Il Nostro

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Antoinette-Annie-LeibovitzSolitamente, per forma mentis, tendo a pungolare duramente anzitutto chi in un certo qual modo stimo. Perché è proprio chi stimi, che merita le tue pungolature. E le pungolature sono preziose, sono un attestato di stima: mica le regali. Ma come si può, per esempio, pungolare il Nostro? (Lascio a chi legge appiccicarci un nome e un volto…). I suoi ubbidienti soldatini a comando? La cui qualità precipua, la regola di vita (anzi, la Regola), è la mediocrità? Soldatini con facce segnate dalla fatica querula di voler dimostrare virtù: facce da consiglio comunale. Gente in cui il potere e gli affari di ciascuno e di tutti dipendono interamente dal padrone onnipotente: niente che abbia a vedere con la politica più di quanto uno stupro ha a vedere con l’amore. Persone abituate a saltare sul carro del vincitore. Che nella vita si prendono il vantaggio di vincere con chi già vince. Che non si mettono mai dalla parte del torto. Senza scrupoli, che fanno i mendicanti di mestiere.

Non puoi. Non avrebbe senso.

Non avrebbe senso anche perché da questo punto di vista il Nostro è un insuperabile maestro nello scegliere e nell’usare pro domo sua schiere di utili idioti, oltre che un virtuoso del divide et impera, se li tiene tutti stretti intorno alla sua tavola. Certo, dentro di sé li schifa, ne soppesa tutta la pochezza, la furbizia d’accatto, lo stolido opportunismo, anche se non resiste alla loro piaggeria. E per questi motivi, ritenendosi un genio in grado di risolvere tutto da solo, il Nostro si circonda quasi sempre di persone che non valgono un fico secco. Di mediocri, di yes-man, cioè di tipi che gli dicono sempre sì. Tutti con la laurea, sì, ma la laurea non basta: ho conosciuto più ignoranti con la laurea che senza la laurea. E l’ignoranza è una caratteristica molto diffusa tra ubbidienti soldatini a comando, si sa. Tanto ci sono io, ci penso io, pensa lui.

Come tutti coloro affetti da ipertrofia dell’ego, quando va al bar ordina due caffè: uno per sé e uno per il suo ego. Il Nostro si sdilinquisce alle lusinghe. E quelli che gli girano intorno, sapendolo, fanno a gara di ruffianeria. Lo sanno, ma è probabilmente quello che apprezzano in lui, per una sorta di sindrome di Stoccolma. O forse perché aspirano ad assomigliarli, in fondo presta il volto alla loro mediocrità e alle loro ambizioni sbagliate. E resta il loro padrone preferito.

Scontro politico? Dirà qualcuno. Si, ma anche e soprattutto personale. Perché conosco bene il Nostro. Perché negli anni l’ho osservato bene. Ho analizzato bene quel che faceva, ciò che diceva, e ogni volta sono arrivato alla medesima conclusione: quest’uomo è troppo presuntuoso. Più presuntuoso dei comunisti (senza offesa per i gloriosi compagni) che sono i presuntuosi più presuntuosi della Terra. Un novello Napoleone. Già! Perché anche Napoleone era un presuntuoso. È storia! Era il dio, il simbolo dei presuntuosi. Eppure si sceglieva sempre il meglio del meglio. I migliori generali, i migliori diplomatici, i migliori consiglieri, ecc… Bisogna ammetterlo, però, il Nostro è un bel fenomeno. Ha capito subito che lo avevano scelto per disperazione non certo per convinzione. Non è un uomo stupido: sono stupidi quelli che lo trovano stupido. Non è sciocco; tutt’altro. È soltanto vittima del suo insopprimibile senso del potere che spesso rende le persone cieche, ma capaci di tutto. È un uomo intelligente. Se non fosse intelligente, non avrebbe avuto l’enorme successo che ha avuto come politico a tempo pieno. Il suo successo non nasce dal caso, dalla fortuna. Nasce dalla costanza, figlia dell’intelligenza. Però è anche un uomo sfrenatamente vanitoso. Osservatelo bene: negli atti, nelle interviste (ma come? Dopo decenni di stile svaccato, smandrappato, finalmente arriva lui e impone la mutazione genetica, estetica e morale della comunità e qualcuno ha ardire di criticarlo?). Osservatelo bene: nei manifesti “autocelebrativi”, nei risvolti di comunicati stampa da Istituto Luce, oppure la domenica mattina davanti l’edicola, in posizione strategica, attorniato dai soldatini a comando, oppure sulla soglia del solito bar a ricevere le arcaiche riverenze domenicali. Osservatelo bene: negli atteggiamenti pubblici e privati, ma soprattutto davanti alla telecamera. Se avete tempo guardatevi i filmati sulla Rete, c’è sempre uno splendido arcobaleno alle spalle del Nostro, un’aureola benedetta dal cielo sul capo: in hoc signo vinces. E mentre si mostra trionfale ai microfoni, si sente investito come Costantino dell’appoggio divino. Crede sempre di essere il più bravo di tutti il Nostro. Il più capace, il più astuto, un genio in grado di risolvere qualsiasi problema. Incluso il problema di cambiare (a sua immagine e somiglianza) da solo una comunità complicata come la nostra. E cambiare questo paese è davvero il compito più difficile che esista. Per farlo, però, ci vuole una grande umiltà. La qualità precipua che manca al Nostro. Una desolante mancanza di umiltà.

Forse qualcuno in tutti questi anni in questo paese s’è dimenticato di spiegarglielo.

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