Lo vogliamo disturbare o no il manovratore?

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grand-hotel-guardiaDopo la nota pubblicata ieri, mi scrivono (in privato!!!) un paio di cittadini guardiesi, presumibilmente panziani pentiti: “Perché nessuno a Guardia dopo la miseranda vicenda del Responsabile dell’Utc che innegabilmente mette quantomeno in imbarazzo l’amministrazione comunale, dice e fa niente?”. E accetta – aggiungo io -, senza proferire verbo, che l’amministrazione continui a diffondere l’impressione che tali vicende sono infortuni sul lavoro, quindi pazienza? Ma a destare stupore e, insieme, scandalo, è un altro aspetto con cui rispondono essi stessi a questa sorta di annichilimento: “L’avesse fatto Tizio, Caio o Sempronio, saremmo tutti sotto il Municipio”.

Che altro occorre, quindi, per suscitare un filino di indignazione, o perlomeno la reazione dei cittadini? Che so, un filmato che ritrae Floriano in un asilo nido mentre si apre l’impermeabile? Le lacrime di una vite tagliata? Il Nostro che improvvisamente si scioglie come il sangue di San Gennaro, e noi che, insieme alle Madonnine di Civitavecchia che siedono sui scranni comunali, sospiriamo, gementi e piangenti, in questa valle di lacrime? Un’incontenibile tracimazione di liquidi, che rende impossibile per giorni e giorni la raccolta differenziata con la separazione dell’umido dal secco? Emozioni forti. Certo! Ma ciò non toglie nulla al fatto che oggi l’infezione è dappertutto, la comunità politica è marcia e avrebbe bisogno al più presto di nuove idee, di una classe dirigente nuova non solo per età anagrafica o politica, ma per cervello e cultura, che non la svenda al migliore offerente e che sia capace di sollevare il tappeto e impugnare la scopa per riportare un minimo di decenza morale. Invece, al di là degli aspetti per così dire istituzionali, c’è il silenzio indecente del “dissenso”. E c’è il nanismo di alcuni protagonisti di un tempo che fu (forse per il terrore che ogni parola, anche la più impegnativa e altisonante, diventa subito barzelletta).

Lasciamo stare le cose come stanno, sembra la parola d’ordine di queste ore. Di Floriano abbiamo già detto tutto. Non disturbiamo il “manovratore”. Tanto chi può allarmarsi se uno sfigato grida allo scandalo? Non lo prende sul serio nessuno. Se a contrastare Floriano sono solo chi scrive su un blog e due o tre “volenterosi”, Floriano può campare cent’anni. E poi c’è la stanchezza che pervade molti alla sola idea di chiamare nuovamente a raccolta i cittadini. C’è l’incredibile servilismo dei sostenitori, mai così compatti nell’occultare le vergogne di Floriano. E c’è l’impresentabilità degli avversari fittizi, che nemmeno si accorgono della loro mutazione antropologica intanto che tra un quadro e una scultura discettano di vino e poesia. Loro che, trasformati da Floriano in un pelo superfluo della politica, in portatori d’acqua e donatori di sangue, hanno collezionato più fiaschi di una cantina sociale. Ma che, tuttavia, sono l’unica vera assicurazione sulla vita di Floriano.

Ma tutto ciò avviene solo perché i cittadini guardiesi hanno la classe politica che si meritano, o perché Floriano, a furia di insistere, ha finalmente i cittadini che si merita? Bella domanda! Quel che è certo è che una volta raggiunto l’obiettivo, Floriano in questi anni ha lavorato scientificamente per cancellare ogni traccia di cittadinanza, opinione pubblica e società civile, sostituendole con greggi sempre più belanti di disperati, pronti a tutto, punto: quelli che, per intenderci, “Vincenzo m’è padre a me”, non più cittadini, ma sudditi adusi a chiedere in ginocchio come favore ciò che spetterebbe loro come diritto. E il fatto che Floriano continui a essere ancora sulla scena la dice lunga sulla scriteriata superficialità della politica che conta in questo paese.

Per fortuna, anche a Guardia c’è vita anche oltre la politica.

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