Cerco su Google e non trovo nulla!

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floriano refrontoloGrazie alla mia abitudine, per mancanza di abitudini, a sorbirmi quello che ci propina l’ufficio stampa comunale, nel meditabondo rientro da una lauta Pasquetta, facendomi largo fra la miriade di turisti che lasciano entusiasti Guardia, dopo aver invaso ogni angolo del centro storico, prima ho letto l’intervista di Clare Galloway, pittrice e scrittrice irlandese (!!!) al quindicinale Realtà Sannita a firma Angela Iacobucci (uno sguardo su Wikipedia, no? L’isola di Arran si trova in Scozia), e poi mi ci sono sprofondato dentro, come in un verde prato fiorito consolatorio e mi è venuta voglia di dichiararmi cittadino di Marte o di Saturno.

Tralasciamo la parte dell’intervista che narra le odissee della nostra neo concittadina SCOZZESE, macinata dal mulino fucciano beneventano con assoluta apollinea indifferenza, e concentriamoci su quanto dichiarato nella medesima circostanza dal sindaco Panza «che ci viene incontro con il sorriso e la benevolenza di un primo cittadino attento al territorio che amministra e ai suoi abitanti, con un occhio di riguardo ai “cittadini inglesi”».

«L’immigrazione è sempre una ricchezza culturale – dice il sindaco Panza all’intervistatrice carente in geografia – …una immigrazione come questa poi, è una vera benedizione!». Quanta storia dell’antica cultura della nostra comunità viene frantumata con queste parole. Il sindaco Panza, tranquillo come un Buddha seduto sui suoi meriti, la compatta tutta per la discarica con serena certezza che non meriti altro che il suo disprezzo, ma con il tono di chi si sente così meravigliosamente saggio. E scaltro. Ed ecco che dice (rimanendo in attesa di quel che sosterrà la prossima settimana, di ritorno dal Veneto), una cosa che mi colpisce molto: «Per una comunità che da anni investe, sul suo territorio, sui suoi vitigni pregiati, sulla qualità dei suoi vini, cercando costantemente di promuoverli, anche con convegni a carattere nazionale, con gemellaggi con terre dai vini noti e con paesi a vocazione enogastronomica anche stranieri, investendo le proprie risorse economiche e intellettuali, e facendo quasi tutto da sola, perché spesso non trova, nelle istituzioni più alte, il giusto punto di riferimento e di appoggio per lo sviluppo, questa immigrazione non è affatto un problema, ma una risorsa…». In queste poche parole si percepisce un’idea di sé e del suo mondo dove si disprezza l’umile affannarsi del formicaio umano guardiese, troppo vicino alla terra rispetto al pinnacolo del mondo e del sapere dove svolazza Floriano. Ma una persona di così squadernata superiorità, non un politico, un amministratore qualsiasi, ma un viaggiatore nelle profondità della cultura socio-economica-enoica di Guardia, come avrà sistemato la comunità che amministra? Cerco su Google e non trovo nulla! La viticoltura non pare sia abbia fatto dei progressi da quando Floriano se ne “occupa”. Il centro storico, in alcune parti, è ancora precluso ai cittadini. A parte la gru, la vista della parte antica  all’uscita della “bretella” è sempre quella. Il decoro e la pulizia del paese, idem. La trasparenza amministrativa, una chimera. il responsabile dell’Utc, ai domiciliari. Il consiglio comunale, un optional. Certo, abbiamo il museo (anzi due). Certo, abbiamo l’ascensore per accedere sul Castello. Certo, abbiamo lo “sportello per gli stranieri”. Certo abbiamo sviluppato la cultura dell’accoglienza con quelli che del posto non sono ma che mostrano di apprezzarne il valore, tanto da favorirne l’insediamento, fino a farli sentire “di casa”. Certo, il prossimo anno abbiamo i Riti… ecc… ecc… Cerco ancora su Google e mi si apre un mondo. Trovo piazzati figli (mogli, nipoti, parenti vari…). Imbullonati, non precari come le centinaia di figli di guardiesucci piccoli piccoli. Sono certo siano bravissimi, certissimo della loro intemerata purezza, tutti figli (mogli, nipoti, parenti vari…) della nomenclatura di Floriano che sono bravi ragazzi. E un sacco di loro sono approdati in eccellenti posizioni sempre all’ombra di Floriano, a quanto pare… Consultare per credere.

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