
Ci sono vari modi per suicidarsi: l’aspide, la cicuta, il gas, il cappio, il balcone, la finestra, il ponte, la clinica svizzera, i barbiturici, le vene tagliate nella vasca da bagno, il topicida, la pasticca di cianuro. Tutti tragici, ma rispettabili. Il meno onorevole è chiedere il voto dei cittadini e subito dopo tradire tutte le aspettative e ammettere candidamente di essere incapaci. Eppure la strada indicata dagli elettori guardiesi – a differenza di via parallela – era tracciata. E non occorreva certo la richiesta di dimissioni del sindaco da parte di “Guardia sei tu” per capirlo. È un effetto collaterale dell’ammucchiata generale della pseudo-politica di questo paese. Di chi da almeno un trentennio l’ha concepita e imposta col ricatto. Guai a sottovalutare i politici guardiesi: non si riesce mai a parlarne abbastanza male. Ma di che cosa vogliamo parlare ancora? Se era evidente, sin dalle prime battute, l’inadeguatezza amministrativa di questa maggioranza a gestire una comunità complessa come quella guardiese. Insomma, siamo di fronte al solito chiagni&fotti: dove però ciascuno si fa i cazzi propri. Ma la crisi dell’attuale amministrazione per gli addetti ai lavori e per noi cittadini non è un fulmine a ciel sereno. Si pensi, ad esempio, allo stato di degrado in cui versa buona parte di Guardia. Si pensi al completo disinteresse per la trasparenza amministrativa, gestita in malo modo. In tal senso, il sindaco promise un cambiamento radicale rispetto alla passata amministrazione, ma così non è stato. Invece, risulta evidente che la maggioranza non sopporta il controllo ed il confronto. Tanto che gli equilibri all’interno della maggioranza col passare dei mesi sono venuti a mancare. Tutto ciò ha portato a dimissioni e revoche assessorili. Nei confronti dell’economia guardiese, poi, l’amministrazione non ha svolto nessuna azione costruttiva rivolta a risolvere i problemi dei cittadini. Oltre alla sua impreparazione generale si sono aggiunte anche tantissime problematiche. Si pensi ai problemi riguardanti il traffico cittadino e il restringimento della strettoia della Portella. Situazione imbarazzante non ancora ben definita che non ha fatto che mettere in cattiva luce tutta la comunità guardiese. Nessun progetto strategico per il paese è stato presentato mentre sul fronte del degrado in genere nulla è stato fatto. Anche la villa comunale ed il parco giochi hanno dovuto aspettare ben tre anni per essere adeguate. Questa amministrazione ha tralasciato completamente il turismo. Il centro storico di Guardia sempre più vuoto e desolante negli ultimi anni ha dato bella mostra di sé soltanto agli occhi dei pochi visitatori capitati per caso. Inesistente anche la presentazione e promozione del paese. Povero, senza attrazioni ed eventi di rilievo in grado di competere con quelli dei comuni limitrofi. È evidente che questa amministrazione ha soffocato Guardia (l’importante è farsi i selfie).
“Il sindaco si dimetta, è tempo di ripartire!”, strepitano oggi quelli che c’erano prima, i turiferari che scacciati dalla porta, vorrebbero rientrare dalla finestra. Pronta la replica dell’incaricato del sindaco, che ormai vive in stato di ipnosi. In trance: “L’amministrazione Comunale di Guardia Sanframondi, a distanza di tre anni dal suo insediamento, ha vissuto un momento di confronto interno, anche aspro e delicato…”. Caspita!!! “…l’Amministrazione riprende il suo cammino… perché vi sono importanti avvenimenti che riguarderanno la nostra comunità nei mesi a venire che non possono essere assolutamente disattesi o trascurati…”. Già! E quando ci ricapita!”. E poi: “…l’obiettivo primario per tutti di portare a termine una esperienza, che gli elettori di Guardia Sanframondi hanno premiato con il loro consenso, al fine di determinare un distacco da un modo di fare amministrativo dal passato e per la crescita di una nuova classe dirigente per gli anni a venire”. Qualche specialista prima o poi indagherà sulla sindrome di Stoccolma che ha colpito lo spiritoso che ha vergato queste parole. Sarà per le conseguenze lisergiche del clima, sarà che deve aver cambiato lo spacciatore di analcolici, fatto sta che l’autore del testo ha messo il turbo visionario al suo eloquio da tisana riscaldata.
Intendiamoci: il responsabile dello sfacelo di Guardia non è soltanto il sindaco, che anzi a dire della claque s’è accollato una bella gatta da pelare. Che tuttavia si ostina a voler tirare a campare affidandosi ad una maggioranza pasticciata, camaleontica, variabile, che non ha garantito la riconversione economica, sociale e culturale che il territorio auspicava. I carnefici sono i compagni di strada che si è portato dietro e che si ritroverebbero senza una seggiola con l’insano gesto. Lo sapevamo tutti sin dall’inizio che il sindaco – anche volendo – non era un drago sceso dal cielo che ripulisce, con un colpo di coda e di spugna, le lordure di una politica paesana di voltagabbana, sciacalli e squali. La storia di questo paese la conosciamo tutti. La sua cacciata era scritta fin dal giorno del suo effimero successo: nel settembre del 2020 quando, dopo giorni e notti di trattative, tra un sushi e un aperitivo, impose la propria candidatura. Già da allora fu subito chiaro che quelli di sempre, in caso di sconfitta, avrebbero fatto di tutto per impedire che a gestire i prossimi Riti non fossero loro.