Se Karl Kraus vivesse oggi, scriverebbe che “il politico è sempre uno che, dopo, sapeva tutto prima.” È una massima che si adatta con imbarazzante precisione al dibattito politico di questi giorni a Guardia Sanframondi, dove entrambe le liste in campo sembrano più preoccupate di raccontare come sono nate che di spiegare dove vogliono portare il paese. Sorprende poi che la discussione, invece di riguardare i risultati raggiunti e le prospettive future, si concentri su chi ha manovrato cosa, su chi era libero e chi era pedina. È una narrazione che può avere un suo fascino polemico, ma che rischia di esaurirsi nell’istante stesso in cui viene pronunciata, senza lasciare nulla ai cittadini che cercano risposte concrete. “La presentazione della lista effettuata solo pochi minuti prima della scadenza… il confronto serrato all’interno del gruppo, la libertà con cui si è scelto il candidato, l’autonomia con cui si è trovata la quadra”. Rivendicato con orgoglio sui social da Carlo Falato, è pur sempre un racconto sul passato. “Nessun manovratore, nessuna regia occulta, una scelta fatta in piena autonomia.” È un argomento rispettabile. Ma la libertà, in politica, non è un merito in sé, è una condizione di partenza. La domanda che i cittadini si pongono non è come è stata costruita la lista, ma cosa intende costruire per Guardia nei prossimi cinque anni. E su questo, la retorica dell’autonomia tace.
Allo stesso modo, additare “la Lista n. 2 – che si potrebbe definire Panza ter (cit.) – come frutto di manovre ciniche e calcoli di palazzo è un esercizio che ha sacrificato in un solo colpo persone di valore e rapporti amicali ultradecennali, su cui incombe fortemente solo un’ombra di rivalsa del manovratore dietro le quinte” può avere il suo fascino polemico, ma che non risponde a nessuna delle domande concrete che Guardia si porta dietro da anni. Due liste, entrambe composte in larga parte da volti che abitano la scena politica locale da decenni — chi da un lato, chi dall’altro — e si contendono il governo del paese sventolando bandiere di novità. È legittimo. Ma è anche lecito chiedere: novità rispetto a cosa, e rispetto a chi?

Amministrare una comunità non può significare soltanto gestire l’ordinaria amministrazione. Governare un paese significa soprattutto programmare il futuro, costruire una visione, creare opportunità. Guardia Sanframondi ha accumulato nel tempo una serie di criticità amministrative e finanziarie che meriterebbero di stare al centro di questa campagna elettorale, e non nelle ultime righe di un comunicato stampa. I debiti fuori bilancio – che pesano sul bilancio e limitano la capacità di spesa futura – rappresentano una ferita aperta nella gestione delle finanze comunali. Di chi è la responsabilità? La risposta semplice è che essa si distribuisce su più mandati e più protagonisti: alcuni dei quali oggi si candidano, da sponde diverse, come portatori di cambiamento. Rivendicare il mantenimento degli equilibri di bilancio come risultato straordinario è un po’ come il capitano di una nave che chiede un applauso per non aver fatto affondare l’imbarcazione. Gli equilibri di bilancio sono un obbligo di legge, non un titolo di merito. La vera domanda è: in questi anni, quegli equilibri sono stati garantiti attraverso una gestione virtuosa e lungimirante, oppure a prezzo di rinvii, accantonamenti e mancata programmazione degli investimenti?
Emblematico, in questo senso, sono le strutture attese da anni, pensate per rispondere a un bisogno reale e urgente della comunità e rimaste incompiute ben oltre ogni previsione ragionevole. Il completamento di queste opere non è una questione tecnica: è una questione politica, che rivela la capacità — o l’incapacità — di un’amministrazione di portare a termine ciò che promette. Nessuna lista ha ancora spiegato con precisione tempi, costi aggiornati e modalità di riapertura. I cittadini, e in particolare le famiglie che attendono quei servizi, meritano una risposta chiara, non un cenno di passaggio in un comizio.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ad esempio, ha rappresentato un’occasione storica per i comuni del Sud, compresa Guardia. Fondi straordinari, non ripetibili, destinati alla rigenerazione urbana, alla transizione digitale, alla valorizzazione culturale e ambientale del territorio. Quante di queste risorse il Comune è riuscito concretamente a intercettare? Con quale progettualità, con quale struttura tecnica e amministrativa? L’incapacità di accedere ai fondi pubblici — europei, nazionali, regionali — non è mai un problema burocratico: è il sintomo di una classe dirigente che non pianifica, che non costruisce competenze, che non si dota degli strumenti necessari per competere nella raccolta delle risorse. Su questo, entrambe le liste devono dire qualcosa di preciso.
Si parla tanto e sempre di centro storico. Il centro storico è uno di quei luoghi che basterebbero da soli a costruire un’identità turistica e paesaggistica per l’intero territorio. Un patrimonio naturale di straordinario valore, che tuttavia stenta a diventare un’opportunità concreta di sviluppo locale. Valorizzarlo significa progettare percorsi, garantire accessibilità, creare indotto, attrarre flussi, lavorare in rete con i Comuni limitrofi e con le realtà associative del territorio. Significa, in sintesi, avere una strategia. Annunciare che “il territorio ha grandi potenzialità” — come fa periodicamente ogni schieramento — è un’osservazione che i guardiesi conoscono già. Quello che manca è il piano operativo per trasformare quelle potenzialità in realtà.
Sullo sfondo di tutti questi temi, c’è una questione che li contiene tutti: Guardia Sanframondi, come buona parte dei comuni del Sannio interno, perde abitanti. I giovani se ne vanno, le famiglie si spostano, i servizi si riducono in proporzione alla domanda che cala. Nessuna campagna elettorale può dirsi seria se non mette al centro una risposta strutturata a questo fenomeno. Non uno slogan, non una promessa generica, ma un programma fattibile: politiche abitative, incentivi all’insediamento, servizi, connettività, sostegno al commercio di prossimità. Su questi temi, la distanza tra le promesse di campagna elettorale e le politiche effettivamente attuate è stata, fino ad oggi, scoraggiante.

La verità, caro Carlo Falato, è che il confronto tra “liberi” e “manovrati” è uno specchio nel quale nessuna delle due liste esce davvero nitida. Quello che Guardia Sanframondi chiede — e ha il diritto di chiedere — non è la certificazione di purezza procedurale con cui è nata una lista. Chiede di sapere chi pagherà i debiti fuori bilancio, cosa diventerà lo Stretto della Portella tra dieci anni, quali fondi europei sono già in cantiere, la qualità della vita dei guardiesi, quando tornerà a vivere il centro storico e se ci sarà ancora qualcuno, sotto i quarant’anni, a viverci.
Finché la campagna elettorale resterà una gara tra narrazioni di sé, queste domande resteranno senza risposta. E i cittadini, il 25 maggio, lo sapranno.