi. Un americano lo si trova sempre, c’è l’addetto, c’è un ufficio comunale proprio per questo. Svendere è giusto, anzi per alcuni sacrosanto. E poi, vuoi mettere nuove aggregazioni culturali, il fascino del kilt, nuove identità, visto che i guardiesi di ogni tendenza politica nutrono oggi una crescente avversione per l’autoctonia identitaria, segno di una più generale masochistica avversione per la propria eredità.

No, Floriano, Guardia non è in vendita. Tolkien diceva che “le radici profonde non gelano”. Ma se le radici le strappi, e al loro posto pianti le radici degli altri, farà fatica la tua cultura a superare l’inverno. Non puoi usare la comunità, il suo patrimonio storico, le sue bellezze artistiche – come del resto stai facendo – solo per sponsorizzare te stesso. Il Comune di Guardia non è una agenzia immobiliare. Non è un contratto da stipulare al chiuso di uno studio commerciale. Guardia ha ancora dentro di sé un cuore e una mente, che non si possono comprare con i dollari americani. Guardia non ha bisogno di essere concimata dall’esterofilismo. Il riconoscimento Unesco è solo nella tua mente. La valorizzazione enogastronomica del territorio non è merito tuo. Guardia non è soltanto una mammifera da usare, ingravidare e poi gettare come una buccia. Guardia non è il mezzo per soddisfare il tuo ego ipertrofico. Guardia non è un pupazzo che ti puoi fabbricare dove vuoi e come vuoi. No, Floriano, Guardia ha una propria identità, è la storia da cui provieni, la geografia in cui ti muovi, la lingua che parli, l’arte che vedi, la terra degli avi, i loro sacrifici. La politica ha un compito fondamentale: governare la comunità, guidarla e amministrarla, affrontare i problemi pratici, decidere. Spero solo che in futuro le giovani generazioni sappiano che fortuna hanno a viverci ogni giorno. E amministrare non è un capriccio o un desiderio, ma è una responsabilità che segue un atto di fede e di amore e se per indole o per scelta, per natura o per cultura, non ci sono le condizioni accetta i limiti della condizione umana e vivi la tua vita da pensionato.

 

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