“Monumenti aperti in città ha rappresentato un primo passo positivo nel percorso di valorizzazione dei beni artistici, monumentali e culturali che appartengono all’intera comunità di Guardia Sanframondi”, afferma il sindaco Raffaele Di Lonardo. Parole che raccontano il valore di un’iniziativa nata per riportare l’attenzione sul patrimonio del paese. Ma proprio da queste parole vale la pena partire per allargare lo sguardo, perché il tema della valorizzazione non riguarda solo i monumenti: riguarda il modo stesso in cui Guardia si racconta, organizza le proprie iniziative e prova – o non prova – ad attirare chi sta fuori dai suoi confini.
Proviamo innanzitutto a chiarire un concetto che può aiutarci a interpretare ciò che è accaduto durante questa estate e, temiamo, ciò che potrebbe accadere anche nei prossimi mesi a Guardia: l’autoreferenzialità. È un termine che può apparire lontano dal linguaggio quotidiano, ma che descrive una situazione piuttosto concreta: quella di una comunità che rischia di guardare soprattutto al proprio interno, concentrandosi sulle proprie dinamiche e sulle proprie consuetudini e confrontandosi sempre meno con quello che avviene nelle realtà circostanti.
Se prendiamo come punto di partenza l’evento di maggiore rilievo dell’estate guardiese, è inevitabile interrogarsi proprio su questo aspetto. Prima di farlo, però, è necessario riconoscere il valore di chi, sul territorio, continua a impegnarsi. Alle associazioni va attribuito un merito che non può essere messo in discussione: quello di mantenere viva una parte importante della comunità attraverso lavoro volontario, passione, tempo e spesso anche risorse personali. E questo vale ancora di più considerando quella che appare come una sostanziale assenza dell’amministrazione comunale nella programmazione e nel sostegno alle attività.
Riconoscere il valore di questo lavoro, tuttavia, non dovrebbe impedirci di ragionare con obiettività su ciò che le iniziative producono. Anzi, una comunità che tiene davvero al proprio futuro dovrebbe essere capace di valutare anche ciò che non funziona e di affrontare le questioni più scomode. Tra queste c’è certamente la capacità di Guardia di suscitare interesse oltre i propri confini, una capacità che negli ultimi anni sembra essersi affievolita, nonostante una comunicazione pubblica e social spesso orientata a presentare un’immagine decisamente più positiva.
Non è necessario rifugiarsi nella nostalgia per i decenni passati, quando la promozione degli eventi seguiva logiche completamente diverse e Guardia riusciva comunque a esercitare una certa centralità nei confronti dei paesi vicini. È il presente che dobbiamo osservare. Oggi le persone hanno una scelta molto più ampia, ricevono continuamente informazioni attraverso i social e le piattaforme digitali e decidono con estrema facilità dove trascorrere il proprio tempo libero. In questo scenario, un piccolo comune come Guardia deve riuscire a proporre qualcosa che sappia distinguersi e che abbia la forza di convincere qualcuno a mettersi in macchina per raggiungerlo.
Da qui nasce una domanda che forse sarebbe opportuno affrontare senza pregiudizi: il modello con cui continuiamo a programmare e comunicare gli eventi è ancora efficace? E soprattutto, siamo davvero in grado di distinguere tra iniziative che svolgono una funzione interna alla comunità e manifestazioni che hanno, invece, l’ambizione – e la capacità – di intercettare un pubblico esterno?
Non tutte le manifestazioni devono necessariamente avere lo stesso obiettivo. Alcune nascono per favorire la socializzazione, sostenere l’associazionismo e offrire occasioni di incontro ai residenti. Altre possono puntare sulla cultura, sul turismo, sull’enogastronomia o sulla promozione del territorio e cercare quindi di raggiungere persone che vivono altrove. Non c’è nulla di sbagliato nella prima categoria, così come non esiste una superiorità automatica della seconda. Sono semplicemente funzioni differenti.
Ed è proprio questa distinzione che potrebbe aiutare a ragionare in maniera più concreta. Invece di limitarci a contare il numero degli appuntamenti organizzati durante l’anno, dovremmo chiederci quali di questi riescano effettivamente a generare un flusso di visitatori provenienti da altri comuni. Quante persone arrivano a Guardia perché hanno visto, conosciuto o scelto una nostra iniziativa? Quante di queste persone tornano? E quanto riusciamo a far conoscere loro il resto del paese?
Il tema dell’autoreferenzialità emerge proprio qui. Guardia dispone di numerose realtà associative, culturali e sociali, ciascuna con una propria storia e una propria identità. È una caratteristica che rappresenta una ricchezza, ma che può trasformarsi in un limite quando ogni realtà finisce per rivolgersi quasi esclusivamente al proprio pubblico, senza riuscire a costruire collegamenti duraturi con gli altri soggetti del territorio.
Il risultato può essere paradossale: molte persone lavorano, vengono organizzate numerose iniziative e vengono impiegate energie importanti, ma l’effetto complessivo sulla comunità rimane frammentato. Ogni gruppo porta avanti il proprio progetto, il proprio appuntamento, il proprio calendario e il proprio pubblico. Manca, o almeno appare ancora insufficiente, una visione capace di mettere insieme queste esperienze e trasformarle in una proposta territoriale riconoscibile.
Perché, allora, non introdurre un criterio che permetta di dare maggiore risalto alle manifestazioni che dimostrano una concreta capacità di richiamare visitatori dall’esterno? Questo non significherebbe togliere spazio alle iniziative più piccole né stabilire una graduatoria del loro valore. Vorrebbe dire semplicemente riconoscere che un evento destinato principalmente ai residenti produce effetti diversi rispetto a una manifestazione pensata per intercettare un pubblico più ampio.
E sarebbe auspicabile che una riflessione del genere potesse essere affrontata senza trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro. Mettere in discussione un’abitudine non significa necessariamente voler sminuire chi quella consuetudine ha contribuito a costruirla. Al contrario, può essere il primo passo per capire come migliorare.
Del resto, non serve andare molto lontano per trovare esempi utili. Basta spostarsi nei comuni vicini per osservare realtà che, pur partendo da dimensioni e caratteristiche non molto diverse dalle nostre, hanno saputo costruire appuntamenti capaci di superare i confini locali e ottenere una visibilità ben più ampia. Alcuni eventi sono diventati veri strumenti di promozione territoriale, riuscendo a trasformare una manifestazione in un motivo concreto per visitare quel determinato paese.
Ma c’è un’altra domanda, forse ancora più importante, che dovremmo porci: perché spesso non siamo noi per primi a partecipare con convinzione a ciò che viene organizzato a Guardia?
Prima di pensare a come convincere un visitatore esterno a raggiungere il nostro paese, sarebbe utile capire cosa non riesce più a coinvolgere pienamente la stessa comunità guardiese. Se gli abitanti non percepiscono un appuntamento come qualcosa da vivere e condividere, diventa difficile immaginare che quella stessa iniziativa possa esercitare una forte attrazione nei confronti di chi arriva da fuori.
Si potrebbe citare Vinalia come esempio di manifestazione capace di produrre numeri importanti, e sarebbe corretto farlo. Ma proprio per questo occorre guardare oltre il singolo appuntamento. Migliaia di presenze concentrate in una determinata occasione rappresentano certamente un risultato positivo, ma non possono essere considerate sufficienti se, per il resto dell’anno, il paese non riesce a mantenere un minimo livello di attenzione e di movimento.
Qui entra in gioco anche un aspetto che va oltre la dimensione culturale. Il turismo è economia. Una persona che arriva a Guardia può fermarsi a mangiare, bere qualcosa, acquistare un prodotto, visitare un negozio, pernottare, utilizzare un servizio. Moltiplicare queste presenze significa creare opportunità concrete per le attività economiche locali.
È un elemento che non può essere ignorato soprattutto in una realtà nella quale alcune imprese commerciali fanno affidamento in maniera significativa proprio sui grandi numeri. Per questo parlare di eventi, promozione e turismo non dovrebbe essere considerato un esercizio teorico o una critica fine a sé stessa. Se comuni vicini al nostro riescono a generare flussi significativi mentre Guardia, pur disponendo di un patrimonio storico, artistico e paesaggistico considerevole, fatica a fare altrettanto, la domanda non può essere semplicemente evitata.
Non serve eliminare le manifestazioni locali, né stabilire che una festa popolare abbia meno dignità di un evento culturale. E non c’è alcuna ragione per mettere in discussione il lavoro delle associazioni. Quello che serve è una maggiore consapevolezza degli obiettivi. Un’iniziativa può avere successo perché rafforza i rapporti tra i residenti; un’altra può essere valutata per la sua capacità di attrarre visitatori. Entrambe possono essere preziose, ma non devono necessariamente essere misurate con lo stesso metro.
Il vero salto di qualità arriverebbe probabilmente dalla capacità di collegare queste esperienze. Una programmazione condivisa, una comunicazione coordinata, una promozione rivolta anche ai territori vicini e una maggiore collaborazione tra associazioni, operatori economici e istituzioni potrebbero trasformare una serie di appuntamenti separati in un’offerta complessiva più riconoscibile.
Forse, dunque, il limite di Guardia non sta nella scarsità di iniziative. Potrebbe stare nella loro frammentazione. Abbiamo persone che si impegnano, associazioni che resistono, eventi che continuano a essere organizzati. Quello che sembra mancare è un disegno capace di mettere queste energie al servizio di un obiettivo comune.
Ed è forse questa la riflessione più importante che possiamo ricavare dal concetto di autoreferenzialità. Non significa che ciò che facciamo non abbia valore. Significa, piuttosto, che dobbiamo evitare di considerare automaticamente sufficiente ciò che già esiste, solo perché appartiene alla nostra storia e alle nostre abitudini.
Il mondo intorno a noi continua a cambiare. Le persone scelgono dove andare, confrontano continuamente proposte, cercano esperienze nuove e si spostano con grande facilità. Se vogliamo che Guardia torni a essere una destinazione e non soltanto un luogo nel quale viviamo, dobbiamo iniziare a ragionare con una prospettiva diversa.
La domanda, in fondo, resta semplice: vogliamo continuare a vedere gli altri paesi riempirsi di visitatori mentre noi restiamo a guardare, oppure siamo pronti a costruire le condizioni perché quelle persone scelgano di venire proprio qui?