Vorrei davvero sentirmi orgoglioso di essere guardiese, ma proprio non ci riesco. Non so neppure da dove cominciare, tanto è lo sconforto. Qui l’ipocrisia è incredibile. Tempo addietro ho scritto che tornerei a seguire con interesse la politica locale solo se in Comune si cimentassero nelle gare di schiaffoni… Era come se in qualche modo, col fatto che non avrei scritto di Guardia per un po’, sperassi che le cose avrebbero smesso di succedere. Come quando ti dicono che devi fregartene, pensare alla salute, sbattertene i coglioni, e questo bastasse a sentirsi meglio. Funzionerebbe, se anche la politica smettesse di occuparsi di noi, ma lei è ostinata, è assillante. Continua a occuparsene, a colpire, e a stare fermi si diventa solo un bersaglio più facile. E allora si torna a muoversi. E si ricomincia a scrivere, e non perché sia io a mancare ai miei concittadini, ma perché siete voi a mancare a me, e perché io, più di voi, di questa piccola oasi di appartenenza ho bisogno.

Però dovremo andare oltre.

Il nostro è un paese che in termini di cultura e di bellezza ha dato all’intera valle telesina più di qualunque altro. Eppure, da tempo, tutti coloro che amministrano si riempiono la bocca della grandezza del nostro passato, ma ogni giorno contribuiscono a renderlo più fragile, brutto e volgare. A dar seguito all’elogio unanime della bellezza del nostro territorio, in questi anni abbiamo visto solo una teoria infinita di scempi e abbandono. Sono riusciti a rendere serie le cose ridicole e a ridicolizzare le cose serie. Sono riusciti persino a ritenere un successo qualche bischerata per bambini, le panchine colorate, forum vinicoli e altre rassegne celebrative del niente, fantasmagoria eno ed ego produttiva a sfondo dinastico, il vintage e perfino le eccellenze del territorio. Tutte cose che servono solo a chi le conduce e a vendere la pubblicità di qualche azienda locale, ma che non segue più nessuno, tranne qualche annoiato stordito. Bel risultato, complimenti.

Questa è la situazione desolante che appare ai nostri occhi, ma quel che è peggio sembra che non importi a nessuno. C’è la speranza che cambi qualcosa? Forse la manifesta incapacità a gestire la cosa pubblica di questa amministrazione e delle precedenti può aprire uno spiraglio perché, dal basso, il nostro paese torni a investire sui giovani, sul loro futuro, invece di continuare a garantire le posizioni di rendita di una politica vecchia e inconcludente.

Oggi noi abbiamo due possibilità: sdraiarci a terra, fermi e immobili, oppure reagire. E allora c’è una terza opzione: imparare a volare, a liberare un pensiero nuovo, forte, di rabbia e dolcezza, di sogno e speranza per questo paese. Io non posso accettare che il mio paese rimanga ancora in mano a certa pseudo-politica, non sono certo disposto a lasciarlo in mano a certa marmaglia. Per farlo, però, dobbiamo essere migliori di loro, più forti, più credibili. Dobbiamo spercularli, sbeffeggiarli, renderli ridicoli, ballargli intorno, volare come una farfalla e poi pungerli come un’ape, come faceva sul ring Muhammad Ali. E batterli sul piano del pensiero e dei fatti.

Hanno ancora centinaia di elettori guardiesi e molti di loro si cibano di rendite, ne vanno ghiotti. Poi ci sono quelli che se la cavano, che intrallazzano, che hanno amicizie buone per prendere prebende, quelli che Guardia è un bel paese per fare i cazzi miei! Bene, quelli lasciamoli perdere, chi se ne frega, vadano pure a fare in culo, tanto sarebbe tempo sprecato, però non posso pensare che fra chi in passato li ha votati non ci sia anche chi si pone altre domande, oltre a quelle su fantomatiche “ciclovie della Falanghina”, sull’inglese aggratis e sul modo di come fottere il prossimo, e che considera il bene comune qualcosa di diverso dal dover esibire a qualche occasionale visitatore estivo, qualcuno che magari cerca un nuovo approdo dove sbarcare.

Facciamo tutti la nostra parte, con coraggio. Adesso. Quelli che oggi dovrebbero rappresentarci stanno ancora lì a farsi seghe mentali, continuano a non capire, e toccherà sturare le orecchie anche a loro: c’è un futuro da affrontare. Non ci sarà un’altra occasione se questi signori restano inchiavardati alle poltrone, e dopo non servirà a niente dire che l’avevamo capito. Dopo sarà tardi.

C’è un solo modo dove certi miracoli possono accadere: ritrovarsi, confrontarsi, provare ancora quell’appartenenza guardiese ormai dimenticata che è l’unica scintilla che può accendere ancora una passione per queste antiche mura. Guardarsi negli occhi e capire se vogliamo davvero cambiare Guardia o se alla fine non ce ne frega un cazzo e si sta bene così. Dobbiamo scegliere però, e farlo in fretta.

Concludo con una domanda: come possiamo rendere Guardia un Paese migliore? Alcune settimane fa mi hanno parlato di una nuova associazione politico-culturale per realizzare tutta una serie di iniziative. Ebbene, l’abbiamo appena costituita! L’associazione si chiama “Oltre” e io sono tra i soci-promotori. In un momento di grande conformismo, disillusione e assenza di speranza, questa associazione potrà rappresentare, per chiunque vorrà iscriversi, uno strumento per prendere posizione, per partecipare, per ritornare a “fare” politica solo ed esclusivamente per Guardia.

Nei prossimi giorni vi daremo ulteriori informazioni (nomi, manifesto, sito, profilo social e tutto il resto).

(foto dal web)