Più idee e meno social!

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floriano militareSguazzare nel magico mondo di Floriano Panza è impresa faticosa e noiosa, ma istruttiva. Catalogare consulenze, prebende, appalti, sprechi, annunci, promesse (di solito su progetti segretissimi, anche per chi dovrebbe averli partoriti), impegni di spesa, imperativi, scadenze, ultimatum, slogan, parole d’ordine, è un modo come un altro per studiare e cercare di capire Guardia e i guardiesi. Dopo le mille balle elettorali (centro storico, scuola, 100 vani per i giovani, l’Unesco, la vinoterapia di gruppo, il New Deal, ecc…), a Guardia sembra di essere tutti in una comunità di recupero per disintossicarci con terapia omeopatica e graduale: drogati da ben sei anni di patacche e bufale. Dove Floriano è il metadone: l’oppioide che surroga sostanze psicotrope più forti e previene l’astinenza. Nessuno, a memoria di guardiese, aveva tanto personalizzato la politica e il potere in una sola faccia, un solo corpo, una sola bocca perennemente socchiusa, come Floriano. Come uomo di potere, Floriano ha certamente grossi numeri. È arrogante al punto giusto, un po’ guappesco e, come il suo mentore fiorentino, sembra avere del potere un concetto alquanto padronale. In più ha una spiccata – e funesta – propensione a considerare nemici tutti coloro che non si rassegnano a fargli da servitori. Sono pochi, intendiamoci, i politici immuni da questo vizio. Ma alcuni sanno almeno mascherarlo. Oggi però, dopo sei anni di continua campagna elettorale, Floriano è finalmente costretto a fare delle scelte e a misurare le sue ambizioni con la dura realtà dei conti che non tornano. L’atterraggio dell’egocentrico monarca sulla terraferma dei numeri è tutt’altro che indolore. Non basta più travestirsi da sposa ai matrimoni e da salma ai funerali, per avere in pugno Guardia e svolazzare come se il consenso fosse eterno. I cittadini guardiesi potrebbero stufarsi di lui molto prima di quanto sospetti. Il malcontento è generalizzato. L’Ufficio Tecnico comunale, il “gioiello” decantato in campagna elettorale, è affondato sotto i colpi della magistratura. Le cronache narrano di cittadini inferociti, di scrivanie che vibrano. Di violenti alterchi lungo i corridoi del Municipio. Il 99% degli annunci di Floriano sono balle, ma soprattutto molte delle poche cose fatte in questi anni non funzionano perché sono sbagliate e clientelari. E qualcuno comincia a capire che la ripresa (per il culo) di Guardia era una leggenda metropolitana e che a fare i sacrifici saranno i soliti noti: gli agricoltori, un’altra volta scippati dei frutti del loro lavoro; e i cittadini onesti, spremuti da una tassazione spaventosa che l’amministrazione, incapace di risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, non vuole neppure solleticare.

Eppure, in questo antico borgo di agricoltori so per certo che c’è un sentimento sommerso ma vivo e intenso. Basta sollevare il velo e il senso di comunità è forte. Siamo ancora guardiesi, seppur disincantati. Il mio non è un elogio. Sono guardiese e i guardiesi hanno difetti grandi e gravi. Molti di loro ancora vivono con delusione. Inutile farsi sconti. Molte volte ci siamo persi per strada. Nondimeno abbiamo grandi risorse. Siamo stati grandi e lo siamo. La nostra storia lo conferma. Per questo oggi non ci sono più parole per descrivere il lento e inesorabile, ma tutt’altro che inevitabile, suicidio della comunità e della sua massa critica. Ciò che manca è un progetto complessivo alternativo a Floriano che risulti credibile e autorevole. Ma anche visibile. Che coinvolga la collettività. In Consiglio comunale la minoranza ha assunto quasi sempre la posizione giusta. L’ultima presa di posizione lo dimostra e la rafforza ulteriormente. Ma affidare la comunicazione a qualche articolo sulla stampa o a estemporanee e cacofoniche dichiarazioni ad effetto sulla Rete, sui social, per giunta alternate dai soliti balletti di improperi e quant’altro, è un errore madornale. E qui non si scappa: le idee camminano sulle gambe degli uomini e questi devono farsi sentire: non solo attraverso la tastiera di uno smartphone.

Nell’assise comunale si possono fare cose splendide, ma se poi la gente “normale” non le viene a sapere, strillare su Facebook (sai che novità) non serve.

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