Matteo Renzi è rimasto solo

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Alla fine Matteo Renzi è rimasto solo, isolato, battuto. E nonostante tutte le sberle che incassa si ostina a cercare rivincite che saranno ulteriori sconfitte e che lo faranno presto sparire dalla scena e dalla storia. Si sarebbe dovuto ritirare a vita privata, dopo il referendum, lasciando il Pd al nulla che è.

Cosa succede a questo Paese, l’Italia, un Paese dove abbondano gli indignati speciali, pronti a dar voce, con tutte le tonalità possibili, ad ogni tipo di sdegno soltanto nell’urna elettorale? Cosa dicono ancora gli illustri analisti di una politica che, quando è andata bene, ha perso, ha smarrito ogni via, quella personale della coerenza, e quella politica del progetto? Cosa è cambiato nella nostra capacità di indignarci? Soprattutto quando alcune notizie parlano, anzi, urlano da sole? Grazie agli illustri analisti della sinistra e della destra e del qualunquismo oggi conosciamo tutte le buche nell’asfalto di Roma, talmente le abbiamo viste nei telegiornali; nove colonne, maxi foto, titoli cubitali, magari nascondendo quelle altre questioncelle di nessuna rilevanza, come per esempio le inchieste relative a Banca Etruria, Consip, Expo, ecc., che andrebbero sottolineate da editoriali di sdegno vibrante (che dovrebbe essere il compito principale dei media, di un intellettuale e di un giornalista). Cosa è cambiato nella nostra capacità di indignarci? Avviene tutto per caso? Si fatica a crederlo. Da qualche parte c’è una regia che dosa gli interventi per portare il Paese verso un unico sbocco ad essa gradito che non è il medesimo a cui ambirebbero gli italiani. Ma quale?

Da quando nei palazzi romani si è insediato il “giglio magico” il mondo va alla rovescia. Il dissenso porta sfiga. Il plebiscito acritico non fa bene soprattutto al potere che così non è vigilato, stimolato, limitato. E dunque gli illustri analisti, i media, i giornalisti e gli intellettuali non tradiscono solo la loro funzione: tradiscono i cittadini, gli unici che dovrebbero servire. Meglio pensare ad altro, scrivere di altro. Il clima è talmente deteriorato, e coloro che hanno sempre esercitato pur nella critica, pur nell’opposizione dura, controllo e capacità di giudizio l’hanno talmente perduta che forse hanno compromesso per i decenni a venire la reputazione. Ogni progetto politico, sociale e culturale, è superato dalla realtà e dalle sue conclamate urgenze. Tutte precondizioni per far fiorire l’indignazione o qualcosa di simile, magari con altro nome. Invece chiacchiere e piccole battaglie, in linea con una politica banale, gli analisti di cui sopra convinti che l’encefalogramma degli italiani è diventato piatto, come un gioco di società continuano a venderci slogan per cerebrolesi. Continuano a ripetere che l’economia italiana è ripartita. Anche se aumenta il divario economico e sociale tra il Nord e il Sud, e nel mezzogiorno quasi un persona su due è a rischio povertà. Che i terremotati hanno ricevuto tutti le loro casette. Che sono sbarcati meno immigrati e sappiamo già dove metterli. Che gli italiani si sentono sempre più sicuri. Che la crisi delle banche venete non esiste. Che non paghiamo noi, con i soldi pubblici, l’esborso immediato di 5 miliardi che verranno girati a Intesa Sanpaolo come anticipo di cassa. Le regole del gioco sono sempre le stesse: ripetere sempre l’ha detto la televisione. Tanto va da sé, che nove volte su 10 l’apertura dei vari tg è perfettamente centrata con la nuova moda dell’estate (la prova costume, il traffico, ecc.). Loro sì che sanno interpretare le tendenze chic. Sconforta però una cosa: al di là della fine politica di Matteo Renzi: all’orizzonte non si vede quasi niente. Non si vede un’area, un ambiente, un arcipelago mediatico, una classe politica, figure di rilievo, o che so, un movimento civico, una forza sindacale, circoli ricreativi, reti cooperative. Nulla, il Nulla. E il risultato è solo un immediato, collettivo sull’attenti, con la conseguente scomparsa dell’uso pubblico della ragione.

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