L’arroganza del potere

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Qualcosa di pericoloso va maturando a Guardia Sanframondi. Frutto di un preciso disegno. Frutto di una specifica strategia. L’obnubilazione delle coscienze dei cittadini guardiesi. Tenerli buoni, vendergli cose inesistenti o senza valore reale; appannargli ulteriormente la vista in modo che non distinguano bene i contorni di quanto vedono. Un chiaro disegno, messo a punto da una classe dirigente sempre più ripiegata su se stessa a difendere posizioni, estranea al bene collettivo. Una classe dirigente che punta sull’involucro a detrimento dei contenuti; che cerca la sopraffazione in difetto di ragioni; che ha sostituito la fatica del confronto e della discussione e approfitta del fatto che nella comunità cresce, nella stanchezza dei tanti che non sanno, o non hanno più voglia, di reagire, un universo socio-politico-culturale mediocre e imbellettato. Il volantino “pubblicato” domenica, in risposta al gruppo di opposizione, una serie di dissertazioni messe nero su giallo (a causa del colore della carta) da creature lunari che nel fine settimana si sono manifestate sul pianeta Terra (Guardia Sanframondi!!!), ci fa comprendere fino in fondo in che stato di arretratezza paleontologica questa comunità precipiterebbe rispetto al progresso che avanza in altre civiltà umane, venendo meno l’opera degli inquilini di via Municipio, 1; una babele di chiacchere (il minimo sindacale, fatto scientemente passare per straordinario), un festival di mediocrità, insieme ottuse e benedette, il cui unico scopo è rendere inevitabile, nella testa dei guardiesi, la convinzione che in questa comunità il potere non ha eredi e dunque va legittimata ogni manovra difensiva.

È chiaro che, in un contesto così degradato, soffrono tutti quei guardiesi che non hanno voce e, soprattutto, che non hanno “mercato”. Ma, in fondo, perché meravigliarsi o scandalizzarci? Siamo in democrazia (diceva Norberto Bobbio che la democrazia è il sistema in cui le cose pubbliche vengono decise in pubblico e se questo è vero Guardia non sta certo ai primi posti in un eventuale elenco di vere democrazie), ciascuno di noi ha la classe dirigente che si merita. Siamo guardiesi, non anglosassoni (perlomeno, non ancora). Siamo impregnati di filosofia diversa, che fa parte del nostro Dna. Viviamo con l’ipocrisia. E, purtroppo, anche con l’arroganza. L’arroganza del potere. Un male sottile e invasivo che annebbia la prospettiva del bene comune. In tanti, in questa comunità non riescono a sottrarsi, alla tentazione di prevalere ad ogni costo e dire sfacciatamente: “Sono io che decido, che comando qui”. E non passa giorno che non si debba fare i conti con una stupida arroganza e con un vergognoso servilismo. Gli esempi a Guardia sono molteplici, alla faccia di chi crede ancora di vivere in una comunità di grandi “numeri” (economia, territorio, beni culturali, istruzione) dove tutti i cittadini hanno stessi diritti e stessi doveri… Balle! In realtà viviamo nel bel mezzo di una comunità dove la guerra del talento è sempre più soffocata dalla retorica del potere.

Ovviamente non scopro nulla. Quanto fin qui detto è un esercizio diffuso: soprattutto nel nostro Mezzogiorno. Chi scrive (e quando uno scrive ha sempre un motivo) può persino dare l’impressione di essere soltanto un ingenuo, uno stupido che ogni tanto solleva pietre che poi puntualmente gli ricadono sulla testa (me ne sono fatto una ragione), ma chi mi legge sa quanto mal sopporto le fette di prosciutto davanti agli occhi (chiedo scusa per l’appropriazione indebita di un modo di dire, ampiamente utilizzato da un “attore” della politica paesana, ora appartenente a un’altra era geologica). Ma questo è il quadro! Inutile (e disonesto), negarlo.

E poi, siamo sinceri, le promesse di questa classe dirigente non sono state mantenute. Anzi! L’unico risultato evidente è che oggi Guardia ha perso qualche lustro e paghiamo più Imu.

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