Il Re è nudo, il Re deve abdicare

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floriano panza taglio nastro 2Doveva essere l’amministrazione della meritocrazia, della riscossa dei giovani e di un’intera generazione. Doveva essere la nuova Guardia Sanframondi. E invece ci ritroviamo con un personaggio degli “Amici miei” (solo che gli “Amici miei” facevano ridere. Gli Amici suoi fanno solo incazzare). E mi perdonino Monicelli, Tognazzi e tutta quella manica di geni che ha dato vita un sempiterno affresco dell’italianità più vera. Doveva essere il trionfo della meritocrazia, dicevamo, invece è tutto un comitato di affari di amici, amici di amici, genitori e amici dei genitori. E il personaggio in questione è un conte Mascetti in sedicesima. Già! Perché in questi anni, agli amici, il personaggio di cui sopra, ha sfornato più poltrone di quante ne venda l’Ikea e ha sistemato tutti suoi compagni di strada come neanche la migliore agenzia per il lavoro avrebbe saputo fare. E a forza di creare poltrone nella Casa comunale ha costruito un salotto. E ora ci fa accomodare i soliti noti.

Da cittadino di questa comunità da una vita non posso tacere il mio disagio davanti a questa lunga, indecorosa agonia morale. Non c’è un potere, attualmente, in grado di calmierare la tracotanza del Sindaco (perché è del sindaco Panza che si parla). «Fuori le tre “P” che padroneggiano in questa comunità», urlava dal ballatoio di piazza Castello. E in fondo era sincero. Lui voleva mandare via le tre “P”, per sostituirli con i suoi amici. Logico. Parla senza vergogna di una comunità che esiste solo nella sua immaginazione, si esibisce in supercazzole internazionali a spese della collettività, sapendo di non averne le possibilità. E non parliamo soltanto dell’utopia Unesco, della miriade di comunicati dal tono rigorosamente positivo, perché se uno seguisse soltanto questi, penserebbe quasi di stare nel paese del Bengodi. Parliamo anche, e soprattutto, di presenza fisica. Quella che manca al nostro caro (nel senso di quanto ci costa) Sindaco quando c’è da incassare una critica, da affrontare un problema, da rispondere a una legittima richiesta della minoranza e della società civile. Ormai è una scena che si ripete. L’ultimo caso è quello dell’inchiesta che ha probabilmente coinvolto il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale (scelto proprio dal Sindaco). Il solito brodo primordiale di corruzione che ci fa sempre disamorare della politica attuale sempre più coinvolta in interessi personali e meno in quelli pubblici. Il Sindaco non risponde. Latita. Svicola. La monarchia popolare del Sindaco si è tradotta in monocrazia egocentrica (è lesa maestà chiedere che la vicenda venga discussa in un Consiglio comunale aperto). Meglio le passarelle a base di vino sul castello, non c’è dubbio. Affrontare le critiche dei cittadini non è roba da Floriano Panza. Eppure da San Lorenzo Maggiore il segnale è stato chiaro. Il lungo, lunghissimo viale del tramonto è stato imboccato anche nella comunità guardiese. Anche se ora se ne parlerà per qualche giorno e poi faranno di tutto per dimenticarlo, ma la corruzione è una metastasi insopportabile che può colpire ovunque e se la si vuole combattere bisogna fare cose molto concrete. Come, ad esempio, cominciare a rendere trasparenti i bilanci, gli appalti e fare una seria anagrafe consultabile da qualsiasi cittadino dei fornitori, delle commesse e delle spese, perché per i “cattivi” così diventa più difficile, tutto più complicato. La probabile corruzione, l’intricato sistema di favori e mazzette, svelato dall’inchiesta – che evidentemente non è un fenomeno recente, che evidentemente non è un fenomeno sotterraneo – ha trovato terreno favorevole, proprio per la mancanza di trasparenza.

Onestamente non so cosa pensare. Se non che i cittadini guardiesi non meritano questa incertezza. Loro sono evidentemente meglio di chi li amministra. Perché un tema come quello della presunta corruzione che tocca (di rimbalzo) la nostra comunità, non può essere lasciato così, con un semplice comunicato in cui si annuncia la sostituzione del responsabile dell’Utc con un giovane professionista. Perché se il titolare dell’inchiesta e la stampa dichiarano che l’intera vicenda non è chiusa, anzi, tutt’altro, la minoranza e l’opinione pubblica hanno il sacrosanto diritto di essere informati. Perché credo sia giunta l’ora di compiere un atto politico forte. Perché (di solito) quando uno dei principali collaboratori viene trovato con le mani nel sacco il capo deve trarne le conseguenze.

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