A Guardia, patria di tradizioni secolari, processioni solenni e discussioni infinite al bar su chi abbia parcheggiato davanti al portone di zio Tonino, sta finalmente arrivando il futuro. O almeno così ci assicurano. Il futuro è under 35, una barba curata con precisione algoritmica, tre profili social e una convinzione granitica: il paese va “ripensato”. Nessuno ha ancora capito bene in cosa consista questo ripensamento, ma pare coinvolga “vision”, “community”, “governance partecipata” e altre parole che a Guardia, fino a ieri, avrebbero tranquillamente scambiato per malattie tropicali.

Il 24 e 25 maggio prossimo, il giovane candidato si presenta come il volto nuovo della politica locale. Nuovo, sì, nel senso che non ha mai partecipato a un torneo di calcetto senza litigare entro dieci minuti. Però è digitale. Moderno. Smart. Talmente smart che probabilmente considera la piazza del paese un coworking all’aperto. Naturalmente dice di essere “fuori dalle vecchie logiche”. E infatti non conosce nemmeno quelle nuove. Però, dettaglio curioso, pur apparendo del tutto digiuno delle dinamiche paesane — quelle fatte di cugini offesi, promesse sussurrate e alleanze nate davanti a un caffè corretto — risulta già sorprendentemente ben introdotto in certi ambienti politici nazionali. Uno di quei miracoli contemporanei. Il suo approccio alla campagna elettorale è rivoluzionario: parla quasi esclusivamente ai suoi coetanei. Una scelta coraggiosa, considerando che a votare a Guardia, nella maggior parte dei casi, sono persone che usano Facebook come se fosse il citofono del paese. Ma lui insiste. Reel motivazionali, stories in bianco e nero, slogan minimalisti, foto in giacca slim fit davanti a muri antichi. Sembra la campagna per lanciare una startup che vende birra artigianale, non una lista civica. Quando poi prende parola in pubblico, accade qualcosa di magnifico. Parte una supercazzola istituzionale fatta di “sinergie territoriali”, “processi inclusivi”, “resilienza amministrativa” e “hub socio-culturali”. I cittadini ascoltano in silenzio, annuendo per educazione, con la stessa espressione di chi abbia accidentalmente acceso un webinar invece della messa domenicale.

Il punto è che il giovane candidato non parla come uno che voglia amministrare Guardia. Parla come uno che si stia candidando direttamente a ministro per l’innovazione rurale. E nel frattempo guarda il paese dall’alto di una sicurezza quasi mistica. Ha fretta. Vuole tutto e subito. La gavetta gli sembra una perdita di tempo. Il consiglio comunale? Un dettaglio burocratico tra lui e il suo destino. Del resto oggi funziona così: prima si costruisce il personaggio, poi eventualmente si capisce il contenuto.

C’è da dire, a suo merito, che il programma esiste. È lungo, scritto in un italiano così aulico e tecnico da risultare incomprensibile persino a chi ha una laurea in giurisprudenza. Vi si parla di “ecosistemi relazionali”, “mappatura dei bisogni latenti” e — punto culminante — di trasformare il centro storico guardiese in un “distretto esperienziale della memoria viva”. Che cosa significhi concretamente nessuno lo sa, ma suona talmente bene che in molti si sono sorpresi ad annuire anche a casa, da soli, davanti allo schermo del telefono. I suoi santini elettorali hanno il QR code. Peccato che metà degli elettori a cui sono stati consegnati pensasse si trattasse del tagliando del Gratta e Vinci.

Merita una menzione speciale anche il suo rapporto con i social. Perché il futuro, si sa, non si spiega: si evoca. Eppure, nel suo piccolo narcisismo iperconnesso, il ragazzo rappresenta perfettamente il nostro tempo. Un tempo in cui basta parlare veloce, usare parole inglesi e pubblicare una foto in controluce con la scritta “Guardia merita di più” per sentirsi statista.

Forse verrà eletto. Forse no. Ma una cosa è certa: comunque vada, ci lascerà almeno un’eredità importante. Un archivio Instagram impeccabile della campagna elettorale più social della storia guardiese. Che, per un paese abituato alle strette di mano davanti al bar e ai santini elettorali infilati sotto le porte, è già fantascienza amministrativa.