Il nostro territorio morirà soffocato dalla corruzione?

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corruzioneScrive Ostellino: “Se e quando la politica interferisce sul mercato, distorcendone i meccanismi naturali e spontanei che si estrinsecano nel libero e proficuo rapporto bilaterale fra domanda e offerta, la società si prende la rivincita e provvede. Con la corruzione. Qualcuno, nella politica o nella Pubblica amministrazione, disposto a farsi corrompere c’è sempre; tutto sta ad individuarlo ed approfittarne”.

Oggi, dal capoluogo alla più piccola Pubblica amministrazione, l’onorabilità in politica è decaduta al rango d’immagine, così la dignità degradata a pura apparenza e simulazione. La visione della vita ha ceduto il passo alla visualizzazione dell’icona. La corruzione dilaga quando non devi render conto a nessuno, né a una comunità né alla propria coscienza. Vivi e non rispondi di nulla a nessuno. Le cronache laurentine dimostrano che c’è un nesso strettissimo tra la crescita della corruzione anche nel nostro territorio e il declino della sua classe politica. Osservando le dinamiche di queste ore, subito ti accorgi che la politica e la Pubblica amministrazione, eccessivamente invasive, hanno occupato gli ambiti propri della società civile, finendo col condizionarla. E la risposta della società civile, interprete degli interessi concreti individuali, non può che essere che la corruzione.

Non dirò che viviamo una decadenza assoluta e totale; nella storia di questo territorio ci sono state altre epoche e altri momenti di degrado, in forme diverse. Ma possiamo dire che nell’arco di una vita o di una generazione, siamo nel ciclo basso, depresso e deprimente, in cui sale la corruzione e scende la qualità.

La corruzione oggi, da noi come intorno a noi, è un fatto mentale, morale e culturale, un processo interiore prima che un fatto esterno. Verrebbe quasi da dire che oggi mancano i motivi per non cedere alla corruzione. Ma c’è un altro fattore, decisivo – ma fino ad oggi trascurato -, che genera, rigenera e moltiplica la corruzione. Un fattore pesante, difficile da debellare ma che è il principale mandante dei vizi, le mediocrità, i difetti, le turpitudini della nostra classe politica. È un fattore per certi versi psicologico ma la sua incidenza è enorme sull’agire politico, sulla pratica quotidiana e sui comportamenti.

Di che si tratta? Mancano le motivazioni. I cittadini sono demotivati, hanno perduto la molla che li motiva e li sospinge. Hanno perso le motivazioni ideali, pubbliche o personali che spingono ad agire, a fondare, a perseguire un fine comune. Le stesse che costituiscono da sempre il sostrato di una qualsiasi società civile, quel che unisce, anima e muove le comunità. E quando si perde la motivazione, il tessuto civile degenera. La corruzione diviene inevitabile, deborda.

Compito principale della politica, delle sorgenti culturali, quindi, è trovare motivazioni all’impegno pubblico e al sentirsi comunità; e poi selezionare i ranghi riconoscendo i meriti.

La buona politica non è solo buona amministrazione, ma è buona motivazione.

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