No, non mi fa piacere questa ennesima capitolazione della politica, questa ennesima prova del suo decadimento, questa ulteriore prova della scarsità morale di chi a Guardia Sanframondi è chiamato ad essere d’esempio. Però aggiungo: era prevedibile, prima o poi sarebbe successo. Perché la paventata onestà, l’amore per la comunità non bastano a fondare una linea politica alternativa e rigorosa, non sono la garanzia di diversità nei comportamenti; sono soltanto l’ego di chi ha raggiunto il potere. E, una volta giunti nelle stanze del Palazzo, l’onestà non si tramuta da sola in capacità, lealtà, trasparenza, dirittura etico-morale. Semplicemente si sgonfia, come un pallone d’aria viziata. Perché non basta essere onesti per essere migliori di chi magari si sostituisce; bisogna avere qualcosa in più di diverso, che non dipende dagli altri. Ma bisogna anche essere sinceri, anche se in politica è una virtù socialmente pericolosa e difficilmente compatibile con l’amicizia. Una virtù puerile come lo è la bugia, il cui metro vistoso è il naso di Pinocchio che s’allunga. E chi se non l’attuale amministrazione ne è il testimonial ufficiale, il volto simbolo? Personaggi che con quell’aria da passero solitario, oggi si aggirano tra i summit beneventani e i genitori degli alunni dell’istituto comprensivo, e che dicevano di rappresentare il “cambiamento” della politica guardiese. Lo dico senza ironia, con spirito di cronaca. Alla guida di Guardia ci sono solo personaggi caricati non si sa da chi (o forse, sì!) come un carillon con una chiavetta tra le scapole, i quali oggi si dichiarano entusiasti del passaggio del prossimo Giro d’Italia e che, ad esempio, in merito alla penosa vicenda Arco di Trionfo alla “Strettoia” della Portella – mettono in atto il solito brutto gioco di incolpare qualcun altro: la colpa è dei proprietari e di quelli che c’erano prima (e chi c’era prima tra maggioranza e opposizione?) – rilasciano dichiarazioni di assoluta irrilevanza ma col tono inappuntabile dello speaker istituzionale: “Va chiesto alle Istituzioni sovracomunali di considerare nel giusto modo le legittime richieste provenienti dai cittadini di Guardia, provvedendo a finanziare un intervento straordinario diretto a risolvere definitivamente l’annosa questione. Tradotto: cacciate i soldi!” A essere più precisi la nota, corredata di dati e date, sembra scritta da uno di quei democristiani di una volta. Da lì infatti sembra attingere il frasario, il modo felpato, il dire doroteo per non dire nulla di sostanziale e di importante sul destino dell’obbrobrio di cui sopra. La sua funzione finisce là. Puro cerimoniale, da guardia in borghese a presidio dell’istituzione comunale. Sempre lo stesso, dai tempi della Dc e di Ponzio Pilato. E il giocare goffamente con le parole per concludere che “è colpa di quelli che c’erano prima” fa sorridere. E qui anche il gioco finisce, se dopo solo tre anni l’attrazione per il nuovo che avanza è mutata in dramma. Ma vi rendete conto? Ma c’è un altro argomento, l’ennesima situazione assurda di questo paese, di cui se ne parlerà a lungo e se ne parlerà anche in altre sedi: il prolungamento di via Parallela, che è e rimane (da ben 23 anni) una barzelletta. Il classico capolavoro alla guardiese che suscita emozioni contrastanti: non sai infatti se inveire contro chi 23 anni fa ha progettato una strada comunale – pagata con soldi pubblici – e non si è accorto che c’era una costruzione proprio nel bel mezzo del tracciato, che di fatto ne limita l’accesso – manco fossimo a Shanghai -; o contro chi il giorno in cui finalmente si decide di asfaltare la suddetta strada lascia i cittadini a imprecare verso la ditta per il “buco” dei sottoservizi non previsti dall’amministrazione! Non mi infilo nella spirale astiosa delle accuse su chi c’era prima, nella matrioska delle responsabilità, sui cittadini della suddetta “strada” infastiditi e circondati da entità ostili. Ma sicuramente ne riparleremo nei prossimi giorni.
Infine, e chiudo. Non so se sia veramente colpevole, e fino a che punto, e con tutta sincerità non mi interessa nemmeno il destino dell’amministrazione comunale di Guardia Sanframondi, vista la sua palese mediocrità. Nemmeno starò lì a gongolare perché l’attuale compagine amministrativa (finalmente dei volti nuovi, ironizzerete voi, largo ai giovani), ancora una volta, nei fatti si è dimostrata come e peggio di chi l’ha preceduta, comunque il contrario di quel che dicevano di essere e uguali a quelli che a chiacchiere volevano cacciare dalla casa comunale. So però che agli occhi di chi scrive e dei guardiesi è già colpevole; il degrado morale e materiale di Guardia è un reato grave e da tempo ormai già di per sé evidente. Sono in tanti, soprattutto giovani, che hanno lasciato o dicono di voler lasciare Guardia. A dir la verità lamentele e propositi di questo tipo li ho sentiti anche in altre realtà a noi vicine; ma a Guardia è peggio. E tutto peggiora: servizi inesistenti, un ritorno preoccupante di immoralità, incompetenza… Magari per qualcuno è divertente venire una volta a visitare questo tubo digerente che nel tempo si è fatto entità geografica, dove ogni strada racconta una storia. Ma per chi ci vive, o vorrebbe tentare di vivere, o per chi a volte ritorna, l’unica voglia che ti prende è di ripartire, presto.