Complici alcune ricerche da parte di storici locali, da qualche decennio pullulano le iniziative con sindaci e assessori in testa, che vagheggiano un’età perduta che, però, in alcuni casi – perlomeno nel caso di Guardia Sanframondi – non è mai esistita. Ancor meglio se tutto questo si situa nell’immaginifico Medioevo.
Dalle comunità che cingono la Valle telesina già da qualche anno è tutto un fiorire di iniziative, di palii, di rievocazioni storiche, di sfilate in costume, una tenzone (giusto per rimanere in tema) tra chi fa meglio e di più nel coltivare il culto di presunte memorie immaginificamente rivissute. E tutto quel che si programma per attrarre visitatori e turisti è, nemmeno a dirlo, “storico”: storiche le manifestazioni, storici i cortei, storiche le musiche e le danze, storici i costumi. Anzi, per dir meglio, non genericamente storico, bensì di una precisa epoca storica, medievale: medievali – come annunciano le locandine – gli spettacoli e medievali i luoghi, in cui si svolgono, borghi, castelli, piazze d’armi. È l’ora della rinascita del Medioevo. Epoca di signori, baroni, dame e cavalieri, e feudatari. Medievali naturalmente anche le sagre paesane, le rievocazioni storiche e finanche religiose, i cibi e soprattutto i vini. Giusto per non farsi mancare nulla. E di tali versioni abbondano i nomi di cantine vinicole, aziende agricole, vini pregiati, dove non è raro che si possano leggere i fasti di questo Medioevo redivivo e riattualizzato, che, per motivare la propria reviviscenza nell’oggi, a quelle lontane epoche si richiamano: Bicu de Fremundi, Corte Normanna, Wartalia, solo per citarne alcune.
Insomma, il Medioevo creativo guardiese, avanza incessante e senza conoscere soste, talmente impetuoso che neppure si preoccupa di travolgere nel suo inarrestabile cammino quelli che, una volta, si sarebbero detti i “fatti”. Per non dire della “verità storica”, in anni in cui a predominare sono le “narrazioni”, le interpretazioni tutte egualmente possibili, le opinioni tutte legittime poiché tanto chi lo dice che le cose siano andate veramente in quel modo invece che in quell’altro. Se qualcosa è possibile può ben essere vera. oggi basta scrivere, dire, postare, ipotizzare un’eredità storica, una versione di un fatto qualsiasi, una versione preferibilmente di irriducibile minoranza, eccentrica, bizzarra, perché questa grazie soprattutto ai social diventi più vera del vero. E non capire più ad esempio qual è l’origine di Guardia, se longobarda, normanna o cosa.
La stagione dei Riti si avvicina ed ecco allora la ricerca spasmodica dell’origine del nome della propria comunità di appartenenza da mettere in bella mostra sulle locandine, le brochure: scandinavo, normanno, bretone, o discendente da un monaco benedettino, tale San Fremond. Perché se in quest’itinerario ci si imbatte in Saint-Flaymond o in Saint-Fromond, un comune francese di soli 763 abitanti situato nella regione della Normandia, qualche dubbio è quasi naturale che venga sulle proprie reminiscenze storiche, che tendono a collocare l’origine di Guardia addirittura un po’ prima dei normanni, ovvero ai longobardi, come ancor oggi qualcuno vede, pur nell’amore per la storia immaginifica, ammirando la sua architettura (in verità di qualche secolo dopo). E se poi si va a finire, camminando dietro ai normanni, anche dentro le auguste case intorno al castello – di sicuro di epoca successiva – lo straniamento aumenta e i dubbi raddoppiano, su Guardia e sulla sua storia, perché, a questo punto, non si capisce quando essa sia iniziata, se agli sgoccioli del XII secolo, come pur narrano le scarne cronache dell’epoca, oppure realisticamente più tardi, verso quel XVI e XVII secolo in cui Guardia, sul perimetro intorno al ben noto maniero, fu edificata.
Dal Medioevo “militante” al Medioevo creativo, a non tener conto delle fonti e della storia, il passo è breve e ci si inoltra speditamente nella notte in cui tutte le vacche sono nere, tutti i fortilizi diventano castelli e tutti gli avventurieri si tramutano in baroni. Insomma, un itinerario a cui non manca una sintesi disinvolta di epoche, storie, architetture e culture; cioè, questo luogo, secondo un certo romanticismo localistico, deve la propria nascita agli Osci, ai Sanniti, ai Romani, ai Longobardi – a cui alcuni storici locali fanno risalire il nome Bicu de Fremundi, o “Warda” – e infine ai normanni di tal Raone Sanframondo e non alla famiglia Carafa della Stadera come invece ampiamente documentato.
Fatti ed eventi tra mito e realtà. Ma allora perché far risalire Guardia al periodo longobardo-normanno? Forse perché l’epopea normanna dell’Italia meridionale è l’epopea più avvincente che ci giunge dal Medioevo? Un pugno di guerrieri poveri chiamati, dal villaggetto di Hauteville in Francia del Nord, a battersi, con la forza, con il coraggio e con l’astuzia, contro bizantini, longobardi, saraceni presenti sul nostro Mezzogiorno. E il risultato, strabiliante fu l’edificazione in poco più di un secolo, su terre favorite dalla natura, del regno più florido e moderno del tempo, guidato da una linea dinastica, gli Altavilla, breve e favolosa (Wikipedia). Una storia di uomini, di armi e di bellezza, che è un romanzo. Ed infatti gli studiosi locali sulla storia di Guardia, nel tentare di ricostruirla con completa esattezza, hanno scelto una via originale, inventando, si può dire, una storiografia narrativa. E se in fondo dei fantomatici normanni riportati nel “Catalogo dei Baroni” della metà del XII secolo non c’è mai stata Guardia, né tantomeno un Bicu de Fremundi, o “Warda, ma soltanto una rocca difensiva quella (forse) sì, cosa ci hanno raccontato fino ad oggi? La storia racconta i fatti… cui ognuno è libero di credere.