La strada è lunga

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gennaroÈ inutile farsi illusioni. Guardia ha l’amministrazione che si merita; se tollera i difetti e le intemperanze di coloro che la governano, vuol dire che quei difetti e quelle intemperanze gli stanno bene.

Marx diceva: “… tutti gli avvenimenti e personaggi della storia si presentano due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Verrebbe da urlare: ma ce la meritiamo tutta la farsa di questa amministrazione comunale.

Si sa le urne non sono il cappello del prestigiatore. E l’effetto è che in questa comunità si continua a mandare ad amministrare sempre la stessa quantità di individui eletti col voto clientelare, col voto di scambio. Sempre la stessa gente di quart’ordine, abituata a ragionare con lingue altrui. Che tristezza! Ma la cosa più sconcertante è che la parte contrapposta, quella del cambiamento e nel contempo nostalgica, uscita sconfitta il 31 maggio, sonnecchia. Non coinvolge. Non ascolta. Non parla ai cittadini. Tace e non rinuncia a perseverare nell’errore che si porta dietro da anni.

Esprimo la mia opinione con la massima nettezza (pur sapendo che le solite anime belle storceranno il naso) e dico queste cose con molta tristezza nel cuore: perché la realtà è talmente cruda da meritare una narrazione priva di ipocrisie e di eufemismi.

Nella fase propedeutica alle ultime elezioni amministrative siamo stati sommersi da vecchi rimbambiti o da rimbambiti presi in ostaggio dai vecchi. Rincoglioniti (chissà chi), che nella politica di questo paese da anni ormai stanno come il due di coppe quando briscola è a spade. Rincoglioniti, il cui unico decoro è quello di chiedere una seconda chance (una seconda possibilità non si nega a nessuno). Rincoglioniti (al netto di lodevoli eccezioni) che non osano sfidare sul serio il muro del pensiero dominante, la tempesta della chiacchiera che avvolge di potere e sussiego i fortunati possessori dell’agognato crisma istituzionale.

Fermo restando che è positivo tutto ciò che rianima la politica in questo paese, è chiaro a tutti che la loro esperienza politica (almeno a livello locale) è ormai liquidata, hanno esaurito il loro compito. E per questo la strada di una rifondazione della politica di vero cambiamento a Guardia va tentata al di là di quei protagonismi che l’hanno caratterizzata in passato. Tutto ciò implica necessariamente una generazione nuova, che non abbia avuto responsabilità di amministrazione – anche se, credo sia inevitabile, e in un certo senso anche auspicabile, che accanto a questa generazione ci possa essere anche una parte di quanti hanno vissuto altre fasi politiche -. Basta con i soliti saltimbanchi, dalle facce e dai culi (che talvolta coincidono), dai “sempre in gamba” che si radunano ogni cinque anni. Personaggi su cui si è esaurita la vena dell’avere avuto buona fama per coricarsi sugli allori e perciò franati con il loro piedistallo. Personaggi sopravvalutati che pur non occupando un ruolo istituzionale nella vetrina politica locale, ci restano a lungo, come gli abiti stinti delle mercerie in disarmo. Occorre andare oltre. È necessario un cambio di passo, una sfida a tutto campo a questa amministrazione di quart’ordine (anche in senso culturale). “Personaggetti” addestrati, una cerchia vasta e rapace di famigli, amici, affini che avanzano pretese e vanno accontentati, gente ormai in fila da un bel po’, accampati nel dimenticatoio dal quale vengono estratti come surgelati prossimi alla scadenza in prossimità delle urne, appartenenti alle cricche del familismo amorale, assatanati postulanti di clientele. Un’amministrazione comunale di quart’ordine che ha lasciato dietro soltanto macerie, creando di conseguenza una generazione di giovani guardiesi privi di prospettive di un futuro stabile, senza i presupposti materiali per poter restare a Guardia. Una generazione di dominati e dannati, quella dei giovani guardiesi, che oggi non può anelare ad una propria rappresentanza culturalmente emancipata, poiché la gabbia culturale guardiese prevede una emancipazione illusoria che si manifesta solamente all’interno dei binari della cooptazione.

C’è tutto il tempo per farlo, l’importante è partire da altri presupposti. Bisogna lavorare su altro. Innanzitutto su un progetto pre-politico. Da far evolvere già nei primi giorni di settembre in un progetto politico a lungo termine. Da lì, imbastire un percorso reale di cambiamento.

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