Il Gatto e la Volpe

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il gatto e la volpeUn flash, una breve e significante testimonianza su due figure, chiedendo venia ai pur tanti che in questa comunità, seppure meritevoli quantomeno di richiamo, ometto di citare (prometto di farlo quanto prima), che, nel bene o nel male, hanno contrassegnato, per investitura o proclamazione, quasi tre decenni della vita politica della comunità di Guardia Sanframondi: Floriano Panza e Amedeo Ceniccola.

È innegabile che entrambi posseggono il carisma del leader. Floriano Panza e Amedeo Ceniccola sono il Gatto e la Volpe di Guardia. Fratelli (coltelli) a volte con ruoli invertiti. Non parlo tanto di due personaggi politici stagionati bensì di due tipi umani che incarnano alla perfezione l’anima del guardiese. Sino ad oggi, complementari. Il punto obbligato di passaggio, la sottile dogana del bipolarismo di facciata fatto persona, il vero simbolo della politica strapaesana.

Di questa coppia di fatto, che vagamente ricorda Totò e Peppino, in passato si è letto e detto di tutto. Entrambi vegliano come spauracchi sul confine del territorio guardiese e come il Gatto e la Volpe della favola di Pinocchio si alzano al mattino per gabbare il prossimo. Da decenni nelle case e per le strade della cittadina sannita si parla di loro, ovunque si discute di loro, delle loro gesta, delle loro corride, dei loro trascorsi, della loro popolarità così rumorosa, così ingombrante, così esasperante che ossessiona, tormenta, soffoca. Bello vederli finalmente in sintonia con quel procedere all’unisono, un colpo al cerchio e l’altro alla botte. Perché i due figuri di collodiana memoria oggi vanno di conserva – come si è visto – e insieme fanno una coppia imbattibile e davvero affiatata.

Come nella favole di Pinocchio, il gatto Amedeo e la volpe Floriano hanno lo spirito costruttivo di tessitori che fanno di necessità virtù, che considerano l’interlocutore – il cittadino guardiese – come lo strumento di un progetto ambizioso: trasformare Guardia nel paese dei citrulli. Come se noi cittadini fossimo soltanto figurine o numeri da appuntare su una scheda elettorale. In una Guardia che non c’è più, una Guardia che invece è ancora lì da vedere, lì dove ancora sopravvive con quel fascino di un borgo da fiaba, con i rioni che sembrano i luoghi dell’infanzia perduta, un paese contadino dove in un passato remoto per i vicoletti stretti e bui si potevano incontrare i briganti e dove anche allora si facevano i conti col malaffare; un paese oggi riconvertito in una fabbrica di affarismi e corruzioni, trasformato negli ultimi cinque anni in un gigantesco dormitorio; un paese, una comunità in svendita che si avvia a diventare un cruciverba di luoghi senza più né identità né memoria, un po’ come il paese dei balocchi anelato dal burattino di legno, un luogo artefatto e ripetitivo, un luogo di surrogati, una Disneyland contraffatta per bambocci, un giardino zoologico con uomini in gabbia. Dove c’è l’ottovolante, la ruota, il castello della strega, l’immancabile labirinto degli specchi e quel patrimonio artistico, paesaggistico, storico, linguistico e antropologico che va in rovina, un po’ per l’incuria del tempo e un po’ per quel malaffare da osteria del Gambero Rosso… dove l’oste è alla guida della combriccola.

La storia di questa comunità il Gatto e la Volpe ce l’hanno raccontata tante volte e in tutte le salse, ma per quanto l’abbiamo imparata a memoria, sembra sempre di ascoltarla per la prima volta. I due navigati furfanti la rinnovellano in media ogni cinque anni non proprio con il linguaggio della nonnina centenaria e l’accento inusuale di chi non s’è mai liberato della “t” messa al posto della “d”, ma in quel parlare per slogan, come suole fare il bravo imbonitore, come sa fare il bravo piazzista che ti vende anima e core… e che piace tanto a quell’audience che in questo paese ride e piange a comando. Ma in fondo si tratta solo di parole, l’arte del panegirico e del venditore di illusioni tipica dei due figuri. Narrazione che adesso risuona in quella Casa Rosada che appare soltanto ricca di pathos casereccio, di blandizie e di lisciate ruffiane, come una sorta di mausoleo di cariatidi e di orpelli sotto tutela e immunità, e dove echeggia il suono suadente e mellifluo del pifferaio magico che con parole suggestive agita la bella illusione di quel paese dei Barbagianni dove c’è un campo benedetto, il Campo dei Miracoli, dove tutto può avvenire dall’oggi al domani.

Il problema di Guardia non sono Amedeo Ceniccola o Floriano Panza e i loro inganni, il problema siamo noi. È questa, secondo me la realtà imbarazzante, come quella massima che dice: “Quando accusi un altro l’indice punta verso di lui, ma le altre tre dita sono verso di te!”. Le cose a Guardia stanno così, né più, né meno, da sempre la massa vuole un’autorità per scaricarvi sopra la responsabilità delle scelte e la vergogna della colpa dei fallimenti, così ogni amministratore viene innalzato e crocefisso dalle medesime persone, senza che ci sia un senso logico in tutto ciò, né una minima autocritica. Si ordina l’ultimo modello dell’iphone su internet, sapendo che sarà una fregatura, ma sperando di fare l’affare con due soldi, salvo poi accorgersi di essere stati gabbati, ma chi ci ha gabbato internet o la nostra stoltezza? Con la volpe Floriano e il gatto Amedeo è successa la stessa cosa! Gira e rigira, in qualunque ambiente, si cercano affannosamente il Gatto e la Volpe, perché lavorare costa fatica, ed è così bello avere qualcuno a cui dare la colpa della nostra idiozia, trovare scuse per mascherare il fatto che i nostri insuccessi siano non dovuti alla nostra incapacità, ma alla sfortuna oppure a colpe di terzi.

Oggi la parola della quale si abusa è responsabilità, ma recentemente non ve n’è traccia a Guardia Sanframondi, perché la responsabilità prevede una feroce autocritica che è un po’ come la signora meraviglia: tutti la vogliono, ma nessuno se la piglia!

Ma questa è un’altra storia… per il sequel bisogna aspettare le prossime puntate.

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