Berlusconi e quel patto con Renzi

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Ecco: la svolta “governativa” di Silvio Berlusconi, lieto di dare una mano a Paolo Gentiloni, attira i parlamentari un tempo trasmigrati presso altre sigle. È lui oggi il vero termometro della politica. Tutti bussano alla porta di zio Silvio. Col sistema elettorale proporzionale in arrivo, zio Silvio sarà sempre più zio Silvio: e perdonerà tutti. Forse anche lo stesso Matteo Renzi. Silvio Berlusconi che fa il patto con Matteo Renzi, di questo si parla. Il suo popolo fino a oggi – votando i Cinquestelle pur di non far vincere il Pd – ha dato una chiara indicazione e dovrebbe tenerne conto. L’Italia alle vongole – ieri nei tinelli seduta a guardare la tivù, oggi impegnata a postare su Facebook – si riconosce più nei Cinquestelle che nel furbetto di Rignano. Il Pd di cui il bulletto è il titolare altro non è che il salotto buono, la lobby e il riferimento del potere. Altro non è quel partito che la casa del comando – erede più dell’egemonia di casta che della Dc di popolo – ed è il tempio del comando da dove l’italiano qualunque è sempre stato tenuto fuori. Come fuori da sempre, per quanto protagonista, è stato lo stesso Berlusconi. Oggi il suo fingersi rimbambito – è il Matto dei tarocchi, giusta figura per un seguace di Erasmo da Rotterdam qual è Berlusconi – altro non è che il capolavoro degli affari suoi. E con il Rosatellum in un colpo solo ha fatto tutto: ha tagliato la strada verso Palazzo Chigi al M5S; ha azzoppato l’opa sul centrodestra, o area moderata che dir si voglia, dei vari Alfano, Quagliariello, Fitto, Parisi, ecc.; ha regalato a Matteo Renzi il competitor più comodo, ovvero Matteo Salvini. È tornato Brevnev e tutto, nell’apoteosi della politica, sarà condonato. Certo, sarebbe stato magnifico, invece che annoiarsi con le scissioni della sinistra, assistere a un congresso del centro-destra. Dove vecchi e nuovi fusti del mare grande moderato, con signore dai tacchi altissimi, con uomini dalle panze avvolte da cravatte prese al chilo, stanno in trepidante attesa di zio Silvio: “Solo posti in piedi, qui, da noi”. Altro che Leopolde.

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