Guardia Sanframondi: “La retorica del silenzio”

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guardia fon.2jpgSebbene interrogato… il morto non risponde. Il silenzio. Il silenzio sempre di più. Il silenzio umiliante del permaloso. Colpevole! Il silenzio di chi non accetta l’esame. La retorica del silenzio. L’invito al silenzio. L’elogio del silenzio. La ricerca del silenzio. Il silenzio come fallo. E poi il silenzio come pseudo-valore. Il silenzio come improbabile via di uscita alla disapprovazione, all’incapacità, all’arroganza, alla sfacciataggine. Il silenzio declinato come unica verità e soprattutto autenticità. Tanto i cittadini neppure se ne accorgono, oppure tutt’al più si ritraggono nauseati.

Non fidatevi più del silenzio di siffatti individui: cari cittadini guardiesi. Da tre anni vi blandiscono con la bistecchina buttata ai cani ringhiosi. Non fidatevi più. Di chi vi vuol convincere che quello che serve a questa comunità è un uomo solo al comando, capace di decisione e oggetto di infatuazione collettiva. Non fidatevi più. Di chi, vivendo in una bolla di consenso (una bolla speculativa), sollevato dal mal comune e soddisfatto delle ferite altrui, rivendica di interpretare e rappresentare il sentire comune. Grandi aspettative, grandi delusioni. Non fidatevi più. Di chi vi dice ogni giorno sulla stampa che la colpa del decadimento di questa comunità, del fallimento dell’utopia della buona amministrazione è nostra, di noi insulsi cittadini, annidati negli interstizi della società guardiese a brulicare come vermi nel corpaccione di una comunità ormai “marcia”. Non fidatevi più. Di chi sostiene che la responsabilità se un pezzo di storia comune rovina e si affloscia su se stesso, è della mancanza di “risorse”, della macchina farraginosa della burocrazia e dell’inefficienza dell’apparato. Non fidatevi più. Di chi sostiene che le decisioni ormai si prendono solo tramite norme e incentivi, perché non esistono più gli strumenti efficaci per attuare vere politiche pubbliche. Non fidatevi più. Di chi incarna il peggio possibile: individui di insopportabile faziosità, con i loro posticini, le loro rendite di posizione, i loro benefit, la loro esistenza in vita, piazzati loro, i loro figli e i loro numerosi parenti, nei posti meglio remunerati dal popolo coglione. Qualcuno, ad esempio, si è reso conto di quanti di questi individui ci siano in circolazione presso sconosciuti “uffici” sparsi sul territorio, soprattutto negli ultimi tre anni? Qualcuno si è chiesto il perché? Qualcuno ha provato a seguire la carriera di alcuni di loro, del loro patrimonio? Qualcuno ne ha mai scritto?

Non fidatevi più: cari cittadini guardiesi. Non fidatevi. Di chi afferma che mai c’è stata come oggi in questa comunità una voglia così forte di pacificazione e di silenzio. Non fidatevi: è falso. Perché mai come oggi anche Guardia vive in un mondo dove il silenzio è praticamente impossibile, a causa del brusio di fondo, delle voci che arrivano dappertutto, delle conversazioni e degli scambi di opinione sempre più facili e accessibili. E più migliora il modo di comunicare più senti l’ideologia del silenzio di questi individui (un’ideologia elitaria della vita ) e la rifiuti.

Non fidatevi più: cari cittadini guardiesi. Non fidatevi. Dei fantastici “Gratta e Vinci” messi in circolazione in questi giorni nei locali pubblici. Si raschia la faccia del leader dei puliti & vergini, e (sorpresa) ne viene fuori un’altra (lascio all’immaginazione di chi legge metterci la faccia). Gratta uno e vinci due, dunque. E la morale di tanta grattata non necessita di essere svelata. In essa si raggruma e si ricompatta tutta la ragnatela dell’attuale status quo di questo paese.

Non fidatevi, dunque. Della retorica del silenzio. Perché in questi tre anni siamo stati invasi dalla retorica del silenzio: dal distacco come scelta, dalla capacità di isolarsi di queste persone, di snobbare il giudizio implacabile su di loro. Tre anni di chiacchiere e distintivo.

Il “laboratorio Guardia” si è rivelato niente altro che uno studiolo per modeste alchimie politiche, lì dove si dosano poltrone e consensi, incarichi e sostegni elettorali futuri. Ora però il problema è uno e solo uno, e bisogna dirlo fuori dai denti: quanto ancora umiliare la parte sana di questa comunità, quanto ancora proteggere la parte malata? Fino a che noi avremo in questo paese l’anomalia di queste persone il sogno di una comunità evoluta non potrà mai avverarsi. Non possiamo più stare a guardare questo schifo!

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