Alla vigilia della presentazione delle liste, la politica locale guardiese offre ancora una volta uno spettacolo che oscilla tra l’incertezza e il déjà-vu. Entro le ore 12 di sabato si chiuderà il termine per la consegna delle candidature in vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, ma, ad oggi, il quadro resta opaco: non si conoscono né il numero delle liste in campo né, soprattutto, i nomi dei candidati alla carica di sindaco.
Un’incertezza che non è frutto di strategie raffinate né di un confronto politico elevato, ma piuttosto di un clima logorato da divisioni interne, litigi e indiscrezioni che si rincorrono senza sosta. Il sindaco uscente, Di Lonardo, appare intenzionato a ripresentarsi, ma deve fare i conti con una realtà profondamente mutata: la squadra che cinque anni fa lo condusse alla vittoria non esiste più, frammentata da abbandoni e riposizionamenti che ne indeboliscono sensibilmente le prospettive.
Sul fronte opposto, la lista antagonista di allora — da sempre gestita da una figura presente sulla scena politica da oltre cinquant’anni — non sembra in condizioni migliori. Anche qui prevalgono tensioni, annunci e smentite, nomi lanciati e subito ritirati, in un clima che sa più di resa dei conti interna che di costruzione di un progetto alternativo credibile.
Nel mezzo, la lista dei giovani guidata da Fiorenza Ceniccola, che potrebbe rappresentare un elemento di novità e discontinuità, è diventata terreno di conquista. Pressioni di ogni tipo — telefonate insistenti, inviti a desistere, fino a velate intimidazioni — vengono esercitate su chi ha scelto di partecipare, nel tentativo di svuotare o indebolire un’esperienza che, proprio per la sua autonomia, sembra spaventare.
Nel frattempo, assistiamo al solito copione dei “tuttologi” del quinquennio. Un fenomeno che si ripete con cadenza quasi liturgica nella politica guardiese: ogni cinque anni riemergono figure che sembravano scomparse, pronte a riscoprire improvvisamente l’amore per il paese. Personaggi che, nell’intervallo tra un’elezione e l’altra, non si sono mai visti sulla scena pubblica, non hanno partecipato al dibattito, non hanno offerto contributi concreti alla vita della comunità e che, tuttavia, allo scoccare della campagna elettorale tornano a occupare i palcoscenici locali con dichiarazioni altisonanti e promesse ambiziose. Il meccanismo è noto: bussano a qualche porta, si inseriscono in qualche lista, raccolgono voti grazie a vecchie conoscenze o parentele e poi — puntualmente — scompaiono nel nulla fino al ciclo successivo. Non lasciano opere, non lasciano idee, non lasciano tracce di impegno continuativo. Lasciano soltanto l’amarezza di chi aveva creduto, ancora una volta, che qualcosa potesse cambiare.
All’opposto di questi fugaci comprimari ci sono le figure che non se ne vanno mai. Amministratori, consiglieri, “influencer” locali nel senso più tradizionale del termine: persone che da decenni siedono — o fanno sedere altri — nei luoghi in cui si decide. Cambiano casacca, cambiano alleanze, cambiano persino il lessico politico a seconda del vento che tira, ma restano sempre al centro del sistema. A Guardia Sanframondi, come in tanti piccoli comuni del Sud, il potere si tramanda non solo attraverso le urne, ma anche attraverso reti di relazioni, favori e dipendenze reciproche che resistono a qualsiasi cambio di maggioranza. Il risultato è che, indipendentemente da chi vince, c’è sempre qualcuno che non perde mai davvero e che la retorica del rinnovamento, ciclicamente sbandierata da ogni schieramento, si frantuma immancabilmente contro il muro di questi equilibri consolidati.
In questo panorama stantio, la figura di Fiorenza Ceniccola rappresenta qualcosa di genuinamente diverso. Nata nel 1997, attualmente consigliera comunale nella maggioranza guidata dal sindaco Di Lonardo, ha già all’attivo un percorso che testimonia come la sua presenza sulla scena non sia frutto di improvvisazione o di slancio emotivo, ma di un lavoro paziente e strutturato ai livelli più alti delle organizzazioni politiche nazionali. Ma il suo profilo va ben oltre la militanza di partito.
Nel quinquennio amministrativo appena trascorso, Fiorenza Ceniccola ha portato istanze guardiesi direttamente ai tavoli romani. Il progetto che sta costruendo vuole essere un movimento serio, libero da vecchie logiche, fatto di persone che hanno scelto di restare e di investire nel territorio, con il coraggio di volere di più per il paese. Inoltre, denuncia apertamente che le donne vengono chiamate solo per completare le liste, non per guidare, e che ai giovani si chiede entusiasmo finché restano nell’ombra, ma raramente si offre loro uno spazio reale.
È precisamente questa lucidità — unita a competenze maturate su scala nazionale e internazionale e a una visione che supera i confini del campanile — a spaventare il sistema. Una candidata che non ha bisogno di chiedere il permesso a nessuno, che non deve favori a nessuno, che porta un nome pulito e un curriculum credibile è la cosa più temuta da chi ha costruito il proprio potere sulla dipendenza e sull’omertà.
Il risultato di tutto ciò è un copione già visto. La politica “politicante” guardiese si consuma ancora una volta in trattative opache e manovre dell’ultimo minuto, lontana dai bisogni reali della comunità. Ancora una volta, con ogni probabilità, la verità emergerà solo all’ultimo istante, davanti alla porta dell’ufficio del segretario comunale, trasformando un momento fondamentale della vita democratica in una corsa affannosa e poco trasparente.
Eppure, mai come oggi, Guardia Sanframondi avrebbe bisogno di chiarezza, visione e responsabilità. La competizione elettorale dovrebbe essere occasione di confronto sui programmi, sulle idee, sul futuro del paese. Invece, si assiste a un teatrino che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalla partecipazione e dalla fiducia nelle istituzioni.
Sabato, allo scadere del termine, si alzerà il sipario.