La Corte dei Miracoli

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corte dei miracoli teniers_kings_1640Anche se in molti non se ne sono accorti, a Guardia è in corso una rivoluzione.

Abbiamo un sindaco che ritiene di stare operando una trasformazione radicale della nostra comunità. Un sindaco (o dobbiamo chiamarlo, Mayor?) che anziché riparare le buche delle strade, occuparsi di sanità, giustizia, servizi sociali, abbassare le tasse ecc… vuol restituire il sorriso ai guardiesi. Un cambiamento epocale. Un sindaco, però, avvezzo a glissare quando si tratta di affrontare e risolvere tematiche “serie” e “vitali” per la collettività (vedi sanità, Tribunale, ecc. ecc.). D’altronde, non si può avere tutto dalla vita. Con lui c’è una schiera, non molto numerosa (in verità), ma molto attiva, di azzannatori, una sorta di Corte dei Miracoli, che quando qualcuno avanza una critica, interviene e dice, più o meno e mai pubblicamente, che bisogna smettere di lagnarsi, che bisogna fare, che bisogna parlare delle cose positive, che il cambiamento grazie a loro c’è e chi non lo vede è in malafede, che l’ottimismo è il profumo della vita e risolve i problemi mentre il disfattismo li acuisce, anzi li crea (non stupitevi… non usano questo linguaggio). Conseguenza di tutto ciò è che quando qualcuno traccia un quadro critico e dolente sulle condizioni attuali di Guardia, si alza la contraerea e bombarda di accuse personali il soggetto. È chiaramente una tecnica, attività nella quale la Corte dei Miracoli del Nostro sindaco eccelle, una cortina fumogena che viene alzata per coprire il deprimente stato delle cose. E la Corte dei Miracoli del Nostro sindaco, una pletora di ausiliari cinguettanti, si sa, vuole zittire la critica, anche perché questa svela le contraddizioni, l’incapacità, le promesse mancate, le ambiguità, i conflitti di interesse, i sospesi. E lo fa con tutte le armi a sua disposizione. Anche con la denigrazione personale palese e sotterranea. D’altronde si sa, chiudere la bocca e levarsi dalle palle i critici è, in fondo, la tentazione di tutti i poteri, ed è il meccanismo stesso della conservazione.

Naturalmente se sei acritico, del colore giusto, conformista e docile, allora con il Nostro sindaco e la sua Corte dei Miracoli te la puoi cavare bene, perché hai le quattro virtù cardinali del cittadino guardiese indifferente: prudenza, debolezza, ingiustizia e menefreghismo. Certo ti sarà molto difficile raggiungere la vetta, ma lo sappiamo bene che in questa comunità delle opportunità se sali i gradini giusti (meglio se quelli di un noto studio) tutte le porte ti si spalancheranno: hai la possibilità di una luminosa carriera, di conoscere le persone giuste, di ottenere gli aiutini e le spinte al momento opportuno, anche se non capisci cosa fai o se lo capisci accetti la complicità. E chi invece non ha voglia di scommettersi, di rischiare, di faticare o di studiare, in qualche modo galleggia sempre.

E potrei continuare ancora. Potrei parlare, per esempio, di questa indole tutta guardiese ad essere cornuti, mazziati ed anche contenti, nonostante abbiano la peggiore amministrazione degli ultimi decenni (sarà un istinto penitenziale, per via delle comuni radici cristiane e di Fede). Potrei parlare dei comitati “Floriano Forever”. Oppure della vacuità e dell’inutilità di alcune manifestazioni in questa “fredda” estate guardiese e degli “Ambasciatori del vino”, ospiti graditi (e a carico) della comunità guardiese, o del continuo spreco di risorse pubbliche in ricchi premi e cotillion. O della scuola e del Decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98), riguardante progetti esecutivi di messa in sicurezza, ristrutturazione, manutenzione straordinaria degli edifici scolastici che ospitano istituzioni scolastiche statali, i quali, alla presentazione della domanda, risultino essere immediatamente cantierabili, in scadenza proprio in questi giorni, il 15 settembre (ma sono certo che l’amministrazione comunale ne ha già preso atto. Comunque, staremo a vedere!). E ancora, della malinconica dipartita del nostro Tribunale e dei reali motivi per cui non si è ritenuto di intervenire per tentare di bloccarne la soppressione (a parte un intervento di facciata, chiaramente tardivo, e solo dopo sollecitazione di avvocati e associazioni del territorio), o dei sempre più evidenti conflitti di interessi di quest’amministrazione con il “mondo” del vino, della “strana” procedura con la quale si è istituito l’Ufficio Stampa comunale, della questione Alto Calore (il controllato che controlla il controllore?) e perché no, dare il mio piccolo contributo all’importante dibattito di questi giorni sul tema dell’eolico (un tema a mio avviso centrale che può e deve interessare la nostra comunità, gli amministratori e tutti i cittadini che ne hanno a cuore le sorti), sul business del vento e delle pale (o delle palle!) che gireranno sulle nostre alture nei prossimi mesi (Sindacato Venatorio Italiano, Tar e Ministero permettendo). Perché, al di là degli aspetti ambientali-enogastronomici, quello che oggi appare all’orizzonte del viaggiatore che viene dalle nostre parti è ancora, più o meno, lo stesso paesaggio come si vedeva – in una sorta di sussulto di arcaismo – nei documenti d’epoca. Se, però, chiudiamo per un istante gli occhi e proviamo a immaginare lo stesso paesaggio (un paesaggio, è bene ricordarlo, dove la sola vista di un traliccio per le telecomunicazioni ancora infastidisce) con decine e decine di autentici mostri di acciaio, frenetici mulini a vento, alti fino a centoventi metri, messi lì, sui crinali dei monti alle nostre spalle, “in posizione panoramica”, perché si possano vedere bene, quello che si vedrà, se tutto ciò non facesse parte dell’immaginazione, parlerebbe di un paesaggio a cui verrebbe completamente tolta l’aura di un luogo senza tempo, di un mondo ancora incontaminato. È fondamentale, quindi, che anche da Guardia arrivi una forte voce di rigetto contro l’eolico. Soprattutto perché l’impianto in questione andrebbe ad incombere sui nostri confini e quindi su una delle zone di maggiore pregio ecologico-ambientale del nostro territorio. Ma si sa il vento è un affarone. Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi. Ed è strano che vogliamo così tanto bene alle pale e così poco bene al paesaggio. Già il paesaggio. Ecco! Potrei parlare del nostro paesaggio e anche della prossima “wine valley eolica” immaginata dal Nostro sindaco. Potrei parlare di tutto ciò, invece… devo parlare di tutt’altro.

Chi mi conosce sa che non mi interessa essere credibile, ma essere creduto. Ho sempre pensato che in questo paese, il mio paese, il paese in cui cocciutamente sono ritornato, una sana ipocrisia fosse la base della pace sociale. Non fraintendetemi, non sono impazzito, ho detto sana ipocrisia, quel buon senso che ti impedisce di andare a offendere chiunque propinandogli le tue personali convinzioni su come si dovrebbe vivere in una comunità, soprattutto se quella comunità risponde al nome di Guardia Sanframondi. Se parlo con qualcuno, per esempio, gli dirò rispettosamente la mia idea, ma non mi sogno nemmeno di biasimarlo. Mi spingo oltre. Se quella persona non la conosco bene, magari evito anche di esporre la mia idea, che potrebbe pure irritarla. Mi sembra giusto agire così, e un analogo atteggiamento nei miei confronti mi pare il minimo pretenderlo.

Ringrazio molto gli estensori della nota agostana (chiaramente dettata da una qualche criatura marziana e bizzosa seduta su uno scranno comunale che non accetta di contare come Pupo nella storia della musica). E ancor più li ringrazio per la latente disistima: se piacessi a vecchi e nuovi ligi yesman, mi preoccuperei parecchio. Non accetto però il veleno (a cui peraltro sono sufficientemente vaccinato), gli accanimenti inquietanti e gli “avvertimenti”, che hanno fatto seguito a quella nota. Non li accetto. Perché fanno pensare che a Guardia c’è gente che ha problemi seri. Perché fanno pensare alla “linea della palma” di sciasciana memoria, l’estendersi cioè della mentalità mafiosa che ormai si è diffusa, probabilmente, anche da queste parti come un’epidemia che mina i fondamenti civili di un popolo. Altro che “Città del vino”.

Chiedo scusa per lo sfogo e la prolissità, ma evidentemente era necessario.

Infine, un invito, scritto da Seneca quasi duemila anni fa, rivolto a chi ancora crede in questa comunità: “Mettiamo un punto e ricominciamo… Mettiamoci in gioco per ciò in cui crediamo… Mentre rimandiamo, la vita passa”. E non solo la nostra di vita… Sarà un autunno caldo. Convinto che ci divertiremo, anche perché vedere l’agonia della peggiore amministrazione degli ultimi anni è oltremodo ameno (prendete i popcorn). Ma dovremo anche stare attenti, molto attenti, e mi rivolgo a chi ancora crede in questa comunità, perché i colpi bassi si sprecheranno e varrà tutto. Anzitutto la scorrettezza, la menzogna, il delirio. Tutte armi di distrazioni di massa che, a taluni guardiesi, notoriamente piacciono assai.

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