Ciù ciù

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Quattro-chiacchiere-in-cittàQualche giorno fa mi è capitato d’incontrare e osservare tutta una comitiva di “tifosi” della Sacra Icona. Ho scrutato la loro troppo sfrontata osservanza, il servo encomio troppo vergognoso e troppo spudorato, la celebrazione della narrazione della Sacra Icona portata instancabilmente ad esempio  di virtù e opere del genio guardiese. Che intanto va giù duro nella somministrazione di sé e del potere al punto di realizzare il più devastante conformismo della storia di questa comunità, senza fare prigionieri: infatti, impallina tutti.

Li osservo, pressappoco furtivamente e mi chiedo: è più biasimevole il familismo amorale della Sacra Icona o lo è di più il facciatostismo con cui costoro nei loro ciù ciù tentano di giustificarsi?

Hanno compiacenza di sé, se così si può dire, si muovono con la consapevolezza di avercelo lungo assai lo sproposito morale e intellettuale e li osservo centellinare il Quid domenicale mentre– era, appunto, domenica all’interno del bar la scena – arrivano aggiornamenti sulle tensioni settimanali (le news rigurgitavano di troupe, di appostamenti, accerchiamenti tipo militare e loro – frementi con il calice in alto intorno al loro stesso cerchio – continuavano a raccontarsela tra di loro, di loro cose, tutte estranee alla realtà; ogni due parole, dicevano “Floriano”, dopo di che continuavano a fare ciù ciù di fatterelli perfino graziosi ma definitivamente fuori sincrono coll’evento inspiegabile svelato dal fustigatore di violentatori di animali).

Non c’è un potere, attualmente, in grado di calmierare la tracotanza di queste persone e della loro Sacra Icona. Perfino il pensiero se ne sta zitto e buono. Inutile dire dell’opinione. L’unica a farsi carico dell’opposizione è la realtà.

Sono uscito dal locale e sono usciti anche loro. Andavano pochi metri più il là: verso sud. Sono rimasto incantato a vederli muoversi – sempre con grande compiacenza di sé – e immaginare il tutto. Un altro ciù ciù a uso di quattro compari e cumparielli.

Ps. Quasi quasi domani mi reco presso uno dei 2.000 banchetti della “speranza” e chiedo la tessera del Pd.

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