Dopo mesi di angoscia per il futuro di Guardia Sanframondi, finalmente siamo sereni. Abbiamo capito che il futuro non esiste. O, più precisamente, non è previsto. E questa scoperta ci ha liberati.

L’amministrazione Di Lonardo si appresta infatti a governare per altri cinque anni, forte di un piccolo dettaglio: per circa l’80% è la stessa amministrazione che abbiamo già avuto modo di apprezzare nella legislatura precedente.

Dunque, perché preoccuparsi?

Se un meccanismo ha funzionato così bene nel produrre immobilismo, sarebbe ingeneroso pretendere che improvvisamente cominci a produrre futuro. In questi anni abbiamo assistito a provvedimenti, annunci, inaugurazioni, eventi, comunicati, fotografie, post e solenni dichiarazioni. Abbiamo visto molta amministrazione e pochissimo governo.

Perché amministrare è relativamente semplice: basta occuparsi dell’ordinario. Governare, invece, è un’altra cosa. Governare significa avere un’idea di Guardia tra dieci anni. Significa chiedersi perché un giovane dovrebbe restare, perché un’impresa dovrebbe investire, perché una famiglia dovrebbe venire ad abitare qui, come fermare lo spopolamento, come creare lavoro, come trasformare le straordinarie risorse del paese in sviluppo vero.

Ecco il problema: queste domande sono terribilmente scomode. Molto meglio organizzare un evento. Molto più semplice contare i partecipanti a Vinalia. Molto più rassicurante inaugurare qualcosa, pubblicare una fotografia e dichiarare che Guardia è “viva”. Viva, certamente. Ma come certi pazienti che hanno ancora il monitor acceso. Del resto, la strategia è collaudata: qualche opera, qualche manifestazione, qualche contributo, qualche post celebrativo e soprattutto molta ordinaria amministrazione. Il paese, nel frattempo, dovrebbe provvedere da solo. E infatti lo fa. Le associazioni fanno quello che possono. I cittadini resistono. Le attività economiche sopravvivono. Qualcuno investe, qualcuno inventa, qualcuno resta. La politica, invece, osserva. E quando qualcosa funziona, sale sul palco. Quando qualcosa non funziona, naturalmente, la colpa sarà di qualcun altro: del Governo, della Regione, della Provincia, della burocrazia, dei predecessori, del destino, del cambiamento climatico. Sia mai che qualcuno pretenda di chiamare in causa chi amministra.

Così Guardia può finalmente aspirare al modello amministrativo perfetto: non fare abbastanza danni da provocare una rivolta, ma nemmeno abbastanza cose da cambiare il destino del paese. È questa la vera stabilità. Una specie di equilibrio biologico del nulla.

E allora lasciamoli fare. Lasciamoli amministrare per altri cinque anni. Non chiediamo loro una visione: sarebbe crudele. Non chiediamo un progetto: potrebbe metterli in difficoltà. Non chiediamo un futuro: rischieremmo di scoprire che non è stato previsto. Chiediamo soltanto qualche evento, qualche fotografia, qualche comunicato e un numero sempre crescente di partecipanti alle manifestazioni. Nel frattempo, però, continuiamo a perdere abitanti, giovani, attività e prospettive. Ma non facciamone una tragedia. Avremo sempre un palco. E, se necessario, un convegno sullo spopolamento. Magari con rinfresco finale.

Il vero miracolo di questa classe dirigente, dopo decenni di governo, è dunque di aver trasformato una domanda semplicissima — “Dove vogliamo portare Guardia?” — in una domanda quasi sovversiva. Perché una risposta non c’è. C’è il presente. C’è il passato. C’è una quantità impressionante di celebrazione del passato. E poi c’è il Vuoto. Un Vuoto amministrato con grande professionalità. A questo punto, quindi, non resta che ringraziare chi ci governerà per i prossimi cinque anni. Perché se proprio dobbiamo andare incontro al declino, almeno lo faremo con continuità amministrativa. E con qualche bella fotografia.

Il Vuoto ci salverà.

Bene, allora, lasciamoli governare. E vinca il migliore. Cioè Nessuno.