In tempi di magra, ci si diverte come si può, anche con vecchi e nuovi giochi di società. Nell’ambiente guardiese è molto in voga il Piccolo Sindaco. Funziona così: ogni giorno si inventa che il sindaco cade, o è già morto ma ce lo tengono nascosto, e se ne fabbrica uno nuovo col pongo. E tutti giù a ridere. Il sindaco attuale doveva cadere ancor prima di nascere. Ma niente, non cadeva. Chi legge queste poche righe e ci casca pensando che il sindaco – costretto a indossare la fascia tricolore, altrimenti non si capisce che a Guardia c’è il sindaco – abbia le ore contate, anzi i minuti, con agognata Apocalisse da inserire tra i Misteri dei prossimi Riti, poi ci resta male perché sa che tanto alle elezioni la roulette del bipolarismo alla guardiese è sempre truccata: che esca il rosso o il nero, vince sempre il banco. Per sfortuna nostra e fortuna di lorsignori. Però il gioco continua. Il barista – che all’occorrenza provvede anche alla produzione di dolci e rustici -, sincero democratico, ha un’ideuzza mica male: “Commissariare Guardia per 7/8 mesi e riconsegnarla ai giochi normali della politica in tempo per i Riti, con un nuovo gruppo “di poche persone brave e competenti”. Inutile scomodare “poche persone”, quando ne basta una sola. A cui però assegnare il premio “Oggi le comiche”. Ti dicono che scrivi a fare tanto quelli dell’amministrazione non rispondono alle critiche, anzi replicano solo all’opposizione e non sta bene (se polemizzi con qualcuno, non devi dire con chi, ma solo farlo intuire). Lo sappiamo, ma sono piccole soddisfazioni per chi ha sempre sostenuto che questa fosse la peggiore amministrazione possibile a eccezione di tutte le altre. E che il loro idolo occulto Floriano non fosse né Cavour, né De Gasperi, né Churchill, ma neppure il pirlacchione che veniva descritto a suo tempo dal Giornale Unico del Bar (ma questo non ci impedisce di segnalare i disastri della sua reggenza). Ti dicono persino che quelli oggi sul comune fanno tutto da soli e non si fanno aiutare da nessuno; i disastri meglio farli tutti da soli. E che quelli dell’opposizione dicono che sono in ritardo con le opere pubbliche, ma non specificano quali né rispetto a quale data. Ti dicono che questa amministrazione non la vuole più nessuno, ma purtroppo almeno il 10% dei guardiesi apprezza ciò che fa. Allora ti dicono che tanto prima o poi arriva un’altra volta Floriano (“facciamolo senatore a vita!”, “santo subito!”), o addirittura Gabriele (“sindaco???”), o il primo che passa; ma non spiegano chi stavolta li sosterrebbe. Boh. I soliti buontemponi e malvissuti che passano la vita da Damiano a fare e disfare amministrazioni e accroccare alleanze in base a boiate origliate e flatulenze annusate, senza mai azzeccarne una. Fosse per loro, avremmo avuto altri 20 anni di Floriano e ora (dicono) saremmo in piena attività per preparare i Riti. E se fosse per quelli della Pro Loco, avremmo le larghe intese permanenti in saecula saeculorum. Poi c’è il giovane pensionato (in pensione dopo solo una quindicina d’anni di onorata carriera sul comune) che posteggia sulla panchina davanti il comune, con quella vocina da vecchietto del Far West, che scuote il capino e si lamenta perché non ci sono più i sindaci di una volta, quando gli piazzavano pargoli nei posti giusti. E che dire del “professionista” con tour operator inserito nel navigatore personalizzato che fa il giro delle sette chiese (candidature) a dispensare cattivi consigli, avendo esaurito i cattivi esempi.

Questo è il gioco. Questa è la partita che si sta giocando a Guardia: vecchi e nuovi forchettoni che marciano sulla punta delle forchette, per sedersi al tavolo. Anzi a tavola. E spartirsi la torta.

Non vorremmo però che quando la rissa finirà, sul campo restasse il cadavere di Guardia.

Diceva Totò: “C’è a chi piace e a chi non piace”. A noi non piace.