Qual è il problema?

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A volte non capisco Guardia, i guardiesi e pure certa politica. Proprio non capisco. Fatemi capire. Cosa vuol dire “scorretto”. Spiegatemelo. Nel frattempo ricapitolo per chi si fosse perso le puntate precedenti (https://raffaelepengue.wordpress.com/2016/04/03/la-scomparsa-dellopposizione/).

Fatemi capire. Chi ha fatto le regole della politica in questa comunità? Quali sono? Dove sono? Fatemele vedere. Voglio capire perché in questo paese uno che dice le cose come stanno – o per lo meno come la pensa una fetta abbastanza importante del paese -, è scorretto e invece chi, coscientemente o inconsapevolmente, non contrasta adeguatamente chi rappresenta la sciagura per questa comunità, che dice e fa cose lunari, è corretto. Se è così allora ammettiamo che la politica a Guardia è il regno dell’ipocrisia, che non ha alcun rapporto con la realtà, che è il polo opposto alla popolazione. Fatemi capire. Cosa c’è di scorretto nel sollecitare l’opposizione istituzionale, la società civile guardiese, il settore delle professioni, i cittadini ad una azione più incisiva contro gli autori di tale disfacimento? Qual è il problema? Essere incazzati perché ciò non avviene è un problema? Oppure il problema è che nessun altro lo fa? Essere decisionisti è un problema? O il problema è che è inutile, tanto il cittadino vuole che siano altri a decidere per lui? Dire un giorno sì e l’altro pure che questa gente è un peso sul nostro groppone è un problema? Dire che non se ne può più (almeno per quel che mi riguarda) è un problema? Criticare chi in questo paese coccola, giustifica e coltiva questa gente e quel che rappresenta è un problema? Ora tutti incazzati e quasi si lamentano perché non hanno ancora ricevuto nemmeno uno straccio di  incarico, una consulenza, un appalto. E che per anni ci hanno impartito lezioni sulla loro verginità, hanno indossato la toga e giudicato tutto e tutti.

Fatemi capire. Dire che non se ne può più dei loro sotterfugi, dei loro pizzini, delle loro manovre di potere, del loro spregio delle basilari norme democratiche e della loro allergia al confronto dialettico è un problema? Raccontare la verità sul conto del padrino è un problema? Oppure il problema è che nessun altro la racconta? Dire che nella sua vita ha fatto tutto – ci permetta – il peggio di quello che si può fare in politica è un problema? Dire che il territorio, l’ambiente, il decoro urbano, la giustizia e la sicurezza in questo paese fanno acqua da tutte le parti è un problema? Dire che la sua stella è politicamente finita è un problema? Anche se non sembra. Anche se comanda. Anche se gode ancora di un buon appoggio nell’opinione pubblica. Dire che la sua politica, quella che abbiamo conosciuto fino a oggi, quella politica spocchiosa e snob che come i jeans, va bene in ogni stagione e in questa comunità ha fatto della propria presunta superiorità morale le palle da mettere nello stemma comunale (al di sotto delle torri) è un problema? E soprattutto ha fatto due palle così a noi è un problema? È un problema o no?

Mettiamoci d’accordo. Mettetevi d’accordo. Innanzitutto con voi stessi. Chi mi conosce sa perfettamente che sono allergico a tutte le etichette (figurarsi in quella da politico), che sono uno che ti manda a fanculo se ti dimostri incoerente, insincero (sapete a chi chiedere per conferme). Ma questa storia assurda della “correttezza” è il paradigma aureo e perfetto dell’idiozia della politica guardiese. Ammesso che abbia ancora un senso il termine Politica. È il simbolo di una galassia, per lo meno una volta la era, che masochisticamente ha estromesso tutte le sue migliori intelligenze; e inevitabilmente le ha regalate a questa gente ormai stufa anche di se stessa e quindi interessata solo al ”portatore di voti”. In un lento meccanismo di autodistruzione, una per una, vengono espulse tutte le persone che hanno la colpa di esprimere un pensiero. Magari, addirittura!, originale. Salvo poi dopo ogni appuntamento elettorale spandere le lacrime di un assurdo complesso di inferiorità e lamentarsi della ghettizzazione politica. Che in realtà è solo paura del confronto. Perché anche la politica, in questo paese, alla fine, concede una sua piccola, lacrimevole, pietosa e rassicurante, rendita di posizione. Oggi non sono io quello “scorretto”, ma mi domando cosa resta della politica a Guardia. Evidentemente in questi anni non ho capito nulla. Non resta che domandarmi: in cosa ho sbagliato?

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