Guardia Sanframondi: Amministrazione senza segreti?

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guardia-municipio1Dal 20 aprile – data di entrata in vigore del decreto legislativo 33, provvedimento indotto dalla legge anticorruzione 190 del 2012 – la pubblica amministrazione deve pensare alla pubblicazione online di un lungo elenco di informazioni e dati. Le nuove regole sulla trasparenza, infatti, impongono alle amministrazioni pubbliche di predisporre una sezione ad hoc – all’interno dello spazio definito “Amministrazione trasparente” – del proprio sito internet istituzionale dove pubblicare atti, documenti e dati, sulla loro attività e sull’organizzazione: dai costi della politica ai dati essenziali relativi al bilancio e al conto consuntivo; dalle notizie sulle gare pubbliche alle spese del personale con rapporto di lavoro indeterminato o determinato; dalle spese per viaggi e missioni  alle situazioni patrimoniali di chiunque rivesta una carica elettiva, ecc…. Le informazioni patrimoniali, poi, sono le stesse previste per i parlamentari e devono essere pubblicate entro i tre mesi successivi alla nomina. Si tratta di: proprietà di beni immobili e mobili registrati, quote di partecipazione a società, incarichi di amministratore o sindaco di società, dichiarazione dei redditi, ecc… L’obbligo di fornire queste informazioni si estende anche al coniuge, ai figli e ai parenti (entro il secondo grado se acconsentono). Le dichiarazioni dei redditi e le informazioni sulla condizione patrimoniale, inoltre, devono essere aggiornate annualmente e devono essere pubblicate anche nei tre anni successivi alla scadenza del mandato. Non solo, le informazioni da pubblicare online dovranno essere aggiornate, facilmente accessibili e consultabili e anche riutilizzabili.

Una vera e propria “rivoluzione” culturale, se applicata integralmente, nel rapporto tra amministratori pubblici e cittadini amministrati. “Rivoluzione” a cui stavolta dovrà attenersi anche l’amministrazione di Guardia Sanframondi guidata dal sindaco Panza, da sempre culturalmente insofferente e volutamente in “ritardo” sul tema della trasparenza (di fatto non ha mai applicato integralmente le direttive contenute nella Legge 18 giugno 2009 n. 69: basta “cliccare” sul sito istituzionale, per accorgersene), tenuto conto che il sistema delle sanzioni è stato reso più penetrante ma che, soprattutto, è stato fornito ai cittadini uno strumento in grado di tenere sulla corda qualunque amministrazione pubblica o locale. Si tratta dell’accesso civico, ovvero della possibilità di chiedere (e ottenere entro trenta giorni) la pubblicazione online degli atti che l’amministrazione non rende conoscibili. Difatti, a differenza del diritto di accesso sancito dalla legge 241 del 1990, subordinato all’esistenza di un particolare interesse da parte di chi vi fa ricorso, l’accesso civico è privo di vincoli, se non quello di potervi ricorrere solo quando l’amministrazione è inadempiente, ovvero non pubblica sul proprio sito le informazioni che dovrebbe.

Per il resto, il nuovo diritto è aperto a tutti, non ha bisogno di motivazioni ed è gratuito (e quindi non necessita di alcuna autorizzazione o password).

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