Floriano non perdona!

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Guerra civile dei panziani a Guardia. E non solo nei locali in via Municipio. I giovani detti gggiovani di maggioranza, temono di perdere il primato nel cuore di Floriano. Floriano, infatti, parla con il “papillon”, col “nipote”, con l’ex assessore alla c(u)ltura!!!, addirittura con la “minoranza” e con loro, invece, nisba. Le chiacchiere al caminetto Floriano non le fa più con loro ma con il più anglofono degli anglofoni, ovvero Garrick Maguire e con il più portoghese dei portoghesi, ovvero José Calixto (ma solo in Rete) che ogni giorno, su Facebook, fa un New Deal grande come una capanna a Floriano. I giovani detti gggiovani di maggioranza, sperano: “Chissà, forse Floriano dopo ci parlerà e ci assegnerà l’incarico”. Passano i giorni e ancora, nisba. La guerra diventa incivile. I giovani detti gggiovani di maggioranza, vista l’impossibilità di arrivare a scalfire il sì nobile cuore di Floriano, pensano una nuova strategia e inalberando il vessillo col volto santissimo di Floriano tipo i crociati con quello della Veronica stringono d’assedio la palazzina del Comune. Preparano scale, arieti e catapulte: “Se Floriano non ci parlerà, prenderemo il Comune con la forza!”. Certi del successo, gli astuti giovani detti gggiovani di maggioranza, pensano di poter contare su un infiltrato, un panziano dell’ultima ora, per entrare nel fortino del Comune: Amedeo Ceniccola. Più spietato di Giuda, più infido di Jago, più spregiudicato di Efialte di Trachis figlio di Euridemo che tradì Leonida alle Termopili (almeno così dice Wikipedia), Amedeo Ceniccola però, dopo aver somministrato loro un intruglio a base di Malaga, cattura i gggiovani rivoltosi di maggioranza, li lega al palo della tortura dimenticato sei anni prima dal Rione Croce e poi li offre a Floriano che già innalza il rogo in piazza Municipio per bruciarli come eretici nemici. Floriano non perdona! Di fronte alla terrificante prospettiva, la “minoranza” è costretta a inviare Carlo Falato a invocare clemenza. Floriano capitola, libera i giovani detti gggiovani di maggioranza, cui viene rinnovata la promessa elettorale, però a partire dal 2040, a Refrontolo.

Soddisfatti per essere sfuggiti alle fiamme e per la candidatura come consiglieri a Refrontolo, i giovani detti gggiovani di maggioranza, riconoscenti, devono dimostrarlo di esserlo e perciò fanno emettere un francobollo celebrativo dal locale Ufficio postale raffigurante un mezzo busto di Floriano; ma siccome non vogliono passare per ingrati fanno innalzare in via Parallela una nuova statua alta trenta metri, commissionata per l’occasione al maestro Palladino raffigurante Floriano col calice in alto e allo stesso tempo chiedono per Amedeo Ceniccola la crocifissione in sala mensa della scuola elementare. Deve intervenire nuovamente in blocco la “minoranza” per mitigare la punizione, che così viene convertita dal Consiglio comunale convocato ad horas in una pena da purgatorio dantesco: un nuovo premio de “La Casa di Bacco”, una bottiglia di Falanghina sulla cui etichetta spicca il mezzo busto di Floriano (tale e quale a quello raffigurato sul francobollo). Con una dicitura: “Cantami o divo Floriano”.

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