
C’è una proiezione, nell’ultimo rapporto dello Svimez, pubblicata su Repubblica che fotografa il presente e il futuro del Mezzogiorno. Da qui al 2080 la popolazione a Sud del Lazio scenderà di 8 milioni di residenti: il Meridione avrà quindi quasi la metà degli abitanti di oggi. “Il ritmo aumenta e nel 2080 i residenti saranno dimezzati”: si legge nel rapporto, “Vanno via soprattutto i giovani laureati. Pnrr e turismo non bastano”. Guardia Sanframondi è, anche per questa vicenda epocale, un luogo metafora di spopolamento e abbandono. Scuole e uffici vengono trasferiti altrove, case che si svuotano, negozi e attività che chiudono quotidianamente e creano veri e propri deserti. Chi ancora dispone di una attività redditizia si serve di Guardia ma poi investe altrove. Partire, rimanere. I termini sono inseparabili, si compenetrano e si comprendono solo insieme. Negli ultimi tempi c’è stato più un desiderio di andare che di restare. Certo, c’è un numero maggiore di stranieri, soprattutto artisti, persone calate in un paese vuoto maldisposti dal modello urbanocentrico. Che amano lavorare in un paese vuoto. Amanti del Vuoto. Una visione romantica, estetizzante, strumentale, edulcorata, delle rovine, del paese. Vuoto. Il vuoto del centro storico, che versa oggi in larga parte in uno stato di abbandono, desolato, cadente, spesso a rischio crollo. Vecchie case, dove a volte vivono poche famiglie, a volte addirittura un “ultimo abitante”. Vuoto che richiede cura, interventi, progetti, piani di recupero e di rinascita: attenzione, amore, ma non merita bugie, operazioni di facciata, retorica. Ribaltare le narrazioni apocalittiche, del non c’è niente da fare. Questo problema va affrontato, con serietà, competenza, passione, affetto e con la consapevolezza che non è di facile soluzione. Tuttavia, concezioni neo-romantiche, estetizzanti, tendenti all’esotismo di maniera – spesso sostenute da visitatori, artisti, enoturisti – non devono essere demonizzate, se non altro perché hanno il merito di fare conoscere a un vasto pubblico, agli stessi abitanti di Guardia, problemi, storie, paesaggi ignorati, sconosciuti, considerati dalla classe dirigente marginali e residuali. Ma sguardi a volte troppo frettolosi e certe attenzioni di passaggio (come, purtroppo, si continua a fare) al contrario non costituiscono una soluzione (né un tentativo di soluzione) al problema dello spopolamento di Guardia. L’approccio all’abbandono e al ritorno, al contrario, deve essere politico, richiede interventi mirati, concreti, anche con un mutamento di prospettiva culturale, iniziative compiute con convinzione e persuasione, con attenzione e rispetto del luogo. Lo svuotamento in atto a Guardia, l’abbandono dei paesi in generale, vanno contrastati in maniera decisa. Deve essere studiato e compreso nelle sue peculiarità, a partire da iniziative ed esigenze locali, dalle risorse (in senso lato) presenti nel territorio, da politiche e scelte mirate. Nessuna soluzione e nessun intervento è possibile, efficace, corretto senza la presenza e la partecipazione dei guardiesi, che abitano questo luogo o lo hanno scelto per vivere. Ma è necessario capire che restare comporta fatica, dolore, inquietudine, responsabilità, impegno e anche resistenza, operosità, voglia di “rigenerare” il paese. Noi che viviamo il paese, per scelta, per necessità, per caso, sappiamo quanto sia faticoso, doloroso, melanconico abitare posti che si spopolano, senza servizi essenziali. Sappiamo come la nostra storia è fatta di storie, memorie, bellezze. Sappiamo riconoscere la Bellezza di Guardia e ci piace condividerla con gli altri ma senza farne uno strumento per proporsi, affermarsi, farsi glorificare e glorificarci dalle vette di un narcisismo smisurato che travalica meriti e competenze, come fa la politica. Vivere a Guardia, in un paese, che si spopola quotidianamente, non è facile. È triste vedere le case vuote, le porte chiuse, le strade deserte, i cartelli “vendesi”. Che fare? Fuggire, abbandonare, assistere silenti alla scomparsa del paese? Oppure agire, battersi per avere strade, servizi, sanità, scuole? O assistere impotenti all’ennesima beffa di una classe politica che per decenni ha alimentato il “vuoto”? L’ennesima beffa nei confronti di Guardia. Allora la domanda è sempre quella: possiamo e dobbiamo fare qualcosa per questo luogo che non si rassegna a morire? E restare non dovrebbe essere un diritto come migrare? E ancora: davvero, siccome le proiezioni sul futuro di Guardia, sono drammatiche, dobbiamo accelerarne la fine, praticare una eutanasia generalizzata, un vero e proprio etnocidio? Se anche le proiezioni nel rapporto dello Svimez ci dicono che tra meno di vent’anni Guardia potrebbe perdere altri duemila abitanti: un deserto. Se anche l’anno che si è appena concluso è stato caratterizzato da una forte asimmetria tra segnali negativi e aspettative. In cui i primi – costituiti da fattori drammatici come lo spopolamento e la disarmonia economica – sono prevalsi sui secondi.
Ripopolare Guardia, dovrebbe essere l’argomento primario di ogni classe dirigente eletta dai cittadini. Ripopolare, è un termine complicato: ma non si ripopola certo con qualche decina di artisti, nell’arco di pochi anni un luogo che si è spopolato in cinquant’anni, in un paese dove c’è una crisi demografica altissima. Occorre ribaltare vecchi paradigmi. Perché i vuoti possano diventare pieni serve una grande idea politica, un progetto. Se si ristruttura un vecchio palazzo in un centro storico vuoto e poi non verrà usato abbiamo creato una nuova rovina, una rovina moderna.
Insomma, senza scelte politiche vere su come rigenerare il paese, Guardia continuerà a desertificarsi ad eccezione di qualche piccola oasi. Che tale resterà. Quale occasione migliore dei Riti Settennali e il conseguente interesse dei media, per iniziare a parlarne, cercare soluzioni?