Ci libereremo mai dal Panzismo?

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Il mondo cambia, l’Italia cambia, l’Europa anche, gli italiani persino, tutti costretti dal Covid a correre per non ritrovarsi un’altra volta impantanati. Una sola cosa non cambia mai: Guardia Sanframondi e il “Panzismo”. Da tempo larga parte dell’opinione pubblica guardiese si sente censurata ed esclusa perché vede chiudersi ogni giorno spazi di libero pensiero, vede sempre più organi di riproduzione del pensiero unico e organi adatti solo alla minzione. Altri si sentono offesi perché hanno opinioni diverse o difformi. Questa parte dell’opinione pubblica guardiese (alla quale sentiamo di appartenere) si sente oppressa, censurata, esclusa e offesa e avverte l’impossibilità di cambiare le cose perché il suo voto è sottoposto a una serie di pressioni, ricatti, deviazioni, modificazioni che annullano i verdetti delle urne. Ora, bando al vittimismo e alle giaculatorie, cosa resta da fare? Le soluzioni che restano a questo punto sono di due tipi: una è quella di caldeggiare una risposta politica e culturale ad ampio respiro, realistica e strutturata e incalzare l’attuale classe politica e dirigente e chiamarla alle sue responsabilità; una forma di resistenza civile di tipo gandhiano, non urlata ma tenace; l’unica possibile quando ti opponi al “Panzismo”. L’altra, comprensibile soprattutto per i più attempati, è ritirarsi dalla vita pubblica, ripiegare nella propria vita, nei propri affetti, ideali e interessi, mantenere magari un giudizio e un atteggiamento di distanza e di critica, ma occupandosi d’altro e frequentando cenacoli ristretti in cui sentirsi a proprio agio. Altre soluzioni sono gradazioni intermedie tra queste due risposte, ma non fuori di esse. Ma cos’è esattamente il “Panzismo” a Guardia? Lo citiamo ogni giorno in ogni colloquio tra amici, senza magari coglierne tutto il significato. Provo a offrire un sunto critico e un succo concentrato. Per cominciare, il “Panzismo” – in politica ma anche nella vita reale – a Guardia è un canone ideologico e un codice etico che monopolizza la memoria storica dei guardiesi (tutti, o quasi), il racconto locale del presente e prescrive come comportarsi. Nasce dalle ceneri della Balena bianca, dalle nostre parti cresce con il demitismo, si sviluppa con lo spirito radical (o radical chic), una sorta di “bigottismo progressista”. E aderisce perfettamente al sistema di cui – a livello locale – intende accreditarsi come il precettore. Rompe i ponti col sentire popolare (che, ricordiamolo, a Guardia rappresenta la quasi totalità dei cittadini), non rappresenta più il guardiese “proletariato”, almeno quello della nostra società rurale; separa i diritti dai doveri e li lega ai desideri, rigetta i limiti e i confini personali, sociali e territoriali, nel nome di una libertà sconfinata, sostituisce la natura col volere dei soggetti. Il “Panzismo” è una forma di riduzionismo ideologico che riduce le differenze ideologiche a una ideologia unica o pensiero unico o al politicamente corretto. Alla riduzione di cui sopra, il politicamente corretto aggiunge una sostituzione: sostituisce cioè l’antica dicotomia, quella politica tra l’amico e il nemico con la dicotomia tra il Bene e il Male, per cui chi non è allineato al canone non è uno che la pensa differentemente né un avversario da combattere ma è il male assoluto da sradicare e annientare. Con l’avversario si può arrivare a patti, lo puoi sconfiggere e sottomettere; il Male no, va cancellato e dannato nella memoria. Sostituisce l’oppositore, il dissidente, l’antagonista col nemico della comunità, del progresso e della ragione. E gli riserva un trattamento a metà strada fra la patologia e la criminologia. Di conseguenza non c’è contesa con lui, ma lo si isola tramite cordone sanitario. Il pregiudizio ideologico riduce i dissidenti al rango di condannati dalla storia guardiese, dal progresso, dalla ragione. Il “Panzismo” è il moralismo in assenza di morale, il razzismo etico in assenza di etica, il bigottismo in assenza di religione. Ecco, in breve il “Panzismo”. Postilla finale dedicata a come si reagisce. A chi respinge il “Panzismo”. A chi rifiuta l’imposizione del “Panzismo” e reagisce con la ragione contro i suoi totem e i tabù, entra a pieno titolo nel suo gioco e ne conferma l’assunto e l’assetto: visto che avevamo ragione a dire che l’odio, l’intolleranza albergano nei nostri avversari? È una forma stupida e istintiva di risposta che rafforza il “Panzismo”. Non migliore sul piano dell’efficacia è la risposta opposta, mimetica, di chi sta al gioco, asseconda, tace o compiace, rispondendo con ipocrisia all’ipocrisia parruccona del “Panzismo”. Anche in questo caso si resta sul suo terreno, si fa il suo gioco, si mira a una sopravvivenza immediata e individuale pregiudicando in prospettiva una visione alternativa più ampia. Ho provato a fare un discorso per adulti; se invece – e lo dico a chi oggi ha l’onere e l’onore di guidare la comunità –  volete fiabe per bambini, tra befane e babbo natali, rivolgetevi ad altri.

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