L’omo de Panza

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PanzaA Guardia, il sistema politico-istituzionale è da tempo caratterizzato da una ben definita specie umana, l’omo de Panza: una cultura umana e politica sui generis, all’apparenza numerosa, ben radicata a Guardia, raramente polemica e conflittuale, caratterizzata da un difetto di radicalismo verbale e da una circoscritta visione demonizzante dell’avversario politico. Tutti elementi che, a livello locale, hanno contribuito nel tempo a trasformare la lotta politica in una sorta di contesa civile strisciante, e ha indebolito la percezione dell’interesse generale e il senso di appartenenza dei guardiesi ad una stessa comunità.

L’omo de Panza è senza alcun dubbio un prodotto bizzarro della specie umana di questa comunità. Ben lungi dall’essere capito, a malapena è in grado di capire se stesso; è a volte insolente e a volte vile; può dar prova della più squallida avarizia e della più insaziabile avidità così come di estrema magnanimità, di grande audacia come di codardia vergognosa e di impertinente arroganza; in poche parole è un Giano bifronte capace di cambiare forma in ogni momento.

L’omo de Panza è riservato ogni più piccolo piacere; la sua divinità, l’Adorata Persona stessa non è altro che il suo uomo d’affari; si occupa di soddisfare i suoi bisogni, di assecondare le sue fantasie; del tutto felice di lavorare per uomini per lui così indispensabili. Se l’Adorata Persona, coordina, cura, amministra lo fa nell’interesse esclusivo di tali individui. In cambio di queste attenzioni ad ogni elezione, ad ogni occasione l’omo de Panza riconoscente ripaga l’Adorata Persona con la condiscendenza, l’assiduità, l’adulazione, la vigliaccheria. Barattare tali importanti servigi in cambio di benevolenza è certo il talento più utile all’omo de Panza. Sia detto per inciso, chi scrive, che in genere soffre di cattivo umore, considera in verità l’attività dell’omo de Panza come vile e infame.

Ciò detto, l’omo de Panza, questo prodotto bizzarro della specie umana locale, pur di garantire il buon umore dell’Adorata Persona, si vota alla noia, si sacrifica per i suoi capricci, immola continuamente in suo nome onore, onestà, amor proprio, pudore e rimorsi. La vera abnegazione a Guardia oggi è quella dell’omo de Panza verso l’Adorata Persona; osservatelo, guardate come si annienta in sua presenza! Diviene pura macchina, o meglio, si riduce a un niente; da lui fa dipendere la sua stessa essenza, cerca di indagare nei suoi tratti la fisonomia che lui stesso deve assumere; è come una cera malleabile pronta a ricevere qualsiasi calco le si voglia imprimere. Non deve mai avere una propria opinione ma solo quella dell’Adorata Persona, e la sua sagacia consiste nell’anticiparla; il che presuppone un’esperienza consumata e una profonda conoscenza del cuore degli uomini. Non deve mai avere ragione, e non è mai autorizzato ad essere più brillante dell’Adorata Persona che gli dispensa benevolenze: deve invece sapere che l’Adorata Persona non ha mai torto. Ben educato, poi, deve avere lo stomaco tanto forte da digerire tutti gli affronti che l’Adorata Persona vorrà infliggergli. Fin da giovane deve imparare a dominare la propria fisionomia, per evitare che i suoi tratti tradiscano i moti segreti del cuore o rivelino un’involontaria contrarietà che un abuso subito potrebbe insinuarvi. Proprio per questo, per vivere alla corte dell’Adorata Persona è necessario un dominio assoluto dei muscoli facciali così da ricevere senza battere ciglio le peggiori mortificazioni. Un individuo rancoroso, dal brutto carattere o suscettibile in questa comunità non riuscirà mai a fare carriera. È poi necessario che l’omo de Panza sappia costantemente neutralizzare i rivali con atteggiamenti amichevoli, mostrare un viso disponibile, affettuoso a quelli che detesta di più, che sappia abbracciare teneramente il nemico che vorrebbe strozzare; infine bisogna che anche le menzogne più spudorate siano imperscrutabili sul suo volto. La nobile arte dell’omo de Panza poi, è quella di tenersi informato sulle passioni e i vizi dell’Adorata Persona, tanto da essere in grado di sfruttarne il punto debole: solo allora sarà certo di detenere la chiave del suo cuore. Gli piace la buona tavola? Bisogna procurargli le prelibatezze migliori. È devoto? Bisogna diventare devoti o fare l’ipocrita. È di temperamento ombroso? Si deve insinuargli sospetti riguardo a tutti coloro che lo circondano. In poche parole, lo si deve servire secondo i suoi desideri e soprattutto adularlo continuamente. Bisogna poi prodigargli lusinghe anche del tutto ingiustificate, non si rischia nulla. Deve impegnarsi a essere affabile, affettuoso, educato con tutti coloro che possono aiutarlo o nuocergli; deve mostrarsi arrogante soltanto con chi non gli serve a niente. Deve conoscere a memoria il prezzo di tutti quelli che incontra, salutare con reverenza, chiacchierare amichevolmente, inoltre non gli è permesso distrarsi un attimo, la vita dell’omo de Panza è un perpetuo impegno. L’omo de Panza si inorgoglisce nell’esercizio dei più infimi incarichi presso l’Adorata Persona; giorno e notte aspira alla gratificazione di essergli utile; lo scorta, si atteggia a intermediario compiacente di ogni suo piacere, si attribuisce le sue sciocchezze o si affretta ad approvarle; in poche parole è così assorbito dall’idea del dovere, che spesso si sente fiero nel compiere atti disprezzati dai più. È tenuto, come Arlecchino, ad essere amico di tutti, ma senza commettere la debolezza di affezionarsi a chicchessia; costretto a soggiogare anche l’amicizia e la sincerità, il suo attaccamento sarà riservato all’Adorata Persona fino al momento in cui questo perde il potere.

Tutti i tesori del mondo bastano appena a remunerare questo eroe dei giorni nostri, martire votato all’interesse collettivo; non è forse giusto che uomini che si danno tanto da fare per il bene dei concittadini siano almeno ricompensati correttamente in questa vita? Smettiamo dunque di sorprenderci del fatto che l’Adorata Persona, attraverso la moltiplicazione del pane e dei pesci, ne ricompensi poi generosamente la duttilità, e che per la loro abiezione conseguano onori, ricchezza e stima da parte dei (pochi) cittadini guardiesi.

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