Establishment e populismo

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C’è qualcosa d’inquietante, un coro assordante e monotono che ogni santo giorno, dappertutto – tv, talk-show, giornali, istituzioni, partiti – vi dice sempre la stessa cosa: attenti al populismo, ripetono in coro ovunque. Il populismo è anti Europa, anti Euro, è xenofobo, è sessuofobo, è razzista, ci porta fuori dalla modernità. Il populismo si fonda sulla paura… Vogliono spaventarci attribuendo al populismo la colpa di lucrare sullo spavento. Mai lo sforzo di capire, invece, di ragionare sul malessere e sul perché l’Italia, nonostante questo tam tam ossessivo, poi quando viene chiamata alle urne sceglie i populisti o per disprezzo della politica non va a votare. Nessuno dice che il problema da cui partire non è l’insorgenza di una “patologia” chiamata populismo, ma la malattia che origina e giustifica il suo espandersi: il fallimento della politica, delle democrazie non più rappresentative, il potere usurpato dalle oligarchie, il disagio sociale e civile. Nessuno fa più un passo oltre la diffusione della paura o la furbizia pre-elettorale di qualche mossa ruffiana per recuperare credibilità e rubacchiare voti. Nessuno è in grado di rilanciare in modo più rigoroso, più educato, più realistico o se preferite in modo meno grezzo, meno emozionale, meno improvvisato, una proposta politica fondata sul primato del sociale sull’economico. Nessuna forza del cosiddetto establishment riesce in modo convincente a rappresentare il senso della comunità, la tradizione, l’identità e il destino di questo Paese e a prendersi cura delle sue fasce più esacerbate e ferite, i giovani e gli anziani, lasciando che di queste cose si occupino solo i populisti. Cari partiti, cosiddetti tradizionali, se come voi dite l’onda populista è un fenomeno di pancia e di istinti, carente di cultura e di storia, priva di un criterio meritocratico per selezionare i suoi dirigenti, mi dite qual è oggi in Italia la forza antipopulista che, ad esempio, selezioni la sua classe dirigente per merito e qualità e si occupi dell’Italia e non solo di poltrone da occupare? Ben venga allora il populismo. Saranno pure piazzisti e demagoghi come amate ripetere ma voi siete mediocri, mezze figure, “personaggetti”, per dirla alla Crozza-De Luca. Incapaci di comprendere che l’unico modo per affrontare il populismo non è demonizzarlo per escluderlo, ma è riprendere con dignità e competenza le loro istanze, rilanciando la Grande Politica e rispondendo al disagio dei cittadini. Altrimenti, quello che voi, impropriamente, chiamate populismo crescerà fino a quando non ci sarà nessuno in grado di prenderne il posto in modo più affidabile ed efficace.

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