La linea della palma

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clipart-bigger-version-hiC’è un fattore decisivo ma trascurato nella mia comunità che genera, rigenera e moltiplica il malessere. Un fattore che non possiamo debellare ma che è il principale mandante dell’immoralità che impregna questa comunità. È un fattore più che altro psicologico ma la sua incidenza è enorme sull’agire politico, sulla pratica quotidiana e sui comportamenti.

Di che si tratta? Oggi la comunità ha perso la sua buona fama, il tessuto civile degenera e avanza altro. Ovvero quella rete opaca, abile nel nutrire l’humus di segmenti di popolazione più esposta, debole, permeabile; gente amareggiata e risentita per la perdita di certezze e che cerca una tutela, qualche favore, una raccomandazione, un permesso, non importa come e a che prezzo. La piccola corruzione, il clientelismo, il familismo, il voto di scambio, l’inefficienza non sono più fenomeni sotterranei, sono stati affiancati, rafforzati, radicati e si sono consolidati, hanno attecchito, hanno trovato terreno favorevole, si sono insinuati in tutte le fibre della società.

E allora le parole di Leonardo Sciascia suonano più che attuali: “Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… e sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma…”. La linea della palma diviene inevitabile, deborda anche in questa comunità, ognuno coltiva un risentimento di rivalsa perché si sente non riconosciuto nei suoi meriti né motivato da alcun ideale di riferimento. E cerca di risarcirsi migliorando il suo status e il suo tenore di vita.

È innegabile che c’è un nesso strettissimo tra la crescita della piccola corruzione e il declino della meritocrazia. Nella mia comunità le capacità non vengono riconosciute, i meriti non contano nulla, la memoria collettiva è labile e presto dimentica il bene come il male, i meriti come i demeriti, il decoro come l’indecenza. La dignità degrada a pura apparenza e simulazione. La visione della vita cede il passo alla visualizzazione dell’icona. Vale solo il profitto, il vantaggio personale. Se non c’è gloria si cerca denaro, se non c’è stima si cerca vantaggio, se non c’è convinzione c’è convenienza.

La piccola e strisciante corruzione dilaga quando non devi render conto a nessuno: a maggior ragione alla propria coscienza. Vivi e non rispondi di nulla a nessuno. E come se tutto ciò non bastasse, oggi questa comunità sovrabbonda di leccaculo: sono fra noi e sono dei benemeriti, a tal punto nostri simili che ci confondono. Sono il sale di questa comunità, la colla che la tiene insieme. Non danno giudizi di valore sul culo da leccare. Gli piace perché gli serve. Sembra che siano al servizio di qualcuno, invece leccano per amore di sé. Si procurano vantaggi, vogliono protezioni, cercano complicità. Evitano di farsi dei nemici, si dichiarano sempre disponibili. Sono socievoli. Tengono insieme la baracca, fanno girare la macchina, buttano olio sugli ingranaggi. E si aspettano che tu sia disposto socievolmente a fare altrettanto.

I cittadini sono demotivati, hanno perduto la molla che li motiva e li sospinge. La politica (o quel che ne resta), in particolare, ha perso le motivazioni che la muovono. Quelle che in passato muovevano il cittadino sul filo della motivazione di ordine etico o politico (destra, sinistra ecc.), che li spingeva ad agire, a fondare, a perseguire un fine comune e che oggi si intrecciano soltanto al movente personale che nasce dalla legittima sete di riconoscimento, dall’ambizione di distinguersi, dal desiderio di veder riconosciuti i propri meriti, in un scala che va dalla buona reputazione alla popolarità.

Non dirò che in questa mia comunità viviamo una decadenza assoluta e totale; ci sono state altre epoche e altri momenti di degrado, in forme diverse. Ma possiamo dire che nell’arco di un quinquennio, siamo nel ciclo basso, depresso e deprimente, in cui sale il malessere e scende la qualità. La “linea della palma” di sciasciana memoria è un fatto mentale, morale e culturale, un processo interiore prima che un fatto esterno, anche in questa comunità. Compito principale della politica e delle sorgenti culturali è trovare motivazioni all’impegno pubblico e al sentirsi comunità; riconoscendo i meriti.

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