L’ossessione, caro sindaco Panza, è tutta sua

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foto municipioDobbiamo tante scuse al Sindaco di Guardia. Vittime della cultura del sospetto, “avevamo ipotizzato ed enfatizzato presunti e sospettosi collegamenti con l’amministrazione comunale in carica nella storiaccia che riguarda il Comune di San Lorenzo Maggiore”. Poi l’abbiamo letto e ogni dubbio è svanito. Ci ha convinti. Se lo dice lui, allora è vero.

Sgombriamo subito il campo da un dubbio: premesso che nessuno qui gioisce a divulgare presunti disastri morali e giudiziari, né tantomeno confonde la giustizia con il giustizialismo (la stessa Costituzione prevede l’innocenza finché una sentenza non passa in giudicato), ribadiamo ancora una volta che in un paese normale, la vicenda giudiziaria che riguarda il capo dell’Utc, avrebbe tenuto banco nel dibattito tra amministrazione e amministrati, avrebbe dovuto coinvolgere l’opinione pubblica; avrebbe dovuto aprire discussioni su scenari, possibili implicazioni. Garantire, come fa il Sindaco nel suo intervento col consueto tono perentorio, che «che “al momento” (!!!) nessuna procedura e nessuna persona del nostro Comune è stata coinvolta dall’inchiesta della Magistratura e siamo convinti che gli inquirenti sapranno, come di consueto, addivenire a giusti risultati», equivale ad assicurare che le api continueranno a fare il miele, che le auto avranno ancora quattro ruote e le biciclette due, che la pioggia seguiterà a bagnare. Ovvietà da repartino psichiatrico.

Caro Sindaco, come sta, nel suo secondo mandato? Mi sembra bene, tutto sommato: le foto la mostrano sempre più a suo agio nel suo ruolo. Anche il lieve sovrappeso non le sta male, in fondo: la fa sembrare più simile al guardiese medio. Pensa davvero che il cittadino si accontenti di un laconico comunicato, una svanverava sui media, una messa in scena, la pantomima della posizione ufficiale e relativa dichiarazione di sdegno (a cui, sono certo, i cittadini rispondevano con un diplomatico “chissenfrega“)? Nella sua arroganza senza limiti non avverte neppure un minimo di disagio? Capisco che il fastidio per i social e per la Rete sia sincero, e capisco anche che la aiuti a rimarcare quell’allure un po’ vintage che tanto piace al pubblico guardiese. L’ossessione, caro Sindaco, è tutta sua. Non ho voglia, né motivo, per farle cambiare idea. Il punto è un altro: tanto per cambiare un po’, le ricordo che è stato eletto per fare il sindaco di Guardia e non il rappresentante di uno sparuto gruppo di artisti stranieri di lingua inglese. È stato eletto per fare gli interessi della comunità e non solo quelli di un unione di viticoltori. È stato eletto per gestire una comunità di viticoltori e non la sua principale realtà produttiva. Ma soprattutto è stato eletto non per cercare consolazione nel vino e nel vino trovare nuovi motivi di conforto.

La gente è stufa dell’ambiguità separata dalla coerenza – e dalla politica – che è lo spirito del nostro tempo. Un’epoca di assoggettazione al galateo dell’ipocrisia, del doppiogiochismo. La gente è stufa del suo modo di fare, Sindaco, di come coopta gli stranieri ed emargina i guardiesi. Del suo egocentrismo autoritario e insofferente a ogni critica; di come dimostra disprezzo per gli avversari politici. Li disprezza e li ricatta, richiamandoli ad onorare quella comunità che lei non cessa di continuare a demolire e distruggere. Cantava Lucio Dalla: “È chiaro: il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce, e come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare, com’è profondo il mare. Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche: il pensiero, come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare…”. Gonfio e tronfio come la rana di Esopo, lei, Sindaco crede di aver lanciato con il comunicato un segno di grande forza e potenza. E, a vedere i post dei suoi amici su Facebook della scorsa settimana, quasi tutti compiacenti e reticenti dal tema del “10%” (a proposito, Sindaco: sono davvero bravi i suoi curatori d’immagine: tutti, bravissimi. Si vede che appartengono a questo secolo, che sanno maneggiare i social) dev’essersi vieppiù convinto di aver fatto bene: il bastone ha funzionato, la sua bravata – a parte qualche timido pigolio critico – ha sortito l’effetto sperato di intimidire e asservire ancor di più il panorama già sdraiato della sua claque cortigiana. L’importante era diffondere e irrobustire un immaginario semplice e manicheo – l’Unesco, il vino, l’arte -, i messaggi semplici sono quelli più facili da far passare, si sa: da un lato lei, che vuole fare qualcosa di buono, dalla parte opposta tutti gli altri, che sanno solo criticare. Ha così rovesciato, nella percezione dei cittadini guardiesi, la normale dialettica democratica (l’amministrazione che decide, l’opposizione che controlla e critica) in una contrapposizione tra costruttori e distruttori, tra buoni e cattivi. In fondo era l’uovo di Colombo, ma bravo lei, Sindaco, che è riuscito a gabellare come virtuoso questo rovesciamento. Nondimeno, si ricordi, Sindaco, #stiasereno e se ne faccia una ragione: lei non è il Padreterno.

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